Violante, Cinzio

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Cinzio Violante (Andria, 16 maggio 1921 - Pisa, 27 marzo 2001) è stato uno storico medievista, docente nelle università Cattolica di Milano e di Pisa, tra gli studiosi che nel secondo dopoguerra contribuirono maggiormente al rinnovamento della storia delle istituzioni ecclesiastiche e della società nei secoli centrali del Medioevo. La riforma della Chiesa, la Pataria milanese, il monachesimo, la vita comune del clero, il ruolo dei laici, le pievi e le strutture ecclesiastiche territoriali costituirono campi diversi di una ricerca che mantenne costante l’attenzione per i rapporti fra forme religiose, assetti sociali e istituzioni.

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Formazione, guerra e ritorno agli studi

Figlio di Guido Violante, funzionario dell’amministrazione finanziaria, e di Maria Gallo, trascorse ad Andria l’infanzia e l’adolescenza. Conseguì la maturità classica a Barletta nel 1939. Nello stesso anno entrò come allievo alla Scuola normale superiore di Pisa e si iscrisse alla Facoltà di Lettere. Alla Normale seguì, tra gli altri, Giorgio Pasquali, Delio Cantimori, Guido Calogero, Walter Maturi e Giovanni Battista Picotti, con il quale maturò l’interesse per la storia medievale e per il lavoro diretto sulla documentazione.
La guerra interruppe la formazione universitaria. Chiamato alle armi nel 1941, dopo l’8 settembre 1943 fu catturato dai tedeschi nel Peloponneso e deportato nei campi di prigionia in Germania e Polonia. Rifiutò il lavoro coatto e ogni forma di collaborazione e trascorse gli ultimi mesi della prigionia in condizioni fisiche molto difficili. Fece ritorno in Italia nel settembre 1945. Molti anni più tardi avrebbe rievocato questa esperienza in Una giovinezza espropriata, pubblicato nel 1998.
Durante la convalescenza a Catania riprese gradualmente gli studi, frequentò ambienti della Federazione universitaria cattolica italiana ed entrò in contatto con Nino Valeri e Rosario Romeo. Si laureò nel giugno 1947 con Matteo Gaudioso discutendo una tesi su Ariberto di Intimiano. Nel 1947-1948 fu borsista dell’Istituto italiano per gli studi storici di Napoli, dove l’incontro con Federico Chabod allargò sensibilmente il quadro delle sue letture: accanto alla medievistica italiana entrarono Fustel de Coulanges, Dopsch, Pirenne, Marc Bloch e la storiografia francese interessata alle strutture economiche e sociali.

Una formazione storiografica composita

Nella formazione di Violante confluirono esperienze difficilmente riconducibili a un’unica scuola. Da Picotti derivò l’attenzione per il documento e per la ricostruzione delle istituzioni, mentre Chabod contribuì a orientarlo verso una storia capace di misurarsi con problemi più ampi. Le letture di Gramsci e, per un periodo più breve, di Lenin si inserirono in questo percorso senza determinare un’adesione duratura al marxismo. Cantimori lo avrebbe definito ironicamente «cattomarxista di scuola crociana», formula che coglieva almeno la varietà delle suggestioni alle quali il giovane Violante si era esposto.
Anche la cultura cattolica rimase una componente stabile della sua biografia intellettuale. Negli anni Cinquanta guardò con interesse agli ambienti legati a Giuseppe Dossetti, Giuseppe Lazzati e Giorgio La Pira e collaborò a Lo spettatore italiano. Nella ricerca medievistica, tuttavia, il rapporto personale con il cattolicesimo non produsse una lettura confessionale della Chiesa medievale: episcopati, monasteri e istituzioni canonicali furono studiati nelle loro funzioni religiose insieme ai patrimoni, alle giurisdizioni e alle relazioni con i gruppi sociali che ne sostenevano il funzionamento.

Carriera accademica

Violante conseguì la libera docenza nel 1954. Nel marzo 1956 fu chiamato all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove divenne ordinario nel 1959. Il soggiorno milanese, breve sul piano cronologico ma molto produttivo, gli consentì di lavorare direttamente sulla documentazione lombarda, di approfondire gli studi avviati sulla Pataria e sulla società milanese dell’XI secolo.
Nel novembre 1963 transitò alla cattedra di storia medievale dell’Università di Pisa, che tenne fino al collocamento fuori ruolo nel 1991. Nell’ateneo pisano contribuì alla costruzione di strutture stabili per la ricerca e la formazione storica, partecipando attivamente alla nascita del corso di laurea in storia, del dipartimento di medievistica e del dottorato consorziato con Torino e Bologna. Dal 1965 fino alla morte presiedette la Società storica pisana.
I rapporti scientifici con studiosi francesi e tedeschi furono intensi. Georges Duby, Jean-François Lemarignier, André Vauchez e soprattutto Gerd Tellenbach furono interlocutori importanti. L’incontro con Tellenbach, avvenuto negli anni Sessanta, rafforzò l’interesse per famiglie aristocratiche, clientele e strutture di potere e favorì una crescente apertura verso la ricerca comparata europea.

Morghen e la Scuola storica nazionale

Fra il 1952 e il 1956 Violante frequentò la Scuola di studi medievali dell’Istituto storico italiano per il Medio Evo, allora presieduto da Raffaello Morghen. Nell’ambiente romano lavoravano o si formavano Arsenio Frugoni, Raoul Manselli, Paolo Lamma, Ovidio Capitani e Girolamo Arnaldi. Morghen aveva posto al centro della discussione le eresie dell’XI e XII secolo, la religiosità laicale e il rapporto fra riforma ecclesiastica e dissenso, indirizzando Violante verso lo studio della Pataria milanese.
Il rapporto con il maestro romano lasciò un segno duraturo proprio perché non sfociò in una semplice adesione. Violante accolse l’interesse per i movimenti religiosi e per l’iniziativa dei laici, ma la documentazione milanese lo portò presto a rivedere l’opposizione fra una religiosità popolare vitale e una «Chiesa feudale» prevalentemente irrigidita nelle proprie strutture. La storia della Pataria mostrava una situazione meno lineare, nella quale aristocrazie, clero, papato, gruppi cittadini e potere imperiale si intrecciavano senza corrispondere stabilmente a due schieramenti sociali o religiosi.

La Pataria milanese

Da queste ricerche nacque La Pataria milanese e la riforma ecclesiastica. I. Le premesse (1045-1057), pubblicato nel 1955 dall’Istituto storico italiano per il Medio Evo. Il volume ricostruiva gli anni precedenti alla fase più aspra del movimento attraverso la documentazione milanese e pontificia, collocando la Pataria all’interno dei conflitti che attraversavano il clero e la società urbana.
Le accuse di simonia e nicolaismo, la discussione sulla disciplina ecclesiastica e il coinvolgimento dei laici conservavano il loro contenuto religioso, ma non potevano essere separati dalla composizione sociale della città e dai rapporti fra arcivescovo, aristocrazie e papato. Proprio questo intreccio distingueva la lettura di Violante dalle interpretazioni che identificavano la Pataria soprattutto con una rivolta popolare contro il clero feudale.
Nel saggio «I laici nel movimento patarino», pubblicato nel 1968 negli atti della Settimana della Mendola, Violante tornò sul problema della partecipazione non clericale. Il termine «laici» comprendeva soggetti socialmente differenti e non poteva essere assunto come sinonimo di «popolo», né la loro partecipazione conduceva necessariamente all’eterodossia. Il movimento patarinico gli offriva così un caso particolarmente adatto per mostrare quanto categorie religiose e categorie sociali dovessero essere distinte prima di essere messe in relazione.

La riforma della Chiesa

Nel 1959 pubblicò «L’età della riforma della Chiesa in Italia (1002-1122)», studio che estendeva sensibilmente la cronologia rispetto alla sola età gregoriana. Il pontificato di Gregorio VII rimaneva centrale, ma veniva inserito in trasformazioni iniziate prima della sua ascesa e proseguite fino al concordato di Worms.
La riforma ecclesiastica appariva così come un processo nel quale intervenivano monasteri, vescovi, canoniche, aristocrazie e gruppi laicali, accanto al papato. Violante tornò ripetutamente su questi problemi e nel 1999 raccolse una parte delle sue riflessioni in «Chiesa feudale» e riforme in Occidente (secc. X-XII). Introduzione a un tema storiografico. Il titolo riprendeva deliberatamente una categoria che aveva accompagnato per decenni il confronto con Morghen.
L’espressione Chiesa feudale poteva descrivere i profondi legami fra istituzioni ecclesiastiche e società aristocratico-signorile, ma diventava fuorviante, soprattutto quando trasformava tali legami in un semplice indice di corruzione o decadenza. Gli stessi ambienti monastici ed episcopali inseriti nelle reti patrimoniali e signorili dell’XI secolo furono spesso sedi nelle quali maturarono istanze riformatrici. Il punto di divergenza con Morghen riguardava quindi una ricostruzione concreta delle forze in campo più che il riconoscimento della profondità religiosa della riforma.

Studi sulla cristianità medioevale

Nel 1972 Piero Zerbi raccolse una parte importante della produzione violantiana in Studi sulla cristianità medioevale. Società, istituzioni, spiritualità, ripubblicato in edizione accresciuta nel 1975. Vi confluirono studi sulla riforma, sulla Pataria, sulle eresie, sulla povertà, sulla vita religiosa e sulle strutture ecclesiastiche.
Il sottotitolo restituisce bene l’ampiezza degli interessi di Violante, ma soprattutto il modo concreto con cui affrontava i suoi oggetti. La spiritualità emergeva da testi normativi, atti patrimoniali, fondazioni, controversie e pratiche istituzionali; le strutture economiche e sociali, a loro volta, acquistavano significato storico nel rapporto con le funzioni religiose esercitate da monasteri, canoniche ed episcopati. Questa impostazione segnò una delle differenze più evidenti rispetto alle sintesi morgheniane e contribuì a indirizzare una parte della medievistica italiana verso ricerche fondate su ambiti documentari più circoscritti.

Laicità, povertà ed eresie

Violante non fu principalmente uno storico delle eresie, ma il tema attraversò la fase centrale della sua attività e rimase collegato agli studi sulla riforma. In Studi sulla cristianità medioevale confluirono anche «La povertà nelle eresie del secolo XI in Occidente» ed «Eresie nelle città e nel contado in Italia dall’XI al XIII secolo».
La povertà apostolica, osservava Violante, apparteneva a esperienze diverse: monachesimo riformato, eremitismo, vita canonicale, movimenti laicali accolti dalla Chiesa e gruppi successivamente condannati. Non offriva, da sola, un criterio sufficiente per definire l’eresia. Nei casi studiati assumevano maggiore importanza il rapporto con la gerarchia, l’esercizio della predicazione, la disciplina ecclesiastica e le condizioni nelle quali un’esperienza religiosa entrava in conflitto con l’autorità.
Questa impostazione correggeva alcune generalizzazioni presenti nella storiografia precedente senza negare il ruolo della religiosità laicale messo in luce da Morghen. Violante evitava soprattutto di trasformare il «popolo» in un soggetto religioso unitario: la documentazione mostrava la partecipazione di gruppi differenti, con interessi e forme di azione non sempre coincidenti.

Monachesimo e vita comune del clero

Gli studi sulla riforma portarono Violante a occuparsi a lungo del monachesimo cluniacense e della vita comune del clero. Nelle fondazioni monastiche, nelle donazioni aristocratiche e nei rapporti di protezione individuò elementi indispensabili per comprendere la diffusione di modelli religiosi e istituzionali. I legami con le aristocrazie non costituivano un elemento esterno rispetto alla storia spirituale dei monasteri: erano parte delle condizioni nelle quali quelle comunità potevano insediarsi, accrescere patrimoni ed esercitare influenza.
Nel 1959 promosse alla Mendola la prima Settimana internazionale di studio, dedicata alla vita comune del clero nei secoli XI e XII. Le Settimane della Mendola proseguirono nei decenni successivi e divennero un importante luogo di confronto fra studiosi italiani e stranieri. La vita canonicale consentiva di seguire la riforma attraverso la disciplina quotidiana dei chierici, i patrimoni comuni, le funzioni pastorali e i rapporti con il vescovo, spostando l’attenzione dalla sola politica pontificia verso il funzionamento concreto delle istituzioni ecclesiastiche.

Pievi, parrocchie e territorio

Dagli anni Settanta assunsero crescente importanza le ricerche sulle istituzioni ecclesiastiche territoriali. Violante studiò diocesi, pievi, parrocchie, decime e cura d’anime attraverso una documentazione particolarmente ricca nell’Italia centro-settentrionale. Una parte consistente di queste indagini confluisce nelle Ricerche sulle istituzioni ecclesiastiche dell’Italia centro-settentrionale nel Medioevo, pubblicate nel 1986.
La pieve vi appare come centro liturgico e sacramentale, sede patrimoniale e punto di riferimento per comunità distribuite nel territorio. La sua evoluzione dipese dall’organizzazione dell’insediamento, dai poteri signorili, dai rapporti con il vescovo e dalla progressiva formazione delle parrocchie. Violante utilizzò questi fenomeni per ricostruire il processo attraverso il quale le circoscrizioni ecclesiastiche acquisirono una definizione territoriale più precisa nel corso del Medioevo.
Queste ricerche allontanarono ulteriormente la sua produzione dalla storia ecclesiastica intesa come successione di istituzioni centrali. Il funzionamento della Chiesa medievale veniva osservato nelle comunità rurali, nei patrimoni e nelle circoscrizioni entro le quali si esercitavano concretamente battesimo, culto, sepoltura e cura pastorale.

Famiglie, signoria e società

A partire dagli anni Sessanta, anche attraverso il rapporto con Tellenbach, Violante dedicò crescente attenzione alle famiglie aristocratiche, alla signoria rurale e ai ceti dominanti. Le ricerche sulla parentela e sui patrimoni si collegavano direttamente agli interessi ecclesiastici, poiché monasteri, chiese e sedi episcopali erano inseriti nelle strategie patrimoniali delle famiglie e nelle reti di potere locale.
Negli anni successivi promosse incontri sui ceti dirigenti toscani e italiani e tornò sui problemi del feudalesimo e della signoria. La signoria rurale nel secolo X. Proposte tipologiche appartiene a questa fase. Anche in questi studi il documento locale mantenne un peso decisivo: atti privati, donazioni e transazioni fornivano il materiale necessario per verificare categorie elaborate nel dibattito storiografico europeo.
Violante nella medievistica del secondo Novecento
Il confronto con Raffaello Morghen costituisce uno degli assi più chiari della sua formazione, ma non esaurisce la collocazione storiografica di Violante. Con Giovanni Tabacco condivise l’interesse per l’aristocrazia, i poteri signorili e le istituzioni ecclesiastiche; Ovidio Capitani affrontò da prospettive diverse molti degli stessi problemi relativi alla riforma e alla storia della Chiesa, mentre Raoul Manselli sviluppò soprattutto il versante dei movimenti religiosi e del francescanesimo. Il dialogo con Tellenbach inserì inoltre Violante stabilmente nel confronto con la medievistica tedesca.
Marino Berengo sottolineò già nei primi anni Settanta l’ampiezza di una ricerca nella quale economia, società e religione non costituivano settori autosufficienti. L’espressione «società, istituzioni, spiritualità», scelta per il volume del 1972, rimase in effetti particolarmente adatta a identificare il campo di lavoro di Violante, purché non la si trasformi in una formula astratta: dietro quei termini vi erano soprattutto pergamene, famiglie, patrimoni, monasteri, pievi, conflitti cittadini e gruppi religiosi studiati entro contesti circoscritti.

Ultimi anni

Negli ultimi decenni Violante tornò su molti problemi affrontati fin dagli anni Cinquanta. La «Chiesa feudale», la riforma dell’XI secolo, la signoria e l’organizzazione ecclesiastica del territorio furono riesaminati alla luce di una bibliografia ormai molto più ampia e delle ricerche condotte dai suoi allievi e interlocutori.
Nel 1998 pubblicò Una giovinezza espropriata, memoria dell’esperienza militare e della prigionia. Il dialogo autobiografico con Cosimo Damiano Fonseca, Le contraddizioni della storia, apparve postumo nel 2002 e ripercorse formazione, incontri intellettuali e scelte storiografiche. Violante morì a Pisa nella notte tra il 26 e il 27 marzo 2001.

Opere principali

  • La società milanese nell’età precomunale, Laterza, Bari 1953.
  • La Pataria milanese e la riforma ecclesiastica. I. Le premesse (1045-1057), Istituto storico italiano per il Medio Evo, Roma 1955.
  • L’età della riforma della Chiesa in Italia (1002-1122), in Storia d’Italia, I, Il Medioevo, coordinata da N. Valeri, UTET, Torino 1959.
  • I laici nel movimento patarino, in I laici nella «societas christiana» dei secoli XI e XII, Vita e Pensiero, Milano 1968, pp. 597-687.
  • Studi sulla cristianità medioevale. Società, istituzioni, spiritualità, raccolti da P. Zerbi, Vita e Pensiero, Milano 1972; 2ª ed. riveduta e accresciuta, 1975.
  • Ricerche sulle istituzioni ecclesiastiche dell’Italia centro-settentrionale nel Medioevo, Accademia nazionale di Scienze, Lettere e Arti, Palermo 1986.
  • La signoria rurale nel secolo X. Proposte tipologiche, Spoleto 1990.
  • Una giovinezza espropriata, ETS, Pisa 1998.
  • «Chiesa feudale» e riforme in Occidente (secc. X-XII). Introduzione a un tema storiografico, Centro italiano di studi sull’Alto Medioevo, Spoleto 1999.
  • Le contraddizioni della storia. Dialogo con Cosimo Damiano Fonseca, Sellerio, Palermo 2002.

Bibliografia essenziale

  • Società, istituzioni, spiritualità. Studi in onore di Cinzio Violante, 2 voll., Spoleto, Centro italiano di studi sull’Alto Medioevo, 1994.
  • G. Cracco, Cinzio Violante: la sofferta identità di uno storico europeo, in "Rivista storica italiana", CXV, 2003, pp. 200-239.
  • O. Capitani, G. Sergi, Ricordo di due maestri. Giovanni Tabacco e Cinzio Violante nella medievistica europea, Centro italiano di studi sull’Alto Medioevo, Spoleto 2004.
  • G. M. Varanini, «Cinzio Violante e la “Scuola storica” (1951-1956). Appunti e spunti del carteggio», in I. Lori Sanfilippo, M. Miglio (a cura di), La Scuola storica nazionale e la medievistica. Momenti e figure del Novecento, Istituto storico italiano per il Medio Evo, Roma 2015, pp. 99-114.
  • G. Petralia, Violante, Cinzio, in DBI, vol. 99 (2020).

Article written by Alessandro Giaquinto | Ereticopedia.org © 2026

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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