Rezzonico, Carlo

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Carlo Rezzonico iuniore (Venezia, 25 aprile 1724 - Roma, 26 gennaio 1799) è stato un cardinale, membro e segretario della Congregazione del Sant'Uffizio.

Patrizio veneziano, nipote di Carlo Rezzonico seniore, vescovo di Padova, fu da quest'ultimo avviato alla carriera ecclesiastica. Protonotario apostolico e referendario della Segnatura apostolica (1748), consultore della Congregazione del Concilio (1748), poi presidente (1751) della Camera Apostolica, fu nominato cardinale il 2 ottobre 1758.

L'elezione dello zio al pontificato con il nome di Clemente XIII favorì la sua ascesa: divenne segretario dei Memoriali, vicecancelliere di Santa Romana Chiesa (1758-1763) e quindi camerlengo (1763). La creazione cardinalizia era avvenuta in pectore l'11 settembre 1758, prima della pubblicazione del 2 ottobre. Pur occupando una posizione eminente nella corte pontificia, ebbe un'influenza politica limitata, lasciando progressivamente al segretario di Stato Luigi Maria Torriggiani la conduzione degli affari.

Membro della Congregazione del Sant'Uffizio (fu nominato cardinale inquisitore il 22 novembre 1758), ne fu cardinale-segretario dal 17 gennaio 1777 fino alla morte avvenuta il 26 gennaio 1799.

Divenuto vescovo di Sabina nel 1773, passò alla sede di Porto e Rufina nel 1776. Nel 1775-1776 partecipò ai negoziati per consentire agli ex gesuiti di continuare le attività religiose e scolastiche in Prussia e Austria come sacerdoti secolari sottoposti ai vescovi. Dal 1781 fu arciprete di S. Giovanni in Laterano. Durante l'occupazione francese del 1798 rimase a Roma per le precarie condizioni di salute; le sue esequie risentirono del divieto delle autorità francesi di celebrare funerali cardinalizi.

Bibliografia

  • Antonio Menniti Ippolito, Rezzonico, Carlo in DBI, vol. 87 (2016).
  • MORONI, vol. LVII (1852), pp. 165-166.
  • Hubert Wolf, Herman H. Schwedt, Jyri Hasecker, Dominik Höink, Judith Schepers, Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1701-1813, Schöningh, Paderborn 2010, vol. II, pp. 1072-1074.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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