Dondaine, Antoine

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Antoine Dondaine (Sennevoy-le-Bas, Yonne, 19 settembre 1898 – Parigi, 2 dicembre 1987) è stato un frate domenicano e storico delle eresie medievali. Presiedette la Commissione Leonina dal 1952 al 1964 e ne diresse in seguito la sezione romana. Nel 1964 conseguì il titolo di maestro in teologia. Le sue edizioni di fonti catare, valdesi e inquisitoriali hanno avuto un ruolo decisivo negli studi sulle dissidenze religiose del Medioevo; diresse inoltre il lavoro di edizione critica delle opere di Tommaso d’Aquino.

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Vita e opera

I primi anni, la giovinezza, la scelta religiosa

Antoine Dondaine nacque nel 1898 in una famiglia di estrazione contadina a Sennevoy-le-Bas, nella regione della Borgogna-Franca Contea, ai margini delle cosiddette «terre di missione». Assimilò i primi rudimenti della fede cattolica in seno alla numerosa famiglia votata a concetti ben precisi legati al pensiero cattolico ed economico-politico di fine Ottocento. Non appariva predestinato al sacerdozio, difatti, conclusi gli studi elementari, prestò la sua opera nell’azienda agricola di famiglia. La ricostruzione della sua vita e delle sue ricerche, condotta in particolare da Tangi Cavalin, si avvale di documenti preziosi, in particolare di un nutrito corpus di lettere inviate al fratello Hyacinthe tra il 1931 e il 1982, attualmente depositate nelle Archives dominicaines della Provincia di Francia.

Le dure sofferenze del primo conflitto mondiale, in cui fu arruolato coattivamente nel maggio 1917, e la morte del fratello rinnovarono nel profondo il suo modo di vivere la fede. Al suo rientro in Borgogna, si orientò verso la vita consacrata, scelta che imponeva come passo immediato il completamento degli studi secondari. Nel settembre 1926 fece il suo ingresso nel noviziato dell’Ordine Domenicano della Provincia di Francia, ad Amiens, incoraggiato dal fratello maggiore François, convinto che in quell’ordine avrebbe trovato la piena realizzazione della propria vocazione. A partire dall’anno seguente fu trasferito al convento del Saulchoir, a Kain (Tournai), in Belgio, sede della scuola teologica della provincia francese dell’Ordine dei Predicatori.

Fu nel quadro delle attività dell’Istituto di Studi Medievali di Saulchoir, nel solco di quella che viene denominata l’école de Pierre Mandonnet, e in costante dialogo con Marie-Dominique Chenu, che il giovane frate predicatore volse la sua attenzione alla storia del pensiero filosofico medievale, con particolare riguardo alla ricezione delle opere di Aristotele. Nel 1933 completò la sua formazione accademica con il conseguimento del lettorato e l’abilitazione alle funzioni di lettore. Frequentando la scuola di Pierre Mandonnet, si appassionò alle dottrine medievali e al loro metodo di analisi storico-critica. Una volta conclusi gli studi, continuò a lavorare a stretto contatto con il suo mentore presso l’Istituto di Studi Medievali di Saulchoir. Mentre era intento allo studio dei manoscritti latini medievali di Aristotele, prestò la propria collaborazione scientifica all’edizione delle opere di Meister Eckhart, viaggiando tra Belgio, Germania e Italia, e suscitò l’interesse di padre Gabriel Théry, responsabile di quella impresa editoriale.

Nel 1937 fu assegnato da Martin Gillet, maestro generale dell’Ordine dei Predicatori, al Convento romano di Santa Sabina presso l’Istituto Storico Domenicano, dove si dedicò alla ricerca e alla cura di manoscritti per esplorare a fondo le origini e lo sviluppo dell’Ordine Domenicano, gettando nuova luce sul percorso storico dei Frati Predicatori e su figure come Tommaso d’Aquino e Pietro da Verona, accanto ad altre personalità che egli definiva «minori». La cooperazione tra confratelli di lingua francofona nella ricerca e nella catalogazione di manoscritti e opere utili agli studi di ognuno fu un tratto distintivo di questa generazione di grandi storici domenicani. Egli si dedicò a studi sistematici sui movimenti ereticali e sull’inquisizione nel medioevo che favorirono la riesumazione di un incredibile numero di manoscritti. L’indagine filologica del medievalista Dondaine non doveva pertanto essere isolata da istanze legate alla contemporaneità, in primo luogo i riflessi della crisi modernista cui egli fa riferimento nelle sue opere dotte. L’accesso alla vita intellettuale non lo distolse in alcun modo dalle pratiche religiose.

Il manoscritto inedito della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze

I suoi soggiorni in Italia lo appagarono pienamente, sia per il rinvenimento di preziosi patrimoni documentari, sia per la visita ai siti in cui si celebrava la memoria di quanti avevano influenzato la sua scelta di vita. Nel Convento di Santa Sabina, il suo assiduo lavoro di indagine nelle collezioni documentarie italiane gli valse un ricco patrimonio archivistico, che lo condusse alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, dove riportò alla luce un manoscritto cataro del XIII secolo sfuggito alla distruzione, un traguardo a lungo ritenuto tanto utopico quanto auspicabile. Il Liber de duobus principiis era un raro testo teologico cataro, trasmesso in forma abbreviata insieme a un frammento di rituale latino. Redatto nel XIII secolo e attribuito all’ambiente di Giovanni di Lugio, rivoluzionò la comprensione storica del catarismo. Il testo del Liber de duobus principiis richiamava infatti le dottrine di Giovanni di Lugio descritte nella Summa de catharis da Raniero Sacconi, ex cataro divenuto inquisitore, e contribuiva a confermare le informazioni da lui tramandate. Dondaine descrisse il manoscritto analizzandone le singole parti, rilevò con rammarico la scarsità di riscontri documentali sulla storia del movimento e pose l’accento sull’importanza del rituale latino. Questa scoperta catalizzò l’attenzione del mondo accademico su Antoine Dondaine. La sequenza dei ritrovamenti fu favorita dalla capacità di Dondaine di riconoscere e interpretare indicazioni poco leggibili nei codici: riuscì così a riportare alla luce un testo cataro rimasto a lungo sconosciuto. Lo studio dei movimenti ereticali, insieme al loro contrasto operato dagli inquisitori medievali, impegnarono gran parte delle risorse del Dondaine per quasi tre lustri e dischiusero nuovi orizzonti di ricerca che vennero analizzati dagli studiosi dei periodi successivi e permisero di recuperare dalle biblioteche europee molti manoscritti caduti nell’oblio. Prima di queste scoperte, i principi teorici e le pratiche cerimoniali della più rilevante eterodossia cristiana del Medioevo, il catarismo, erano conosciuti quasi soltanto mediante i documenti dei tribunali dell’Inquisizione e le opere, spesso parziali, dei detrattori cattolici. Il lavoro di Dondaine consistette anche nel trascrivere ed esaminare criticamente i manoscritti rinvenuti, prestando attenzione alla loro tradizione testuale e alle loro caratteristiche linguistiche.

Le sue indagini non conobbero sosta e lo portarono, durante la Seconda guerra mondiale, a tornare in patria dopo la caduta della Francia. Alla Biblioteca nazionale di Parigi le sue indagini portarono al rinvenimento di un estratto del Liber contra Manicheos, opera polemica duecentesca contro i catari, e di un rituale cataro. Alla fine della guerra venne accolto provvisoriamente tra le mura del convento parigino del Santissimo Sacramento, questo gli permise di frequentare regolarmente la Biblioteca Nazionale e allacciare rapporti con la comunità accademica parigina, prima di ripercorrere a ritroso il percorso e tornare a Roma al Convento di Santa Sabina anche per riprendere la vita religiosa e rinascere spiritualmente alla pratica della fede. Malgrado ciò che si possa evincere nei primi anni del secondo dopoguerra, la situazione a Santa Sabina non fu delle migliori. Certo della rilevanza delle proprie ricerche per l’Ordine e per la Chiesa, espresse la sua vocazione di storico con un entusiasmo nascosto dietro un aspetto severo. Antoine divenne un insigne scopritore di testi rari, ai quali le sue ricerche diedero nuova visibilità. I sospetti riguardo alla ‘nuova teologia’ francese nella Roma del dopoguerra lo portarono però a lasciare il suo campo d’azione auspicando che l’inquietudine d’animo portasse i teologi francesi a sottomettersi senza esitazione al magistero romano.

Nel corso degli anni che vanno dal 1946 al 1952, il suo apporto alla storia delle eresie divenne più costante e regolare: pubblicò contributi nell’Archivum Fratrum Praedicatorum, la rivista dell’Istituto storico domenicano, tra cui Le manuel de l’inquisiteur (1230-1330) (1947), La hiérarchie cathare en Italie (1949-1950) e uno studio sulla professione di fede di Valdo da Lione, indagando le origini del valdismo come movimento di povertà evangelica e di ritorno al Vangelo. La documentazione raccolta gli permise altresì di offrire un contributo alla conoscenza delle personalità minori dell’Ordine Domenicano nell’età di mezzo. Il rigore metodologico con cui furono condotte queste indagini valse ad Antoine Dondaine la reputazione di medievalista erudito. Egli insistette sulla distinzione tra le dottrine dei catari e quelle dei valdesi, esaminando criticamente le fonti prodotte anche dagli ambienti ecclesiastici che li contrastarono.

La polemica con Raffaello Morghen

Secondo Antoine Dondaine, l’avanzamento dei saperi non poteva prescindere da una consultazione rigorosa e scientifica delle fonti medievali. Prendere le mosse da frate Antoine per esaminare nuovamente alcune delle principali fasi del catarismo in Italia, significava innanzi tutto riconoscere il grande debito che gli studiosi di tale movimento continuano a nutrire nei suoi confronti; significa inoltre ricostruire la controversia che lo oppose a Raffaello Morghen. La polemica dei primi anni Cinquanta mise in luce le rispettive tesi e segnò una svolta nella storiografia del catarismo. Gli obblighi d’ufficio non permisero a Dondaine di contribuire ulteriormente al dibattito: si vide costretto a interrompere lo studio dei movimenti ereticali del Medioevo e a declinare la proposta di una casa editrice di scrivere una monografia di sintesi sulle eresie. Ciò nonostante, continuò a intervenire su questo tema presentando le sue ultime scoperte al X Congresso internazionale di scienze storiche, tenuto a Roma nel 1955. Altri trassero vantaggio dalle sue indagini.

Al vertice della Commissione Leonina

La riconversione della sua attività non lo allontanò tuttavia dall’ambito medievale, poiché gli fu affidato l’incarico di presiedere, dall’agosto 1952, il Pontificio Collegio degli Editori di San Tommaso d’Aquino, noto come Commissione Leonina in quanto fondato da Leone XIII nel 1880. All’inizio del suo mandato, il neopresidente e le sezioni sotto la sua direzione si concentrarono sull’elaborazione di nuovi criteri editoriali, necessari per superare i limiti dei volumi precedentemente pubblicati dalla Leonina. La revisione del metodo editoriale richiese una ricognizione sistematica dei manoscritti e una valutazione critica dei rapporti fra i testimoni e le diverse tradizioni testuali. Le recenti linee guida metodologiche, corredate da un conciso quadro storico della Commissione Leonina e dagli interventi finalizzati alla loro messa in atto, furono esposte in un contributo del 1961. Antoine Dondaine, a differenza degli altri domenicani dell’Istituto Storico di Santa Sabina, sembra essere rimasto estraneo al cambiamento organizzativo deciso dal Maestro Generale dell’Ordine nel Capitolo Generale del 1949, che al fine di potenziare l’azione della Commissione, prevedeva la creazione di due nuovi gruppi di lavoro, in Canada e in Francia, posti sotto la direzione della sezione romana. Restio ad assumere una posizione che lo avrebbe allontanato dalle sue ricerche e obbligato a rivestire un ruolo amministrativo, accettò comunque la direzione con lo scopo di rendere più serrati i tempi di pubblicazione delle opere di San Tommaso d’Aquino. Il primo passo fondamentale fu quello di congelare l’opera di ecdotica avviata dal suo predecessore alla guida della Leonina, il teologo olandese Clément Suermondt, per sottoporne a revisione l’impianto metodologico. Il Dondaine si era assunto il compito di rendere impeccabili i protocolli editoriali rintracciando, nei ricchissimi fondi della Biblioteca Vaticana, gli esemplari più fedeli dei manoscritti originali di San Tommaso. Al fine di conseguire tale risultato, l’unico approccio efficace risiedeva nella collazione dei testi per determinarne il grado di affinità con l’originale. Nel 1964, mentre si apprestava a lasciare il proprio incarico, il Dondaine notò con compiacimento che un repertorio integrale dei codici delle opere di San Tommaso, comprendente all’incirca quattromila esemplari, era ormai prossimo alla conclusione. Antoine si compiaceva anche dell’allestimento a metà degli anni Cinquanta di una raccolta di microfilm, rendendo i manoscritti e i testi disponibili alle sezioni della Leonina. Questa gigantesca opera di raccolta non fu realizzata andando a penalizzare il lavoro di edizione stesso.

Lo studioso che interpreta le antiche scritture

Da queste vicende emerge una personalità che andava al di là dell’uomo di scienza e del predicatore impegnato nel proprio ordine: un uomo che adempì sempre con dedizione ai propri impegni religiosi, sacerdotali e pastorali. L’impatto iniziale derivante da un esame d’insieme degli scritti di Antoine Dondaine sui movimenti eterodossi medievali evidenzia come rari studiosi, in un arco temporale così limitato (all’incirca un quindicennio), abbiano saputo trasformare radicalmente il proprio ambito disciplinare come fece il religioso domenicano per la storiografia dell’eresia medievale. Un secondo elemento suggerisce che, a fronte delle odierne dispute storiografiche circa le fonti del movimento cataro, sia prioritario volgersi nuovamente ai suoi scritti, non foss’altro che per le numerose pagine in cui l’autore si è soffermato sul magistero metodologico e sull’appropriata esegesi documentaria. Il grande riscontro delle sue scoperte di documenti non fu accompagnato da un’uguale attenzione verso la sua vita e l’ambiente intellettuale alla base dei suoi lavori. Le ricognizioni documentarie dirette ad approfondire le origini dell’Ordine portarono alla luce, grazie alle ricerche di Antoine Dondaine, numerosi manoscritti. Nell’edizione delle opere di san Tommaso, l’analisi critica mostrò inoltre che un testo nella forma tramandata dai codici non risaliva sempre direttamente all’autore. Inoltre, evidenziava che i manoscritti riprodotti dalle università, di solito ritenuti più fedeli rispetto a quelli indipendenti, contengono in realtà pesanti errori e parti mancanti. Nel 1964 fu insignito dal suo Ordine del riconoscimento di maestro di teologia e nel 1968 la Repubblica francese gli conferì la Croce di Cavaliere della Legion d’Onore. Qualche anno più tardi nel dicembre 1974, abbandonò Santa Sabina stabilendosi presso il convento domenicano dei Santi Bonaventura e Tommaso di Grottaferrata, nei pressi di Roma, dove ritrovò il fratello Hyacinthe. Le sue forze declinarono dopo il suo arrivo a Grottaferrata e progressivamente si manifestarono i primi segni di cedimento intellettivo. Antoine Dondaine dal 1981 fu curato alla residenza Sertillanges a Parigi, poi, quando le sue condizioni peggiorarono, nel 1986-1987, presso l’ospedale Bon-Secours, dove morì il 2 dicembre 1987.

Bibliografia

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  • La cena segreta. Trattati e rituali catari, a cura di Francesco Zambon, Adelphi, Milano 1997.
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Article written by Nico Ciampelli | Ereticopedia.org © 2026

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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