Cavalchini Guidobono, Carlo Alberto

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Carlo Alberto Cavalchini Guidobono (Tortona, 26 luglio 1683 – Roma, 7 marzo 1774) è stato un cardinale, consultore e membro della Congregazione del Sant'Uffizio, membro della Congregazione dell'Indice e decano del Sacro Collegio. È indicato anche come Carlo Alberto Guidobono Cavalchini.

Formazione e carriera ecclesiastica

Figlio di Pietro Antonio e di Lucrezia Passalacqua, apparteneva a una famiglia del patriziato tortonese insignita del titolo di barone del Sacro Romano Impero. Il 24 luglio 1702 conseguì il dottorato in diritto civile e canonico presso l'Università di Pavia. Nel 1712 fu aggregato al Collegio dei giudici e dottori di Milano e nel 1716 divenne avvocato concistoriale a Roma.

Il 15 settembre 1724 fu nominato referendario delle Segnature. Fu inoltre uditore di studi del cardinale Bernardino Scotti e, dal 1726 al 1732, rettore dell'Università della Sapienza. Ordinato sacerdote il 24 febbraio 1727, il 10 maggio 1728 fu nominato arcivescovo titolare di Filippi. Il 19 maggio dello stesso anno divenne promotore della fede presso la Congregazione dei Riti, incarico che mantenne fino al 24 marzo 1734. Dal 1735 al 1743 fu segretario della Congregazione del Concilio.

In questa funzione si occupò della validità dei matrimoni fra protestanti e dei matrimoni misti nei Paesi Bassi. Le sue argomentazioni, favorevoli al riconoscimento di tali unioni, contribuirono alla dichiarazione emanata da Benedetto XIV il 4 novembre 1741.

Il 9 settembre 1743 Benedetto XIV lo creò cardinale; il 23 settembre ricevette il titolo di S. Maria della Pace. Il 23 febbraio 1748 divenne prefetto della Congregazione dei Vescovi e Regolari. Fu camerlengo del Sacro Collegio dal gennaio 1752 al gennaio 1753 e prodatario dal 10 luglio 1758. Passò alla sede suburbicaria di Albano il 12 febbraio 1759 e a quella di Ostia e Velletri il 16 maggio 1763, divenendo decano del Sacro Collegio.

Attività nel Sant'Uffizio e nell'Indice

Fu nominato consultore del Sant'Uffizio il 20 settembre 1728 e prestò il giuramento d'ingresso il 22 settembre. Il 12 maggio 1732 divenne esaminatore dei vescovi.

Dopo la promozione cardinalizia, il 25 marzo 1747 fu nominato membro della Congregazione del Sant'Uffizio, prestando giuramento il 27 marzo. Il 1° dicembre 1751 entrò anche nella Congregazione dell'Indice.

I gesuiti e i conclavi

Sostenitore della beatificazione di Roberto Bellarmino, nel 1753 ne presentò una relazione favorevole. La vicinanza ai gesuiti contribuì all'opposizione francese alla sua candidatura nel conclave del 1758, bloccata dal veto di Luigi XV.

Negli anni successivi mutò orientamento. Nella seduta del Sant'Uffizio del 21 aprile 1767 si espresse a favore dell'accoglienza nello Stato pontificio dei gesuiti espulsi dalla Spagna, prospettandone una severa disciplina e la secolarizzazione. L'autenticità di alcune accuse contenute nel Parere pubblicato a suo nome nel 1768 fu tuttavia contestata. Nel conclave del 1769 godette del favore delle corti borboniche, senza ottenere l'elezione.

Morì a Roma il 7 marzo 1774.

Bibliografia

  • Lorenzo Cardella, Memorie storiche de' cardinali della Santa Romana Chiesa, Stamperia Pagliarini, Roma 1797, vol. IX, pp. 5-7.
  • Francesco Raco, Cavalchini Guidobono, Carlo Alberto, in DBI, vol. 22 (1979).
  • Hubert Wolf, Hermann H. Schwedt, Jyri Hasecker, Dominik Höink, Judith Schepers (a cura di), Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1701-1813, Schöningh, Paderborn 2010, vol. 1, pp. 658-661.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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