Amalrico di Bène (Amaury de Bène)

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
HOW TO CITE | EDITORIAL GUIDELINES | CODE OF CONDUCT | LIST OF ABREVIATIONS


Amalric_of_Bena.jpg

Amalrico (Almarico, in francese Amaury), nato a Bène presso Chartres, nel Centre-Val de Loire, di cui non si conosce tuttora l’esatta data di nascita, bensì esclusivamente quella del decesso, che veniva registrata con maggiore precisione, avvenuta, tra il 1206 e il 1207, era un teologo e filosofo francese sostenitore di una dottrina eresiarca panteistica, razionale e dogmatica in base alla quale l’indennità di essenza e di esistenza tra l’artefice della vita, l’Onnipotente e gli individui beneficiari, determinava che Dio rappresenti universalità e onnipresenza in tutte le manifestazioni e che e le creature convergono alla fine con Dio stesso. Dio diviene così la forma essenziale di tutte le cose. Allo stesso modo, fautore di una dottrina eresiarca neoplatonica in netto contrasto con l'adesione rigorosa all’ortodossia cristiana latino-occidentale e greco-bizantina, in cui emergeva il cosiddetto mondo soggetto al divenire, alla corruzione e alla decadenza fisica. Iniziatore della concezione degli Almariciani, “panteisti radicali”, difese l’azione di Dio al cospetto dell’operato umano, a cui non spettava più la paternità del libero arbitrio, esclusivamente nelle mani del divino creatore. Le nequità umane, sfumature di malvagità perfida e crudele, non sono più classificate alla maniera di una colpa, essendo considerate interazioni divine. L’essere spirituale, la persona di spirito, mistico, asceta, trascendente o religioso è privato di gesti licenziosi e qualsiasi comportamento di profonda corruzione morale è consentito senza vincolo alcuno volontariamente. Tutte le cose rappresentano una manifestazione di Dio, poiché come evidenziato dall’apostolo Paolo nel discorso davanti ai filosofi greci nell'Areopago di Atene, riferito negli Atti degli Apostoli (cap. 18, versetto 28) “In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo [in alcune versioni: "siamo"], come anche alcuni dei vostri poeti hanno detto: "Perché di lui anche noi siamo stirpe” e ancora della Lettera ai Romani (11:36) “Perché da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose. A lui sia la gloria in eterno”. Amalrico e le sue teorie furono condannate in postumia da papa Innocenzo III in un concilio provinciale tenutosi a Parigi nel 1210 e i suoi seguaci amalriciani furono mandati al rogo. Il temperamento sensibile, la vivida intelligenza e l’esperienza esistenziale di uomo con un approccio atipico e rivoluzionario catturarono l’attenzione della corte franca. Nulla rimase della sua opera.

Bibliografia

  • Arthur Louis Capelle, Autour du Décret de 1210: Amaury de Bène. Etude sur son panthéisme formel, Joseph Vrin, Parigi 1932.
  • Marie-Thérèse d'Alverny, L'introduction d'Avicenne en Occident, “Revue du Caire”. 27/141, 1951, pp. 130-139 (Millénaire d’Avicenne (Abou Ali Ibn Sina). Numéro d’hommage.
  • Mario Dal Pra, Amalrico di Bène, Fratelli Bocca, Milano 1951 (Storia universale della filosofia; 8).
  • Herbert Grundmann, Religiöse Bewegungen im Mittelalter. Untersuchungen über die geschichtlichen Zusammenhänge zwischen der Ketzerei, den Bettelorden und der religiösen Frauenbewegung im 12. und 13. Jahrhundert und über die geschichtlichen Grundlagen der deutschen Mystik, Wiss. Buchges, Darmstadt 1961.
  • Paolo Lucentini, L’eresia di Amalrico in Eriugena redivivus. Zur Wirkungsgeschichte seines Denkens im Mittelalter und im Übergang zur Neuzeit, Carl Winter Universitätsverlag, Heidelberg, 1987, pp. 174-191.
  • J.M.M.H. Thijssen, Master Amalric and the Amalricians: Inquisitorial Procedure and the Suppression of Heresy at the University of Paris, “Speculum”, 71/1, 1996, pp. 43-65.
  • Rosario Andrea Lo Bello, Logici eretici: Amalrico di Bène e gli Amalriciani nelle fonti del XIII secolo, Vita e Pensiero, Milano 2025.

Article written by Nico Ciampelli | Ereticopedia.org © 2026

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

thumbnail?id=1_usu8DkYtjVJReospyXXSN9GsF3XV_bi&sz=w1000
The content of this website is licensed under Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0) License