Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Alano di Lilla (Alain de Lille o Alain de l’Isle e in latino Alanus ab Insulis, nato a Lille tra il 1125 e il 1128 all’circa e morto a Citeaux tra il 1202 e il circa) teologo e filosofo francese vissuto tra Francia e Inghilterra nel XII secolo. Poco si conosce circa la sua storia che rimane perlopiù oscura sui particolari. Notizie frammentarie caratterizzano la sua vicenda sennonché “nacque nelle Fiandre, combatté gli eretici e li vinse”. È possibile che abbia intrapreso gli studi inizialmente nelle scholae dictaminis sulle rive della Loira (Tours, Orléans, Meung), che nel XII secolo rappresentavano fulcri decisivi per la formazione all’ars dictandi, l’abilità nell’elaborazione di lettere e documenti attraverso una prosa formale e curata legata alla retorica classica, affinando nel corso del tempo la stesura e la trasmissione di atti ufficiali. Continuò il percorso formativo nei pressi di Chartres, una vivace cittadina alle porte di Parigi, sotto la direzione di Gilberto di Poitiers (Gilbert de la Porrée o Gilberto Porretano) che aveva insegnato per vent’anni proprio a Chartres e poi a Parigi, prima di essere nominato da Innocenzo II, nel 1142, vescovo di Poitiers. Chartres costituiva all’epoca il centro del cambiamento per la struttura mentale direttamente connesso alla consuetudine degli emblemi religiosi, una nuova idea illuminante della concezione dell’universo in cui interagiscono i fattori secondari commentati dalla tradizione platonica, un’esistenza di una più alta verità: idee, forme ideali eterne, immutabili, e incorruttibili, da cui ha origine il mondo sensibile, quali viene percepito, soggetto al divenire, alla corruzione, e alla morte. Perfezionò le proprie competenze grazie allo scrittore e filosofo Bernardo Silvestre, noto anche come Bernardo di Tours, che lo sostenne nel raffinare le lettere e la dizione poetica per intervallo di tempo prolungato trascorso nei paraggi scuola cattedrale di Tours. Influenzato dalle dottrine scientifiche e cosmologiche della scuola cattedrale di Chartres, si trasferì successivamente a Parigi, dove assunse “una notevole importanza nello sviluppo della teologia scolastica” e divenne rettore dell’Università parigina. Prese parte al Terzo Concilio Lateranense nel 1179, presieduto da Alessandro III, riunito a Roma per ricomporre il Grande Scisma del 1054 e superare la separazione tra le chiese latino-occidentali e quelle greco-bizantine. Visse per qualche tempo a Montpellier in Occitania prima di ritirarsi nell’Abbazia di Citeaux dove in seguito alla grande fama entrò nell’ordine cistercense e morì all’inizio del XIII secolo. Ottenne il titolo di doctor universalis. Alano indicava che la chiesa era tanto un luogo materiale quanto la mera riunione dei fedeli, una rappresentazione delle realtà spirituali, che avrebbe dovuto iscrivere la sacralità all’interno dei luoghi fisici, accompagnando il nesso del potere all’istituzione ecclesiastica. Alano si dilettò nella lotta intellettuale contro i movimenti eretici catari e valdesi che tormentavano il sud della Francia, a guisa di indagatore materiale, ma con l’espressione più formale per indicare il senso istituzionale del termine. Tra gli autori della seconda metà del XII secolo, Alano di Lilla, elaborò numerose opere per la predicazione che rappresentano la fedeltà alla dottrina e sfidavano le eresie. Il suo contributo maggiore sotto questo aspetto è il De fide catholica contra haereticos, un’opera composta in varie fasi tra il 1186 e il 1200, imponente per la storia della dottrina eterodossa del medioevo, dedicata a Guglielmo VIII signore di Montpellier, in cui si scagliava simultaneamente e in maniera pedissequa contro albigesi e catari, valdesi, ebrei e musulmani, attraverso un’organizzazione binaria divisa in due sezioni, quella delle eresie interne alla cristianità trattate nei primi tre libri (catari, valdesi, ebrei) e quella contro le eresie esteriori trattata nel quarto (musulmani). Il trattato di Alano “tende a dimostrare che la fede cattolica poggia non solo sulle rationes divinae ma anche sulle rationes humanae”. Dopo un’ascesa in seno alla società, il cristianesimo si era ritratto in posizioni retroattive, per difendere l’elaborazione dottrinale dei secoli precedenti e fronteggiare l’avanzata del nemico portatore di tradizioni errate e contrastanti con quelle condivise e accettate. Le altre opere latine, il De planctu naturae furono scritte tra il 1160 e il 1170 e l’Anticlaudianus intorno al 1133 all’incirca. La prima è un’allegoria morale di cui si ritrova l’eco nel Romanzo della Rosa di Jean de Meun; influenzato dall’opera di Boezio, presentò il ruolo della natura in relazione a Dio e all’umanità. L’Anticlaudianus è un poema di tipo moralistico-enciclopedico, che ebbe versioni in lingua francese, da molti studiosi considerato il seguito del primo lavoro. Alano sviluppò le sue idee sulla natura servendosi delle arti liberali come di una metafora. Affronta l’etica della teologia equiparandola a una scienza in cui interagiscono fede e sapienza, saggezza e riflessione, assumendo una posizione ideologica antagonista a quella di Agostino, dato che reminiscenza, intelletto e risolutezza cessano di essere interdipendenti e invece di mantenere una coerenza interna danno luogo a una frammentazione del sistema di pensiero in precedenza considerato organico e compatto. La concezione di Alano è tormentata dalla necessità di andare oltre, al di là dalla prospettiva spaziale naturale intrisa di immoralità, per porre rimedio allo scompiglio che impedisce di giungere al perfetto modello perfetto da seguire (paradigma). Alano, risponde colpo su colpo con acume e perspicacia, servendosi delle proprie facoltà mentali per contrastare le idee eterodosse, passate e presenti dei nascenti movimenti ereticali. Se Dio aveva creato con il mondo le sue imperfezioni, il cambiamento imprevedibile e cangiante rendeva le fragilità etiche e sociali giustificabili e prive di malvagità, e imperativo di organizzare i dogmi, la rivelazione e i precetti etici in un sistema ordinato e logico. Alano è bramante di diffondere la verità e indurre i credenti a riconoscere la fondatezza della dottrina cattolica al cospetto degli eretici che ingiustificatamente e inaccettabilmente se ne erano separati. Si dimostra un erudito dedito a una minuziosa evoluzione della verità rivelata, mettendosi a confronto formale tra posizioni opposte senza l’esecrazione dei metodi inquisitori e l’uso della tortura per estorcere le confessioni, ma facendo risuonare la discussione intellettuale, portando in questo modo lo scontro a un livello superiore emotivo e ideologico, un’analisi logica e coerente con un approccio rigoroso e ordinato. Questa evoluzione dell’istituzione di una condanna esamina le opinioni divergenti e valuta le tesi contrastanti senza ricorrere alla forza, afflizione e pena corporale, dimostrando la falsità delle argomentazioni eretiche per focalizzarsi sulla persuasione e sulla ragione.
Bibliografia
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- Alano di Lilla, Le regole del diritto celeste, a cura di Carlo Chiurco, Officina di Studi Medievali, Palermo 2002.
- Carlo Chiurco, Alano di Lilla. Dalla metafisica alla prassi, Vita e Pensiero, Milano 2005.
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- Stefano Prandi, Ad intuitum Supercelestium Formarum. Alain de Lille e la «Commedia», in Dante poeta cristiano e la cultura religiosa medievale. In ricordo di Anna Maria Chiavacci Leonardi. Atti del Convegno internazionale di Studi (Ravenna, 28 novembre 2015), a cura di Giuseppe Ledda, Centro dantesco dei Frati Minori Conventuali, Ravenna 2018, pp. 131-133.
- Alano di Lilla, Sermoni. Fede e ragione: baluardi contro le dottrine erronee, a cura di Antonio Petrone, Fede & Cultura, Verona 2022.
Article written by Nico Ciampelli | Ereticopedia.org © 2026
et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]