Ademaro di Chabannes

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Ademaro di Chabannes (nato vicino a Chateauponsac presso Limoges tra il 988 e il 989 – Gerusalemme 1034), monaco benedettino, predicatore, cronista, scrittore, inquisitore. Nacque con ogni probabilità da un ramo secondario di una nobile famiglia limosina, pia e zelante, di estrazione carolingia nel ducato di Aquitania. Figlio di Raimondo di Chabannes e pronipote di un vescovo di Limoges. Dalla prima giovinezza, all’incirca intorno ai sette anni, per una ragione sconosciuta fu inviato dai genitori a Angouleme in Nuova Aquitania, nella Francia centro-occidentale, per essere inizializzato alla vita monastica. Tra il primo e il secondo decennio del X secolo studiò presso l’Abbazia di Saint-Martial de Limoges, istituita alla metà del IX secolo da Carlo il Calvo, re dei Franchi occidentali, d’Aquitania, di Lotaringia, d’Italia e di Provenza, oltreché sovrano dell’Impero carolingio, che fu un faro spirituale e culturale e polo di eccellenza sacro-artistico di prim’ordine vincolato al culto di Saint-Marzial, missionario ed evangelizzatore nei primi secoli d.C. nella contea antistante del limosino. Durante questo soggiorno, a poco più di vent’anni, si stima intorno all’anno 1010, si verificarono dei fenomeni naturali tra cui eclissi di sole e luna e l’emergere di grande bagliore nel cielo terzo della notte. Ademaro descrisse questi eventi nella sua opera Chronicon. La visione che apparve dinanzi agli occhi di Ademaro era quella della figura del volto di Cristo, intriso di sangue e madido di sudore, copiosamente versante lacrime, inchiodato al patibolo della Croce. Nel frattempo, il cielo che prima si era dischiuso, adesso si asserragliava, portando con sé la percezione interiore. Ademaro intese questo evento come un’infausta scia di sventura che si verificava prima di un evento catastrofico un episodio mistico e apocalittico che avrebbe condotto alla distruzione del Santo Sepolcro a Gerusalemme e alla fine del mondo. Fatto salvo, che la Basilica del Santo Sepolcro era già stata devastata e rasa al suolo dal califfo fatimide del Cairo al-Hakim bi-Amr Allah l’anno precedente (1009) la visione di Ademaro in cui si erano scatenate ondate persecutorie contro cristiani ed ebrei. Forse si trattava di preterismo parziale, la visione escatologica più comune, come eventi già adempiuti nel primo secolo, culminati con la distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C. Sembrerebbe aver proseguito i suoi studi ad Angouleme e si consacrò alla vita religiosa presso l’Abbazia di Saint-Cybard (monastero di Sant’Eparchio) in un antico convento benedettino fondato nel VI secolo spesso sottoposto alle incursioni vichinghe con attacchi rapidi e mirati, specialmente quelli costieri a carattere predatorio, veloce e itinerante. La teologia monastica aiutò a costituire il sostrato e il presupposto comune a tutte le osservanze claustrali al di là delle diverse consuetudini e, poi, della diversificazione in differenti ordini e prima dell’avvento della teologia scolastica. Intorno al 1026, nel momento in cui l’abate Riccardo partì con il conte Guglielmo IV d’Angouleme detto Tagliaferro per la Terrasanta, Ademaro divenne una figura di spicco e assunse un ruolo di primo piano nell’Abbazia di Saint-Cybard (monastero di Sant’Eparchio) controllando il lavoro dei copisti e supervisionando alla vita intellettuale della comunità. L’anno dopo (1027), Guglielmo IV Tagliaferro di ritorno dalla Terrasanta impose una nuova figura alla direzione dell’Abbazia di Saint-Cybard (monastero di Sant’Eparchio), il monaco Amalfredo considerando che a seguito del tortuoso viaggio di ritorno, l’abate Riccardo era deceduto in cause misteriose. Ademaro si abbandonò alla frustrazione e al dispiacere gettandosi a capofitto nella carriera intellettuale per completare la sua opera maggiore, il Chronicon, adottando una strategia retroattiva che coinvolgesse anche la dinastia carolingia. La morte del conte Guglielmo e l’instabilità politica che si scatenarono in città, consigliarono Ademaro a trasferirsi ancora una volta a Limoges, dove poteva fare affidamento su solidi legami familiari. Ademaro iniziò ad impegnarsi totalmente nella divulgazione delle pratiche liturgiche riguardanti la devozione apostolica di San Marziale. Ademaro rimase sempre devoto a San Marziale, ritenendolo un missionario terrestre inviato da San Pietro, un diretto discepolo di Cridsto, la sua voce si elevò nei sinodi limosini del 1029 e del 1031, una concezione che rimase in voga fino alla seconda metà del XIX secolo quando fu combattuta da un monaco itinerante Benedetto, priore di San Michele della Chiusa e nipote dell’abate Benedetto I al concilio di Limoges del 1028 lo oppose e definitivamente contraddetta quasi dieci secoli dopo da Pio IX. Il latinista Ferruccio Bertini esortò ad affermare che Ademaro “non fu soltanto il copista, ma il vero e proprio autore della raccolta di favole» durante l’incarico di maestro e studioso di grammatica e filologia intrapresa nei monasteri di Sant’Eparchio ad Angoulême e di San Marziale a Limoges. Già intorno al 1018, Ademaro aveva declamato una diffusione capillare dei boni homines, termine con cui i catari si definivano spesso, e una radicata presenza di dissenso religioso occitano. Aveva intuito presto il pericolo di devianza dall’ortodossia cristiana, affermando apertamente che questi eretici rifiutavano il sacramento battesimale, si astenevano rigorosamente dal cibo praticando una sorta di ascesi alimentare e predicando la continenza come virtù eccelsa ma tacitamente si concedevano le più ampie libertà inibitorie. Ademaro li descrive come seguaci del principe persiano Mani (III secolo d.C.), che ammetteva una profezia nel mondo di due princìpi opposti, uno del bene e l’altro del male, in lotta eterna e necessaria tra loro, anche se come Agostino, il manicheismo poteva essere ritenuto filosoficamente insostenibile, poiché, presupponendo uno scontro cosmico della divinità del Bene con quella del Male, esso mette in forse l’incorruttibilità di Dio. L’espressione utilizzata da Ademaro è forse dovuta all’eccessiva celebrazione della purezza, una glorificazione morale dell’illibatezza, un’apoteosi della castità, poi non messa realmente in pratica da questi eretici. Ademaro voleva mettere in rilievo la pericolosa azione del manicheismo in cui Dio non era incorruttibile, in quanto poteva subire un’offesa e se non può nuocergli, allora non c’è alcun motivo perché Dio avrebbe dovuto combattere. Ademaro tacciava di eresia chi assumesse un comportamento deviante in modo diretto riprendendo la teoria di Isidoro di Siviglia, per cui chi si comportava in modo difforme e deviante, persistendo in un errore di fede, era considerato un eretico, poiché anteponeva la propria volontà (scelta) all’autorità della tradizione ecclesiastica. Inoltre, Ademaro, esacerbava la licenziosità sessuale libera e senza regole degli eretici, che per mancanza di moderazione e comportamenti audaci davano luogo a desideri incontrollati. Erano insinuazioni formulate nei primi secoli contro i miscredenti, accuse gravi e fondate che avrebbero impegnato le autorità ecclesiastiche nel reprimere detti comportamenti. esteriori. Il catarismo era emerso con caratteri e manifestazioni nettamente definiti e costanti dai primi movimenti all’inizio del secolo XI, in Francia e in Italia e in particolare nell’area antistante a Orléans segnata da una forte componente dualista e non conforme alla dottrina romana. Nel 1025 questi eretici non credevano che Cristo fosse nato da una vergine, né che avesse patito per gli uomini, né che fosse risorto dai morti. E per questi eretici di Aquitania non si conoscono né l’estrazione sociale né la consistenza proprio perché estremamente stringate sono le notizie fornite da Ademaro: “…poco dopo sono apparsi in Aquitania dei Manichei che seducevano il popolo. Costoro negavano il battesimo e la croce e ogni sano fondamento religioso”. Per un atteggiamento mentale deleterio ogni forma di dualismo, più o meno coscientemente affermato, doveva apparire come un risorto manicheismo. Questo pensiero è portato avanti sia da Ademaro sia dai cronisti del tempo. Nel XIII secolo, la figura del cosiddetto “controversista” esperto di teologia in chiave polemica a difesa della fede cattolica, attraverso la confutazione diretta delle tesi protestanti non esisteva ancora, sennonché nei forti contrasti dottrinali che si scatenarono in seno alla Chiesa, e culminarono con un feroce conflitto religioso bandito da papa Innocenmzo III contro i catari nel 1208 per debellare l’eresia con la forza e con la parola dei predicatori. Ademaro fu un inquisitore ante-litteram in un contesto storico che ancora non aveva istituzionalizzato i tribunali accusatori. Ademaro è una personalità versatile che unisce la capacità di scrivere (amanuense) con una produzione varia e poliedrica (poligrafo) eredità dei lasciti di opere di notevole codificazione figurativa. Ademaro ebbe l’abilità di convertire un testo poetico in forma prosaica per facilitarne la comprensione; fu autore di circa settanta favole esopiche di origine prevalentemente fedriana, ma anche di sermoni, poemi e trascrittore di numerosi codici medievali, tra i quali quelli carolingi della scuola di Tours e di Reims del V-VI secolo e altri del X secolo. Partito per un pellegrinaggio in Terrasanta a Gerusalemme nel 1033 non fece più ritorno in patria perché morì l’anno successivo certamente a causa del violento terremoto che devastò la regione in quel periodo, provocando la distruzione di chiese e monasteri.

Bibliografia

  • Eusèbe Castaigne, Dissertation sur le lieu de naissance et sur la famille du chroniqueur Adémar, moine de l’abbaye de Saint-Cybard d’Angouléme, faussement surnommé de Chabanais, né vers 988 et mort vers 1030, accompagnée d’une note bibliographique sur sa chronique et d’untaòleau généalogique, in “Bulletin de la Société archéologique de la Charente” 4, 1850, pp. 80-96.
  • Antoine Rivet de La Grange [spesso citato come Dom Rivet], Adémar, Moine de Saint Cibard, in “Histoire litteraire de la France”, 7, 1867.
  • François Arbellot, Étude historique et littéraire sur Adémar de Chabannes, in “Bulletin de la Société archéologique et historique du Limousin”, 22, 1873, pp. 135-148.
  • Oswald Holder-Egger, Notizen von S. Eparch in Angouleme und San Martial in Limoges, in “Neues Archiv der Gesellschaft fiir altere deutsche Geschichtskunde”, 7, 1881, pp. 630-637.
  • Leopold Delisle, Notice sur les manuscrits originaux d’Adémar de Chabannes in "Notices et extraits des manuscrits de la Bibliothèque Nationale", 35, 1, 1896, pp. 241-358.
  • Jules Chavannon, Ademarus Cabannensis 988-1034. Chronique, A. Picard, Paris 1897.
  • Charles de Lasteyrie, L’Abbaye de Saint-Martial de Limoges. Étude historique, économique et archéologique, précédée de recherches nouvelles sur la vie du Saint, in “Bulletin Monumental”, 65, 1901, pp. 397-399.
  • Auguste Molinier, Les sources de l’histoire de France des origines aux guerres d’Italie (1494), A. Picard et fils, Paris 1902.
  • Jean de La Martiniere, Adémar de Chabannes, in “Bulletin et mémoires de la Société archéologique et historique de la Oharente”, ser. VIII, II, 1911, pp. 1-2.
  • Danielle Gaborit-Chopin, Les dessins d’Adémar de Chabannes, in "BAParis", 3, 1967, pp. 163-225.
  • Ferruccio Bertini, Il monaco Ademaro e la sua raccolta di favole fedriane, Tilgher, Genova 1975.
  • Daniel Callahan, The Sermons of Adémar de Chabannes and the cult of saint Martial of Limoges, in “Revue Bénédictine”, 86, 1976, pp. 251-295.
  • Richard A. Landes, The making of a medieval historian: Adémar de Chabannes and Aquitaine at the turn of the Millenium [degree thesis] Ann Arbor, London 1985.

Article written by Nico Ciampelli | Ereticopedia.org © 2026

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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