Frugoni, Arsenio

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Arsenio Frugoni (Parigi - 4 febbraio 1914 - Bologheri, 31 marzo 1970) è stato storico del Medioevo, filologo ed editore di fonti, dedicando una parte rilevante delle proprie ricerche alla storia religiosa, al papato, alle eresie, alla spiritualità francescana e alla cultura medievale. La sua produzione, quantitativamente non vasta a causa della morte prematura, ebbe un’influenza durevole soprattutto per il modo di affrontare fonti discordanti e personaggi conosciuti attraverso testimonianze indirette.

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Figlio di Tito Frugoni e Adelaide Moroni, entrambi bresciani emigrati in Francia, rimase presto orfano del padre, morto durante la Prima guerra mondiale. La famiglia tornò a Brescia, dove Frugoni frequentò il liceo «Arnaldo» e gli ambienti dell’oratorio della Pace dei padri filippini, animato da Giulio Bevilacqua. La formazione religiosa ricevuta in quegli anni rimase un elemento importante della sua esperienza personale e contribuì a rendergli familiari temi che avrebbe affrontato più tardi come storico, senza determinare una prospettiva confessionale nella ricerca.

Tra i figli, Chiara Frugoni (1940-2022) avrebbe a sua volta intrapreso la professione di storica del Medioevo, sviluppando una fisionomia scientifica autonoma, particolarmente riconoscibile negli studi sull’iconografia medievale, su Francesco e Chiara d’Assisi e nell’impiego congiunto delle testimonianze figurative e scritte. Il rapporto con il padre, insieme intellettuale e familiare, fu da lei rievocato molti anni dopo in Perfino le stelle devono separarsi (2013). Alcune consonanze, soprattutto l’attenzione alla specificità delle testimonianze, non cancellano la diversità dei rispettivi percorsi. Un caso particolarmente significativo di questa relazione si ebbe proprio sul terreno della ricerca. Nel 2016 Chiara Frugoni tornò, insieme a Simone Facchinetti, sugli affreschi quattrocenteschi dell’Oratorio dei Disciplini di Clusone in Senza misericordia. Il Trionfo della Morte e la Danza macabra a Clusone, riprendendo a quasi sessant’anni di distanza un tema al quale Arsenio aveva dedicato nel 1957 uno dei suoi studi più originali, I temi della Morte nell’affresco della chiesa dei Disciplini a Clusone. Il ritorno non fu una semplice ripresa del lavoro paterno: Chiara affrontò il complesso figurativo con gli strumenti maturati nel proprio lungo itinerario di ricerca, leggendo insieme immagini, iscrizioni e testi e collegando l’affermazione dei temi macabri alla nuova configurazione medievale dell’aldilà e, in particolare, alla progressiva definizione del Purgatorio. Restava tuttavia riconoscibile il punto di partenza indicato da Arsenio, che aveva sottratto gli affreschi a una considerazione prevalentemente antiquaria o storico-artistica per ricondurli al più ampio ambiente religioso e sociale che li aveva prodotti.

Nel 1933 entrò alla Scuola normale superiore di Pisa e seguì contemporaneamente i corsi della Facoltà di lettere. Giovanni Battista Picotti fu il suo principale maestro di storia medievale; da Giorgio Pasquali ricevette una formazione filologica attenta alla specificità dei testi, mentre Paul Oskar Kristeller lo avvicinò agli studi umanistici. L’ambiente pisano gli offrì così strumenti diversi: storia politico-istituzionale, filologia, cultura classica e interesse per il Rinascimento.

Si laureò nel 1938 con Picotti discutendo una tesi sul pensiero politico del papato nei suoi rapporti con l’Impero e i regni occidentali dal periodo carolingio a Innocenzo III, pubblicata nel 1940 con il titolo Papato, Impero e Regni occidentali. Già nel 1937 aveva dato alle stampe Alessandro Luzzago e la sua opera nella Controriforma bresciana. Negli stessi anni lavorò su testi umanistici, curando gli Scritti inediti di Benedetto Colucci da Pistoia e successivamente il Carteggio umanistico di Alessandro Farnese. L’interesse per il Rinascimento non scomparve con il progressivo orientamento verso la storia religiosa medievale e sarebbe riemerso nella raccolta Incontri nel Rinascimento del 1954.

Dopo alcuni anni di insegnamento liceale, nel 1941 fu richiamato alle armi; trascorse poi un periodo a Vienna presso l’Istituto italiano di cultura. Nel dopoguerra tornò all’insegnamento e riprese l’attività scientifica. Nel 1947 entrò nella Scuola storica nazionale dell’Istituto storico italiano per il Medio Evo e si trasferì a Roma. Questo passaggio segnò una svolta importante.

All’Istituto incontrò Raffaello Morghen, che in quegli anni stava sviluppando le ricerche sulla riforma ecclesiastica, sulla religiosità laicale e sulle eresie dei secoli XI e XII. Frugoni condivise molti dei problemi posti dal maestro, ma si mostrò progressivamente meno disposto a ricondurre testimonianze differenti entro costruzioni interpretative troppo compatte. Il rapporto fra i due rimase comunque stretto e il dissenso riguardò soprattutto il modo di passare dalle fonti alla ricostruzione storica, non l’importanza attribuita alla storia religiosa.

Negli anni romani Frugoni fu anche assistente di storia medievale all’Università di Roma e insegnò antichità medievali ed esegesi delle fonti. Continuò poi a collaborare con l’Istituto storico italiano come membro dei suoi organismi scientifici e partecipò al lavoro del Repertorium fontium historiae Medii Aevi.

Nel 1954 vinse il concorso a professore ordinario e fu chiamato alla cattedra di storia della Scuola normale superiore di Pisa. Vi rimase fino al 1962, quando passò all’Università di Roma. Accanto alla ricerca specialistica collaborò con il Dizionario enciclopedico italiano e con il Dizionario Biografico degli Italiani e svolse una consistente attività di divulgazione storica.

Negli ultimi anni si dedicò con crescente intensità anche agli studi danteschi. Affrontò singoli canti della Commedia, il rapporto fra Dante e Roma e soprattutto le Epistole. Il lavoro preparatorio per l’edizione fu pubblicato postumo nel 1979 nell’edizione delle Opere minori, con l’intervento di Giorgio Brugnoli.

Il Giubileo e Celestino V

Nel 1950 apparve Il giubileo di Bonifacio VIII, uno dei lavori nei quali si riconosce meglio il passaggio dagli interessi politico-istituzionali degli anni giovanili ai problemi della storia religiosa. Frugoni studiò la proclamazione del primo Giubileo attraverso la documentazione pontificia, le testimonianze sul pellegrinaggio romano e il Liber de centesimo seu iubileo del cardinale Jacopo Stefaneschi. La decisione di Bonifacio VIII veniva inserita in un fenomeno devozionale che precedeva la formalizzazione pontificia e che acquistò soltanto progressivamente la fisionomia dell’Anno santo.

Il rapporto fra iniziativa istituzionale, memoria religiosa e comportamento collettivo riapparve in Celestiniana, pubblicato nel 1954. Il volume raccoglieva ricerche dedicate a Pietro del Morrone, all’«Autobiografia», all’Opus metricum di Stefaneschi, alla congregazione celestina e ai gruppi religiosi che si richiamarono in vario modo alla sua esperienza.

Frugoni si muoveva ancora entro problemi familiari alla storiografia di Morghen, in particolare la tensione fra Ecclesia spiritualis ed Ecclesia carnalis, ma evitava di trasformare Celestino V nella personificazione di uno dei due termini. La tradizione sull’eremita, il pontificato, la rinuncia e la memoria successiva producevano immagini differenti, legate agli autori e ai gruppi che le avevano formulate. La figura di Pietro del Morrone emergeva quindi attraverso testimonianze che conservavano ciascuna una propria autonomia. Il metodo seguito nei Celestiniana anticipava alcuni aspetti del lavoro che Frugoni avrebbe portato nello stesso anno a una formulazione più radicale nello studio dedicato ad Arnaldo da Brescia.

Arnaldo da Brescia e la «storiografia del restauro»

Arnaldo da Brescia nelle fonti del secolo XII, pubblicato nel 1954, è il libro che più profondamente segnò la fortuna storiografica di Frugoni. Il problema nasceva dalla particolare condizione documentaria del personaggio. Di Arnaldo non è conservato alcuno scritto e la sua predicazione, la sua azione politica e le ragioni della condanna possono essere ricostruite soltanto attraverso testimonianze esterne, quasi sempre interessate e spesso apertamente ostili.

La storiografia precedente aveva generalmente osservato con interesse questa particolare figura, cercando di comporre queste testimonianze entro una biografia continua, utilizzando una fonte per colmare le lacune dell’altra. Frugoni scelse una strada differente. Bernardo di Clairvaux, Ottone di Frisinga, Giovanni di Salisbury, Bosone, Gerhoh di Reichersberg, l’Anonimo lombardo e gli altri testimoni furono esaminati separatamente, senza presupporre che descrivessero lo stesso Arnaldo da punti di vista semplicemente complementari.

Prima della notizia veniva il testimone. Occorreva stabilire chi scrivesse, quali problemi avesse di fronte, quale fosse il suo rapporto con gli avvenimenti e perché proprio alcuni aspetti della figura di Arnaldo acquistassero per lui particolare importanza. Bernardo di Clairvaux insisteva soprattutto sul pericolo che la predicazione arnaldiana rappresentava per l’ordine ecclesiastico; Ottone di Frisinga inseriva il personaggio entro una narrazione politica più vasta; Giovanni di Salisbury lo osservava da un contesto e con interessi ancora differenti.

Frugoni non assumeva automaticamente come falso ciò che compariva in una fonte ostile, diremmo, poco affine. Contestava piuttosto la possibilità di estrarre la singola informazione dal testo che l’aveva prodotta e di trasferirla senza precauzioni in una biografia generale. Il significato della testimonianza dipendeva anche dalla struttura dell’opera e dalla posizione dell’autore.

L’Arnaldo che emergeva alla fine risultava inevitabilmente meno ricco di dettagli rispetto a quello costruito da molta storiografia precedente. Venivano meno alcuni collegamenti considerati plausibili ma non sufficientemente attestati e diventava più difficile assegnare al personaggio una dottrina perfettamente coerente. La perdita apparente di informazioni corrispondeva però a una maggiore chiarezza sulla loro provenienza. Un quadro essenziale, dai tratti ben definiti, risultava maggiormente leggibile, meno soggetto a interpretazioni estensive o forzate. Giuseppe Sergi, infatti, presentando la riedizione del volume nel 1989, definì questo modo di procedere «storiografia del restauro»: un lavoro rivolto a rimuovere le aggiunte e le sovrapposizioni prodotte dagli storici per ritrovare quanto le singole testimonianze permettevano effettivamente di sostenere.

Frugoni non costruì una teoria generale dell’esegesi delle fonti né propose che ogni ricerca storica dovesse necessariamente assumere la forma adottata per Arnaldo. Era la condizione documentaria del caso a richiedere una simile cautela. Proprio per questo il volume divenne un riferimento metodologico senza essere stato concepito come trattato di metodo.

Eresia e storia religiosa

Lo studio di Arnaldo collocava Frugoni al centro delle ricerche sull’eterodossia medievale sviluppatesi intorno a Morghen. A differenza del maestro, però, egli non tentò una sistemazione generale delle eresie medievali. Rimase più interessato alle modalità attraverso le quali singoli uomini, gruppi e forme di dissenso erano stati descritti dai contemporanei.

Dopo il volume del 1954 tornò sulla fortuna di Arnaldo da Brescia e continuò a occuparsi di fenomeni religiosi nei quali il rapporto con l’autorità ecclesiastica assumeva particolare rilievo. Nel 1957 curò l’edizione dell’Adversus Iudeos di Gioacchino da Fiore e nello stesso periodo studiò Jacopone da Todi e il francescanesimo. Nell’anno accademico 1965-1966 tenne a Roma un corso sull’eresia catara nell’Occidente medievale. L’interesse per movimenti, profezia e spiritualità non portò Frugoni a trattare il dissenso come una categoria omogenea. Celestino V, Arnaldo, Gioacchino e Jacopone entravano nelle sue ricerche per problemi differenti e rimanevano legati alle specifiche tradizioni documentarie attraverso le quali potevano essere conosciuti.

Testi, immagini e cultura medievale

Frugoni non limitò il lavoro dello storico alle fonti narrative. Nel 1957 pubblicò «I temi della Morte nell’affresco della chiesa dei Disciplini a Clusone», dedicato al Trionfo della Morte e alla Danza macabra. L’immagine era esaminata in rapporto alla religiosità confraternale e alla tradizione medievale della rappresentazione della morte, senza ridurla a semplice illustrazione di un tema letterario.

Nello stesso anno curò la Vita di Cola di Rienzo dell’Anonimo romano. Gli interessi per cronache, letteratura, testi religiosi e immagini appartenevano a un campo di ricerca più esteso di quello occupato dalle eresie. Il tratto comune rimaneva la particolare attenzione alla fisionomia del documento e alla distanza che separava l’esperienza storica dalla forma nella quale un testimone l’aveva conservata.

Ricezione storiografica

La ricezione di Frugoni si concentrò soprattutto sul libro dedicato ad Arnaldo. Raoul Manselli, introducendo nel 1979 la raccolta Incontri nel Medioevo, ne ricostruì il profilo di storico della religiosità medievale e il rapporto con la scuola romana. Giovanni Miccoli individuò nel lavoro di Frugoni uno dei passaggi attraverso i quali la medievistica italiana aveva iniziato a mettere in discussione ricostruzioni troppo unitarie dei movimenti religiosi e dei loro protagonisti.

La formula di Sergi sulla «storiografia del restauro» fissò successivamente l’aspetto più noto della sua eredità. Clara Gennaro, ripubblicando Celestiniana, riportò l’attenzione anche sulle ricerche dedicate a Pietro del Morrone, mentre Amedeo De Vincentiis ha seguito le reazioni suscitate dal lavoro di Frugoni fra il 1950 e la fine del Novecento, mostrando come il riconoscimento della sua originalità sia stato progressivo e non uniforme.

Il rilievo attribuito alla critica delle testimonianze non deve infine oscurare la varietas della sua produzione: papato, Giubileo, Umanesimo, iconografia della morte, francescanesimo e Dante furono campi di ricerca nei quali Frugoni portò la stessa inclinazione a non separare l’informazione dal testo o dall’immagine che l’aveva trasmessa.

Morì il 31 marzo 1970, a cinquantasei anni, in un incidente automobilistico avvenuto presso Bolgheri, nel quale perse la vita anche il figlio Giovanni. Con Raoul Manselli aveva preparato una relazione sul modernismo destinata al XIII Congresso internazionale di scienze storiche di Mosca; fu Manselli a presentarla dopo la sua morte. Diversi lavori rimasero incompiuti o furono pubblicati postumi.

Opere principali

  • Alessandro Luzzago e la sua opera nella Controriforma bresciana, Apollonio, Brescia 1937.
  • Papato, Impero e Regni occidentali. Dal periodo carolingio a Innocenzo III, Sansoni, Firenze 1940.
  • Il giubileo di Bonifacio VIII, in "Bullettino dell’Istituto storico italiano per il Medio Evo e Archivio Muratoriano", LXII, 1950, pp. 1-121.
  • Incontri nel Rinascimento. Pagine di erudizione e di critica, La Scuola, Brescia 1954.
  • Celestiniana, Istituto storico italiano per il Medio Evo, Roma 1954.
  • Arnaldo da Brescia nelle fonti del secolo XII, Istituto storico italiano per il Medio Evo, Roma 1954.
  • Gioacchino da Fiore, Adversus Iudeos, a cura di A. Frugoni, Istituto storico italiano per il Medio Evo, Roma 1957.
  • I temi della Morte nell’affresco della chiesa dei Disciplini a Clusone, in "Bullettino dell’Istituto storico italiano per il Medio Evo e Archivio Muratoriano", LXIX, 1957, pp. 175-212.
  • Jacopone francescano, in Jacopone e il suo tempo, Todi 1959, pp. 75-102.
  • Incontri nel Medioevo, introduzione di R. Manselli, Il Mulino, Bologna 1979.
  • Dante Alighieri, Epistole, a cura di A. Frugoni e G. Brugnoli, in Opere minori, II, Ricciardi, Milano-Napoli 1979.

Bibliografia

  • R. Manselli, Arsenio Frugoni storico, in Incontri nel Medioevo, Il Mulino, Bologna 1979, pp. 11-21.
  • O. Capitani, Medioevo passato prossimo. Appunti storiografici: tra due guerre e molte crisi, Il Mulino, Bologna 1979.
  • E. Occhipinti, Gli Incontri nel Medioevo di Arsenio Frugoni, in "Società e storia", V, 15, 1982, pp. 163-179.
  • G. Miccoli, Gli Incontri nel Medioevo di Arsenio Frugoni, in "Studi medievali", s. III, XXIV, 1983, pp. 469-486.
  • G. Sergi, Arsenio Frugoni e la storiografia del restauro, in Arnaldo da Brescia nelle fonti del secolo XII, Einaudi, Torino 1989, pp. VII-XXIV.
  • C. Gennaro, Introduzione, in Celestiniana, Istituto storico italiano per il Medio Evo, Roma 1991, pp. VII-XVII.
  • G. Sofri, Frugoni, Arsenio, in DBI, vol. 50 (1998).
  • F. Bolgiani, S. Settis (a cura di), Arsenio Frugoni, Olschki, Firenze 2001.
  • A. De Vincentiis, Eredità inquietante. Reazioni alla ricerca di Arsenio Frugoni (1950-1999), in F. Bolgiani, S. Settis (a cura di), Arsenio Frugoni, Olschki, Firenze 2001, pp. 1-54.

Article written by Alessandro Giaquinto | Ereticopedia.org © 2026

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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