Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Antonio Francesco Sanvitale (Parma, 10 febbraio 1660 – Urbino, 17 dicembre 1714) è stato un cardinale e arcivescovo.
Figlio del marchese Luigi Sanvitale, studiò teologia e filosofia al Collegio Clementino di Roma e quindi diritto a Parma, conseguendo il dottorato in utroque iure il 27 giugno 1684. Dopo essere stato segretario del cardinale Rinaldo d'Este, intraprese la carriera curiale: referendario delle Segnature dal 1695, fu nominato vicelegato di Avignone nel 1700.
Il 17 luglio 1703 fu nominato arcivescovo titolare di Efeso e il 17 agosto successivo nunzio apostolico a Firenze. Il 14 luglio 1706, previo giuramento, assunse l'incarico di assessore della Congregazione del Sant'Uffizio; l'8 novembre 1707 fu quindi nominato consultore del Sant'Uffizio.
Creato cardinale in pectore il 15 aprile 1709 e pubblicato il 22 luglio successivo, fu nominato arcivescovo di Urbino il 6 maggio 1709. Come cardinale fu membro, tra le altre, delle congregazioni di Propaganda Fide e del Concilio.
Bibliografia
- Lorenzo Cardella, Memorie storiche de' cardinali della Santa Romana Chiesa, Stamperia Pagliarini, Roma 1792-1797, vol. VIII, p. 114.
- MORONI, vol. LXI (1853), p. 84.
- Simona Negruzzo, Sanvitale, Antonio Francesco, in DBI, vol. 90 (2017).
- Herman H. Schwedt, Jyri Hasecker, Dominik Höink, Judith Schepers (a cura di), Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1701-1813, Schöningh, Paderborn 2010, pp. 1134-1135.
Bibliografia
- Lorenzo Cardella, Memorie storiche de' cardinali della Santa Romana Chiesa, Stamperia Pagliarini, Roma 1792-1797, vol. VIII, p. 114.
- MORONI, vol. LXI (1853), p. 84.
- Herman H. Schwedt, Jyri Hasecker, Dominik Höink, Judith Schepers (a cura di), Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1701-1813, Schöningh, Paderborn 2010, vol. II, pp. 1134-1135.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]