Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Gonzalo de Balsalobre è stato un sacerdote e giudice ecclesiastico attivo nella diocesi di Oaxaca, nella Nuova Spagna, nel XVII secolo. Autore della Relación auténtica de las idolatrías, supersticiones, vanas observaciones de los indios del Obispado de Oaxaca, pubblicata nel 1656, condusse indagini sulle pratiche religiose indigene che suscitarono un conflitto fra l’autorità episcopale e il Sant’Uffizio messicano. La sua attività documenta la proiezione americana della cultura religiosa e giudiziaria spagnola e il suo adattamento alle società indigene.
Attività pastorale e repressione dell’idolatria
Non sono note con sicurezza le date di nascita e di morte. Qualificato nelle fonti come bachiller, dal 1634 fu beneficiato e curato di San Miguel Sola, nell’attuale Stato messicano di Oaxaca. Alla cura pastorale affiancò la repressione delle pratiche considerate idolatriche, concentrandosi sugli specialisti rituali e sulla circolazione dei saperi divinatori.
Nel 1635 procedette contro Diego Luis, autorevole specialista indigeno che conservava e trascriveva calendari rituali. La distruzione dei manoscritti sequestrati non impedì la prosecuzione delle attività contestate. Diego Luis tornò al centro delle indagini avviate alla fine del 1653: attraverso le sue deposizioni furono individuati altri praticanti e numerosi abitanti che ricorrevano ai loro servizi.
Assistito dal mercedario Pedro de Trujillo e da personale notarile, Balsalobre raccolse testimonianze su riti legati all’agricoltura, alla pesca, alla caccia, alle malattie, alla nascita e alla morte. Particolare attenzione dedicò ai maestros o letrados, conoscitori del calendario divinatorio di 260 giorni. I loro libretti contenevano trascrizioni coloniali di saperi di tradizione preispanica: la continuità religiosa si accompagnava pertanto alla riproduzione e alla circolazione di testi.
Il vescovo Diego de Hevia y Valdés sostenne le indagini e nel marzo 1654 dispose che Balsalobre ricevesse il titolo di comisario general y apostólico per le cause di idolatria nella diocesi. Era una delega episcopale, distinta da un incarico nel Sant’Uffizio. La sentenza del 30 marzo 1654 contro autorità e notabili indigeni coinvolti in riti propiziatori della pesca impose confessione pubblica, digiuni, preghiere e pene pecuniarie, insieme alla cristianizzazione dei luoghi rituali e alla sorveglianza delle recidive.
Alcuni indigeni contestarono i procedimenti davanti alla Real Audiencia di Città del Messico. Durante l’assenza di Balsalobre, fra il 1654 e il 1656, Trujillo proseguì le indagini; rientrato a Sola, il sacerdote riprese l’attività giudiziaria.
La Relación auténtica e l’Inquisizione spagnola
Stampata a Città del Messico dalla vedova di Bernardo Calderón nel 1656, la Relación auténtica riuniva il resoconto di Balsalobre, documenti giudiziari e disposizioni episcopali. La pubblicazione intendeva rendere l’esperienza di Sola utilizzabile nella repressione dell’idolatria nell’intera diocesi.
Nel 1659 il tribunale messicano intervenne contro l’opera. Il vescovo si era qualificato come inquisidor ordinario e aveva attribuito al proprio delegato una denominazione giudiziaria anch’essa inquisitoriale: un uso che il tribunale contestava come lesivo delle sue prerogative. Ulteriori obiezioni riguardavano l’insufficiente delimitazione delle competenze episcopali ai soli indigeni e la pubblicazione di accuse relative a procedimenti ancora aperti. Furono quindi sequestrati esemplari del volume e atti processuali. L’intervento riguardava la censura dello scritto e la difesa delle competenze del Sant’Uffizio spagnolo, senza comportare il trasferimento generale delle cause di idolatria indigena alla sua giurisdizione.
La revisione fu affidata al qualificatore gesuita Juan Ortiz de los Heros: David Tavárez colloca l’incarico nell’ottobre 1659, mentre la voce del DSI indica il 1661. Gli atti conservati nell’Archivo General de la Nación di Città del Messico, ramo Inquisición, non attestano il completamento della correzione e della restituzione a Oaxaca. La controversia non compromise definitivamente la carriera di Balsalobre, documentato come provisor e vicario generale sotto il vescovo Juan Alonso de Cuevas Dávalos almeno fino al 1664.
La vicenda riproponeva nel contesto coloniale tensioni fra giurisdizione episcopale e inquisitoriale caratteristiche del mondo iberico, complicate dalla particolare condizione giuridica degli indigeni. Anche le categorie interpretative rinviavano alla cultura religiosa europea e mediterranea: Balsalobre accostava alcuni digiuni indigeni a quelli ebraici e al digiuno di Ester. Il paragone non dimostra una derivazione ebraica dei riti zapotechi, ma rivela gli schemi attraverso i quali il sacerdote li interpretava e condannava. La Relación e i processi costituiscono quindi fonti sia sulle tradizioni locali sia sulla circolazione transatlantica dei modelli repressivi, da leggere considerando la mediazione linguistica e i condizionamenti dell’interrogatorio.
Opere
- Gonzalo de Balsalobre, Relación auténtica de las idolatrías, supersticiones, vanas observaciones de los indios del Obispado de Oaxaca, Viuda de Bernardo Calderón, México 1656.
Bibliografia
- Heinrich Berlin, Las antiguas creencias en San Miguel Sola, Oaxaca, México, Hamburgisches Museum für Völkerkunde und Vorgeschichte, Hamburg 1957.
- Heinrich Berlin, Gonzalo de Balsalobre, Diego de Hevia y Valdés, Idolatría y superstición entre los indios de Oaxaca, Ediciones Toledo, México 1988.
- Richard E. Greenleaf, The Inquisition and the Indians of New Spain: A Study in Jurisdictional Confusion, in «The Americas», 22/2, 1965, pp. 138-166.
- Rosalba Piazza, Balsalobre, Gonzalo, in DSI, vol. I, p. 133.
- David Eduardo Tavárez, La idolatría letrada: un análisis comparativo de textos clandestinos rituales y devocionales en comunidades nahuas y zapotecas, 1613-1654, in «Historia Mexicana», 49/2, 1999, pp. 197-252.
- David Tavárez, The Invisible War. Indigenous Devotions, Discipline, and Dissent in Colonial Mexico, Stanford University Press, Stanford 2011.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]