Aldrovandi, Ulisse

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo [ISBN 978-88-942416-0-0]

Ulisse Aldrovandi (Bologna, 11 settembre 1522 - Bologna, 4 maggio 1605) è stato un medico e naturalista.

Prima di diventare un celebre naturalista, Ulisse Aldrovandi ebbe una vita movimentata e inquieta sin dalla prima gioventù. Orfano di padre, nel 1534 fuggì di casa, soggiornando a Roma. Alla fine degli anni trenta si recò in pellegrinaggio a Santiago di Compostela e progettò un viaggio in Terra Santa, che poi non intraprese. Compì quindi studi letterari e giuridici a Bologna, ma li abbandonò nel 1546 poco prima di addottorarsi in utroque iure, trasferendosi a Padova dove studiò matematica e filosofia naturale nel 1548-49. Aderì al circolo ereticale bolognese di tendenze calviniste-zwingliane (ma che ispirava anche molto alle dottrine di Camillo Renato) di cui facevano parte, tra gli altri, Annibale Monterenzi e Lelio Sozzini. Per questo fu arrestato e processato dall'Inquisizione bolognese allora retta da Girolamo Muzzarelli. Abiurò in pubblico nella basilica di San Petronio il 1° settembre 1549. Fu quindi convocato a Roma e le pene gli furono condonate dai cardinali inquisitori il 4 marzo 1550 (era stato appena eletto papa il "moderato" Giulio III e il 1550 era anno giubilare).
A Bologna Aldrovandi riprese quindi gli studi, addottorandosi in medicina il 23 settembre 1553 e iniziando a insegnare all'università nell'anno seguente. La fama in seguito ottenuta lo pose al riparo da ulteriori persecuzioni inquisitoriali: nel 1571 per es. fu coinvolto con il fratello Teseo in alcune indagini inquisitoriali, ma ne uscì senza danni.

Bibliografia

  • Processo Morone2, vol. 1, pp. 144-46, nota 24
  • Albano Biondi, Ulisse Aldrovandi e l'eresia a Bologna, in "Annali dell'Istituto storico italo-germanico di Trento", IV, 1962, pp. 133-49
  • Guido Dall'Olio, Aldrovandi, Ulisse, in DSI, vol. 1, p. 34
  • Giuseppe Montalenti, Aldrovandi, Ulisse, in DBI, vol. 2 (1960)

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]