Gentile, Valentino

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

Giovanni Valentino Gentile (Cosenza, 1520? - Berna, 10 settembre 1566) è stato un teologo ed eretico radicale.

Biografia

Cosentino, si trasferì a Napoli molto giovane verso la fine degli anni trenta, fu precettore di Orazio Anisio, nipote del poeta Giovanni Francesco (Giano) Anisio, che probabilmente lo fece incontrare con Marcantonio Flaminio. Forse prese parte alla vita del circolo di Juan de Valdés.
In seguito soggiornò in territorio veneziano (principalmente - si ritiene - a Padova, dove fu allievo di Matteo Gribaldi Mofa), partecipando alle riunioni anabattiste sin dal 1546.
Dal 1556 fu a Ginevra. Si rifiutò di firmare la confessione di fede imposta il 18 maggio 1556 da Calvino ai membri della Chiesa italiana di Ginevra, dandosi per malato. Denunciato poco dopo, fu arrestato il 9 luglio 1558. Firmò allora una nuova confessione di fede impostagli, allegando un'esposizione della propria teologia. Liberato, pur con il vincolo di non allontanarsi da Ginevra, riparò a Farges, poi soggiornò a Lione, Grenoble e a Chambéry, ospitato ed aiutato da Matteo Gribaldi e da Giovanni Paolo Alciati della Motta, che gli pagò la cauzione in occasione di un arresto avvenuto a Farges. A Lione fece stampare il libretto Antidota, poi una confessione di fede (scritta per giustificarsi in occasione dell'arresto a Farges) accompagnata da alcune annotazioni Contra symbulum s. Athanasii e quaranta Protheses. Di nuovo arrestato a Lione e rilasciato dopo cinquanta giorni di carcere, rientrò in Italia e quindi si trasferì in Polonia su invito di Giorgio Biandrata e di Giovanni Paolo Alciati della Motta. Soggiornò in Polonia tra il 1562 e il 1565. Lasciò quel regno per fuggire la persecuzione seguita all'editto di Parczów (7 agosto 1564). Dopo varie peregrinazioni (fu anche di nuovo a Farges, dove apprese della morte di Gribaldi, avvenuta nel settembre 1564), si fermò a Berna. Qui però, dopo una denuncia, venne arrestato. Condannato a morte, fu decapitato il 10 settembre 1566.

Tutte le sue opere a stampa sono andate perdute, ma i testi prodotti durante il processo cui fu sottoposto a Ginevra furono raccolti da Théodore de Bèze e pubblicati nel 1567 per poi essere inclusi nell'Opera omnia di Calvino.

Pensiero teologico

Nel pensiero teologico di Gentile assume un ruolo centrale la figura del Dio Padre, rispetto alla quale il Figlio e lo Spirito Santo sono nettamente subordinate: il Dio Padre è il generatore non generato, mentre il Figlio e lo Spirito Santo sono una sorta di proles, da Dio Padre generati ed essenziati. Calvino assimilò il pensiero teologico di Gentile a quello di Serveto, sostanzialmente ritenendolo un mero antitrinitario. Gentile dal canto suo contestava a Calvino di teorizzare più che una trinità una quaternità, poiché Dio si manifesterebbe nelle tre persone della Trinità ma anche al di fuori di esse in quanto tale. Si può dire che sostanzialmente Gentile proponesse una sorta di triteismo che rifiutava il concetto di persona/ipostasi che ricorda l'arianesimo, benché lui stesso sostenesse che le sue posizioni si differenziavano da quelle di Ario.

Bibliografia

  • Luca Addante, Eretici e libertini nel Cinquecento italiano, Laterza, Roma-Bari 2010.
  • Luca Addante, Valentino Gentile e il dissenso religioso nel Cinquecento, Edizioni della Normale, Pisa 2014.
  • Domenico Caccamo, Eretici italiani in Moravia, Polonia e Transilvania (1558-1611). Studi e documenti, Olschki, Firenze 1970.
  • Stefano Calonaci, Gentile, Valentino, in DBI, vol. 53 (2000).
  • Delio Cantimori, Eretici italiani del Cinquecento, a cura e con introduzione di Adriano Prosperi, Einaudi, Torino 1992.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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