Carlini, Benedetta

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
HOW TO CITE | EDITORIAL GUIDELINES | CODE OF CONDUCT | LIST OF ABREVIATIONS


Benedetta Carlini (Vellano, 1590 - Pescia, 1661) è stata una religiosa, mistica e visionaria. Badessa della comunità della Madre di Dio di Pescia, fu sottoposta a indagini ecclesiastiche per le sue visioni e le presunte stigmate e accusata di simulare la propria santità.

Cenni biografici

Nata a Vellano, nei pressi di Pescia, entrò a nove anni nella comunità femminile della Madre di Dio, detta localmente delle «teatine». Fin dall'infanzia le furono attribuite esperienze visionarie. Da adulta raccontò di apparizioni della Vergine, di angeli e di Cristo; durante le estasi sosteneva inoltre di parlare per bocca di figure celesti. La fama dei suoi doni spirituali si diffuse oltre la comunità religiosa.

Nel 1619, dopo la comparsa di segni che presentò come stigmate, fu nominata badessa. Le esperienze mistiche contribuirono alla sua autorità all'interno del convento, ma suscitarono anche dubbi sulla loro origine e autenticità. Particolare risonanza ebbe una cerimonia in cui Benedetta si presentò come sposa di Cristo: nel corso dell'evento pronunciò, attribuendole a Cristo, parole che rivendicavano la sua autorità spirituale e chiedevano obbedienza nei suoi confronti.

Le indagini e l'accusa di finta santità

Tra il 1619 e il 1623 le autorità ecclesiastiche esaminarono il caso. Il preposto di Pescia Stefano Cecchi e il nunzio pontificio in Toscana Alfonso Giglioli affidarono accertamenti anche ai cappuccini Lorenzo Geri da Pistoia e Michelangelo Soragna. Furono raccolte testimonianze sulle visioni, sulle stigmate e sul governo della comunità. La questione era stabilire se i fenomeni riferiti da Benedetta avessero origine divina, fossero frutto di immaginazione o inganno, oppure rivelassero un'influenza diabolica.

Gli investigatori giudicarono false le stigmate e respinsero l'interpretazione soprannaturale che Benedetta dava delle proprie esperienze. Nelle deposizioni emersero inoltre rapporti sessuali con la consorella Bartolomea Crivelli, incaricata in precedenza di assisterla. Secondo le testimonianze, Benedetta attribuiva alcuni atti a Splenditello, un angelo che sosteneva di impersonare durante le estasi. Il racconto va letto attraverso le parole raccolte dagli investigatori e le categorie religiose con cui essi interpretarono la vicenda.

Privata della posizione raggiunta nella comunità, Benedetta rimase segregata nel convento per il resto della vita. Morì nel 1661. Il suo caso mostra come la fama di santità di una visionaria potesse conferire autorità a una donna religiosa e, al tempo stesso, provocare l'intervento delle autorità ecclesiastiche quando le sue parole e le sue pratiche apparivano difficili da controllare. Le indagini riguardarono insieme la credibilità delle rivelazioni, la disciplina conventuale e la condotta sessuale.

La vicenda è nota soprattutto grazie allo studio di Judith C. Brown, fondato sulla documentazione delle indagini. L'interpretazione delle esperienze di Benedetta e del rapporto con Bartolomea resta oggetto di discussione storiografica; l'accusa di «finta santità» esprime anzitutto il giudizio formulato dalle autorità che esaminarono il caso.

Bibliografia

  • Judith C. Brown, Lesbian Sexuality in Renaissance Italy: The Case of Sister Benedetta Carlini, in "Signs", 9/4, 1984, pp. 751-758.
  • Judith C. Brown, Atti impuri. Vita di una monaca lesbica nell'Italia del Rinascimento, Il Saggiatore, Milano 1987.
  • Tomás A. Mantecón Movellán, Carlini, Benedetta, in DSI, vol. 1, pp. 273-274.
  • Michele Pappalardo, Vita comune del clero a Pescia nel secolo XVII. Il canonico Antonio Pagni (1556-1624), ETS, Pisa 2024.

Article written by Redazione | Ereticopedia.org © 2026

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

thumbnail?id=1_usu8DkYtjVJReospyXXSN9GsF3XV_bi&sz=w1000
The content of this website is licensed under Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0) License