Acton, John Emerich Edward Dalberg

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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John Emerich Edward Dalberg-Acton, primo barone Acton, noto come lord Acton (Napoli, 10 gennaio 1834 – Tegernsee, 19 giugno 1902), fu uno storico e uomo politico britannico, esponente del cattolicesimo liberale. La sua attività di studioso e pubblicista si intrecciò con la critica dell'assolutismo ecclesiastico, l'opposizione alla definizione dell'infallibilità pontificia e la riflessione sui rapporti fra persecuzione religiosa, responsabilità individuale e libertà di coscienza.

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Formazione e libertà della ricerca

Appartenente a una famiglia aristocratica con legami britannici, tedeschi e napoletani, studiò al collegio cattolico di Oscott e successivamente a Monaco, dove fu allievo di Ignaz von Döllinger. Il rapporto con quest'ultimo orientò la sua formazione verso la storia ecclesiastica e l'esame critico delle fonti. Alla frequentazione della cultura tedesca affiancò l'impegno nella vita politica britannica. Eletto deputato liberale alla Camera dei comuni nel 1859 per il collegio irlandese di Carlow, nel 1865 ottenne il seggio di Bridgnorth, ma la sua elezione fu annullata l'anno successivo. Pur intervenendo raramente nei dibattiti parlamentari, divenne uno stretto consigliere di William Ewart Gladstone, sostenendone anche il progetto di autonomia dell'Irlanda (Home Rule). Creato barone nel 1869, entrò nella Camera dei lord e dal 1892 al 1895 ricoprì la carica di lord-in-waiting della regina Vittoria.

Nel 1859 subentrò a John Henry Newman nella direzione del «Rambler». Con Richard Simpson sostenne un confronto fra cultura cattolica e ricerca contemporanea nel quale l'appartenenza religiosa non imponesse allo storico di tacere le testimonianze sfavorevoli alla propria Chiesa. Nel 1862 al «Rambler» succedette la «Home and Foreign Review», che continuò questo programma incontrando l'ostilità di settori dell'episcopato.

La partecipazione al congresso degli studiosi cattolici di Monaco del 1863 collocò Acton nel dibattito sull'autonomia del lavoro intellettuale. La lettera di Pio IX Tuas libenter, datata 21 dicembre 1863, riaffermò che gli obblighi degli studiosi cattolici non si esaurivano nell'accettazione delle definizioni dogmatiche, ma comprendevano la sottomissione ad altri insegnamenti e decisioni dell'autorità ecclesiastica. Nell'aprile 1864 Acton cessò la pubblicazione della «Home and Foreign Review». La rinuncia alla rivista lasciava aperto il conflitto fra obbedienza religiosa e indipendenza del giudizio storico.

Il Vaticano I e la censura degli scritti

Durante il concilio Vaticano I, aperto nel dicembre 1869, Acton soggiornò a Roma come osservatore laico e cercò di sostenere i vescovi contrari alla definizione dell'infallibilità pontificia. Informò Gladstone e Döllinger sull'andamento dei lavori e contribuì alla circolazione europea delle notizie conciliari. Parte delle sue comunicazioni confluì nelle corrispondenze pubblicate dall'«Allgemeine Zeitung» sotto lo pseudonimo di Quirinus, raccolte nel 1870 e tradotte in inglese come Letters from Rome on the Council. Si trattava di un'impresa collettiva, nella quale Döllinger ebbe una funzione principale.

Acton leggeva la questione dell'infallibilità attraverso la storia del potere papale. Temeva che il rafforzamento dell'autorità romana rendesse più difficile sottoporre a critica le decisioni dei pontefici e riconoscere le responsabilità ecclesiastiche nelle persecuzioni. Nella sua interpretazione, la difesa della coscienza e l'accertamento della verità storica erano pertanto inseparabili dalla resistenza all'accentramento ultramontano.

Dopo la definizione del 1870 proseguì la polemica con il Sendschreiben an einen deutschen Bischof des vaticanischen Concils e con The Vatican Council, apparso sulla «North British Review» nell'ottobre dello stesso anno. Quest'ultimo scritto, la sua traduzione tedesca e una dichiarazione di Döllinger da lui sottoscritta nel 1871 furono colpiti dalla censura romana,con l'iscrizione all'Indice del 23 settembre 1872, sulla base di un decreto del Sant'Uffizio del 20 settembre 1871.

La condanna degli scritti non comportò la scomunica di Acton. Diversamente da Döllinger, egli rimase nella comunione cattolica e continuò a praticare la propria religione. La sua vicenda mostra così la possibilità, ma anche la precarietà, di un dissenso esercitato dall'interno della Chiesa, senza rinunciare all'appartenenza confessionale.

Persecuzioni religiose e Inquisizione

La posizione di Acton sulla persecuzione conobbe una significativa evoluzione. In The Protestant Theory of Persecution, pubblicato sul «Rambler» nel 1862, esaminò le giustificazioni della coercizione religiosa formulate dai riformatori, dedicando attenzione anche alla repressione degli antitrinitari e alla condanna di Miguel Servet. Il saggio conservava tuttavia un'impostazione apologetica: Acton distingueva la violenza cattolica, spiegata attraverso le condizioni storiche, da quella protestante, ricondotta più direttamente a presupposti dottrinali.

Un passaggio importante fu lo studio sulla strage di San Bartolomeo, pubblicato nella «North British Review» nell'ottobre 1869. Acton vi affrontò il problema della premeditazione del massacro e delle responsabilità della monarchia francese e degli ambienti pontifici. L'attenzione alle testimonianze diplomatiche accompagnava il rifiuto delle ricostruzioni che attenuavano le colpe dei protagonisti in nome degli interessi della religione. La sua lettura fu successivamente sottoposta a un riesame critico da Herbert Butterfield, che ne contestò la costruzione interpretativa e l'uso delle prove. Il saggio resta dunque significativo anche come testimonianza delle tensioni fra erudizione, polemica confessionale e giudizio morale nella storiografia ottocentesca.

L'interesse per l'Inquisizione trovò un'espressione particolarmente rilevante nella recensione, apparsa nel 1888 sull'«English Historical Review», della History of the Inquisition of the Middle Ages di Henry Charles Lea. Acton riconobbe l'ampiezza della ricerca documentaria di Lea e discusse questioni di cronologia, fonti e organizzazione dei tribunali. Insistette inoltre sulla distinzione fra l'Inquisizione medievale e le forme moderne della repressione, attribuendo a quella romana una particolare importanza nella concentrazione del potere ecclesiastico e nel controllo delle stesse gerarchie.

Il dissenso più profondo riguardava però la responsabilità dei persecutori. Ad Acton appariva insufficiente condannare la persecuzione come sistema e assolvere chi l'aveva promossa richiamandosi alla mentalità del tempo. L'adesione a una dottrina, la convinzione di difendere la fede e il prestigio dell'istituzione non potevano, nella sua prospettiva matura, cancellare la responsabilità delle scelte individuali. La storia dell'Inquisizione diventava così un terreno sul quale verificare l'indipendenza morale dello storico anche rispetto alla propria tradizione religiosa.

Libertà di coscienza e giudizio storico

Nelle conferenze di Bridgnorth del 1877, The History of Freedom in Antiquity e The History of Freedom in Christianity, Acton ricondusse la libertà alla protezione della coscienza e alla limitazione del potere. La sua ricostruzione assegnava un ruolo decisivo alla distinzione fra autorità spirituale e temporale e ai conflitti che avevano impedito a una sola autorità di controllare interamente la società. Il cristianesimo aveva introdotto obblighi superiori ai comandi dei governanti; le Chiese storiche avevano però potuto allearsi con la coercizione politica. Analogamente, la Riforma non rappresentava per lui una liberazione automaticamente compiuta: la formazione di nuovi ordinamenti confessionali poteva riprodurre la repressione del dissenso.

La polemica con Mandell Creighton chiarì le conseguenze di questa impostazione per la scrittura della storia. Nella lettera del 5 aprile 1887, discutendo il trattamento dei pontefici nell'opera di Creighton, Acton formulò la celebre osservazione secondo cui il potere tende a corrompere e il potere assoluto corrompe assolutamente. Il punto era il rifiuto di concedere a papi e sovrani un'esenzione dal giudizio morale in ragione della carica ricoperta: proprio la vastità del potere rendeva più stringente l'esame delle loro responsabilità.

Questa concezione suscitò obiezioni durature. Nel discorso Ethical Values in History del 1903 Lea contestò l'idea che lo storico possedesse un criterio morale definitivo con cui giudicare senza residui ogni epoca. Difese invece la necessità di ricostruire le convinzioni e le condizioni entro le quali gli individui avevano agito. Il confronto investiva una questione centrale per la storia dell'intolleranza: come comprendere le ragioni dei persecutori senza trasformare la spiegazione storica in una giustificazione.

Nominato professore di storia moderna a Cambridge nel 1895, Acton contribuì all'impostazione della Cambridge Modern History. Non portò a compimento la grande storia della libertà che aveva progettato; il suo pensiero rimase affidato soprattutto a saggi, lezioni, recensioni e corrispondenze. La sua rilevanza per la storia del dissenso religioso risiede tanto nella battaglia per la libertà della ricerca quanto nella controversa esigenza di sottoporre le autorità ecclesiastiche allo stesso esame critico e morale riservato a ogni altro potere.

Opere e fonti

  • John Emerich Edward Dalberg-Acton, The History of Freedom and Other Essays, a cura di John Neville Figgis e Reginald Vere Laurence, Macmillan, London 1907. Comprende, fra gli altri, The Massacre of St. Bartholomew, pp. 101-149; The Protestant Theory of Persecution, pp. 150-187; A History of the Inquisition of the Middle Ages. By Henry Charles Lea, pp. 551-574. [Testo digitalizzato della ristampa del 1909]
  • John Emerich Edward Dalberg-Acton, Lectures on Modern History, a cura di John Neville Figgis e Reginald Vere Laurence, Macmillan, London 1906, in particolare la lezione inaugurale del 1895, pp. 1-30. [Testo digitalizzato]
  • Quirinus, Letters from Rome on the Council, traduzione di Henry Nutcombe Oxenham, Rivingtons, London 1870. [Testo digitalizzato].
  • Pio IX, Tuas libenter, 21 dicembre 1863. [Testo nel sito della Santa Sede].
  • Henry Charles Lea, Ethical Values in History, in «The American Historical Review», 9, 2 (1904), pp. 233-246, discorso pronunciato il 29 dicembre 1903. [Testo nel sito dell'American Historical Association]

Bibliografia

Collegamenti esterni

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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