Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Daniel Dunglas Home (1833 — 1886) fu uno dei medium più celebri dell'età vittoriana. Nato in Scozia da famiglia di origine scozzese-irlandese, si trasferì ancora bambino negli Stati Uniti, dove crebbe presso una zia materna. Le sue presunte facoltà medianiche — levitazione, elongazione corporea, movimento di oggetti senza contatto fisico e materializzazione di mani spiritiche — cominciarono ad attirare attenzione già nell'adolescenza e, a partire dai primi anni Cinquanta dell'Ottocento, la sua fama si diffuse rapidamente in Europa.
Firenze, la conversione e l'esame del Sant'Uffizio (1855—1856)
Dopo essersi fatto conoscere negli Stati Uniti e in Inghilterra, Home giunse a Firenze nel 1855, dove fu accolto in un ambiente cosmopolita di scrittori, artisti, diplomatici e aristocratici, gravitante attorno alla residenza di Thomas Adolphus Trollope in Piazza dell'Indipendenza. Tenne sedute anche alla Villa Colombaia, sulle colline di Marignolle. Il 5 dicembre 1855 Home fu vittima di un attentato da parte di uno sconosciuto armato di stiletto. L’episodio, che secondo il medium era stato in qualche modo preannunciato dagli avvertimenti di un’amica chiaroveggente, lo scosse profondamente e contribuì a orientarlo verso la conversione al cattolicesimo; in quella fase egli arrivò persino a contemplare l’idea della vita monastica. Fu con questo intento che si recò a Roma. Secondo il conte Théobald Walsh, Home venne allora «esaminato dal Sant’Uffizio, al quale dovette presentare un resoconto dettagliato di tutto ciò che aveva sperimentato»1. Il controllo inquisitoriale dovette avere esito favorevole, poiché Home fu accolto nella Chiesa cattolica e battezzato sub conditione dal gesuita inglese John Etheridge. Il battesimo avrebbe avuto luogo il Lunedì dell’Angelo, il 24 marzo 1856. Ottenne anche un'udienza privata da Pio IX, dal quale ricevette una medaglia d'argento e una benedizione apostolica.
Le sedute parigine e la documentazione vaticana (1857)
Nel giugno 1856 Home si trasferì in Francia. Dopo una fase di malattia, durante la quale le sue facoltà sembravano sospese, riprese le attività all'inizio del 1857. Il 10 febbraio fu invitato alle Tuileries da Napoleone III; le sedute che vi si svolsero — che videro il verificarsi di episodi di levitazione, tavoli sollevati, fisarmoniche suonate senza contatto fisico e apparizioni di mani spiritiche — suscitarono vasta eco. Il conte Théobald Walsh, corrispondente del noto predicatore gesuita Gustave Delacroix de Ravignan, segnalò la vicenda alla Santa Sede tramite una lettera del 13 aprile 1857 al conte Gozze, denunciando il carattere pericoloso delle pratiche di Home. Nella Feria IV del 29 aprile 1857, i cardinali decisero di contattare l'arcivescovo di Parigi, François-Nicholas-Madeleine Morlot, e di raccogliere pareri qualificati sul caso. La missiva del segretario del Sant'Uffizio Vincenzo Macchi, conservata nell'archivio dell'arcidiocesi di Parigi, descriveva l'attività di Home come un «novum phenomenorum genus», cioè un genere nuovo di fenomeni, non facilmente riconducibile alle categorie allora correnti del mesmerismo.
L'espulsione da Roma (1864) e la risposta gesuitica
Tornato in Italia alcuni anni più tardi, Home giunse a Roma nel novembre 1863 con l’intenzione di soggiornarvi per alcuni mesi e dedicarsi alla scultura, attività alla quale sperava di affidare il proprio sostentamento dopo la morte della moglie. Il 2 gennaio 1864 fu però convocato dalla polizia pontificia e sottoposto il giorno seguente a interrogatorio. Nella sua ricostruzione degli eventi, Home insiste sulla rudezza con cui fu accolto, e sul carattere sommario delle informazioni di cui disponeva l’ufficiale di polizia Pasqualoni. Quando le domande di quest’ultimo si focalizzarono sulle comunicazioni con gli spiriti, nella stanza si verificarono secondo Home episodi inquietanti: la scrivania di Pasqualoni produsse strani rumori, per poi muoversi da sola, provocando la costernazione dell’ufficiale. Il rapporto della Direzione generale di Polizia mostra che il caso non fu trattato soltanto come curiosità religiosa, ma anche come questione di ordine pubblico nel territorio dello Stato pontificio. Home vi dichiarò di non poter evocare gli spiriti a piacimento e di non saper spiegare i fenomeni che si producevano attorno a lui; l’estensore del rapporto oscillava tuttavia tra due ipotesi, descrivendolo da un lato come possibile allucinato o soggetto nervoso, dall’altro come autore di effetti fisici ottenuti con destrezza o con qualche occulto apparecchio o artifizio chimico (ad esempio un uso dell’ossigeno o del fosforo).
Dopo un primo ordine di lasciare Roma entro tre giorni, Home ottenne, tramite il console inglese, il permesso di rimanere a condizione di rinunciare a sedute e conversazioni sullo spiritismo. La concessione non dissipò però i sospetti delle autorità, che continuarono a sorvegliarne frequentazioni e reputazione morale2. Pochi giorni dopo Home fu infine costretto a lasciare Roma con l’accusa di «sortilegio». Nel 1882 il gesuita Giovanni Franco gli dedicò ampio spazio nel volume Gli spiriti delle tenebre, presentandolo come una figura emblematica dello spiritismo contemporaneo. Franco richiamava anche l’autorità di William Crookes: ammetteva la realtà di alcuni fenomeni riferiti, ma ne respingeva l’interpretazione in termini di forza psichica, ricondotti invece all’azione demoniaca.
Significato storico
Il caso di Home costituisce uno dei punti di contatto più significativi tra spiritismo ottocentesco e istituzioni cattoliche romane. La sua traiettoria — dall'esame del Sant'Uffizio all'udienza pontificia, fino all'espulsione da Roma — rende visibili le esitazioni e le tensioni con cui la cultura cattolica del tempo affrontò i fenomeni spiritici. Nei circuiti apologetici gesuitici, tale ambiguità venne progressivamente ricondotta alla categoria del preternaturale demonologico: i fenomeni potevano anche essere ritenuti reali, ma proprio questa realtà ne confermava, secondo tale lettura, l'origine diabolica.
Fonti e bibliografia
Fonti archivistiche
- Archivio del Dicastero per la Dottrina della Fede (ADDF), Sant'Uffizio, CL 1851-1856, n. 20.
- ADDF, Sant'Uffizio, Decreta 281 (1857), Feria IV die 29 Aprilis 1857.
- ADDF, Sant'Uffizio, MD 1857-58, n. 6, 1r-1v.
- Archivio Apostolico Vaticano, Archivio particolare di Pio IX, Oggetti vari, 1840, «Direzione generale di polizia. Rapporto su Daniel Dunglas Home», 9 gennaio 1864.
- Archivio Storico della Diocesi di Parigi, 4 E 1, 8.
Fonti primarie
- Giovanni Franco, Gli spiriti delle tenebre: Racconto storico delle pratiche dell'odierno spiritismo, 2ª ed., Giachetti, figlio e C., Prato 1882.
- Daniel Dunglas Home, Incidents in My Life, Longman, Green, Longman, Roberts & Green, Londra 1863.
- Théobald Walsh, Dunglas Home et le spiritualisme américain: Souvenirs contemporains, Imprimerie de J. Claye, Parigi 1858.
Fonti accademiche
- Peter Lamont, The First Psychic: The Peculiar Mystery of a Notorious Victorian Wizard, Little, Brown & Company, Londra,2006.
Nota bene
Questa voce è parte della sezione trasversale Mesmerismo, occultismo, spiritismo. Eterodossie del XIX secolo tra correnti esoteriche e nuove spiritualità.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]