Tra stereotipi e anomalie: per una prosopografia delle streghe in età moderna

a cura di Daniele Santarelli e Domizia Weber

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DOI 10.5281/zenodo.5792517

La costruzione di questa sezione trasversale di Ereticopedia parte dall'assunto che le categorie sociali e culturali associate agli individui accusati di stregoneria in età moderna siano soggette a importanti variabili e che gli stereotipi più frequentemente associati alle streghe, messi in evidenza e dibattuti in molte e importanti opere storiografiche, siano da porre in relazione con le evidenze documentarie, che non sempre li confermano.
In termini generali, i profili che spesso i documenti restituiscono e che ci aspettiamo di trovare corrispondono a un determinato stereotipo, cioè quello di una donna, più raramente di un uomo, avanti con gli anni, di aspetto poco gradevole, indigente, dai comportamenti eccentrici e invisa alla popolazione locale. Tuttavia, tali categorie sociali e culturali non risultano sempre presenti, tutt’altro: per esempio, se nella campagna toscana della prima età moderna possiamo trovare figure che corrispondono a questi elementi, come i casi paradigmatici di Gostanza da Libbiano e Maddalena Serchia, nella realtà urbana modenese del XVI secolo, invece, è possibile imbattersi prevalentemente in figure che contraddicono lo stereotipo della strega come delineato in non poca parte della storiografia: è quasi del tutto assente la figura della mendicante, le donne anziane e vedove sono un’esigua minoranza tra quelle processate per stregoneria; le presunte streghe apparivano perlopiù ben integrate nella vita sociale della città. Questo avvalora un approccio storiografico revisionista insistente più sulla varietà di situazioni che sull’aderenza a un modello precostituito.
Uno scenario simile a quello modenese è riscontrabile, nel medesimo periodo storico, a Siena e in alcune zone dell’Inghilterra, in particolare nel Kent.
L’analisi statistica effettuata da Oscar Di Simplicio per Siena consente allo studioso di affermare che «lo stereotipo della strega, come di una donna in età avanzata, non regge sulla base delle 80 indicazioni di età rimaste» (Di Simplicio 2005, p. 102). Di Simplicio riscontra altresì una «estrema genericità della situazione occupazionale», nonché «una incertezza ancora maggiore relativa al reddito di queste accusate» (ibid., p. 108) e una «non marginalità sociale delle donne accusate di stregoneria» (ibid., p. 111).
Ad osservazioni simili a quelle formulate da Di Simplicio sono pervenuti studi effettuati sul fenomeno della caccia alle streghe in Inghilterra nella prima età moderna che hanno preso spunto da un pioneristico studio di Alan Macfarlane incentrato sull’Essex, che pur non si discostava dal paradigma classico. Se Cynthia B. Herrup ha fatto notare che, per quanto concerneva la regione del Sussex, le persone accusate di stregoneria non appartenevano in genere a ceti sociali più modesti dei loro accusatori, per il Kent del XVI e XVII secolo Malcolm Gaskill è a sua volta pervenuto, sulla base di una solida documentazione, a conclusioni molto significative: «It is certainly true that many women accused of witchcraft in Kent were active and integrated in local society, rather than passive and isolated» (Gaskill 1996, p. 265).
Peraltro anche nei territori tedeschi, lo stereotipo classico della strega non apparirebbe così preponderante, tant’è che Di Simplicio, sottolineando le similitudini con il caso di Siena da lui studiato, ha potuto affermare: «Del pari in Germania risulta che una percentuale non trascurabile delle donne accusate non erano delle emarginate bensì figure ben inserite nella loro comunità» (Di Simplicio 2005, p. 111).
Lo stereotipo classico della strega europea, che ha trovato conferma nell’analisi della documentazione effettuata in prestigiosi studi sulla caccia alle streghe nell’Europa moderna come quelli di Edward William Monter per la Francia e per la Svizzera, di Erik Midelfort per la Germania meridionale, di Keith Thomas per l’Inghilterra e di Gustav Henningsen per i Paesi Baschi, è stato quindi messo in discussione e si può ritenere che tale paradigma sia ormai da oltrepassare: nell’Europa dell’età moderna si configurerebbe piuttosto un sistema stregoneria fluido e dinamico, non riconducibile a schemi rigidi e precostituiti.
Questa dialettica tra stereotipi e anomalie nella figura della strega in età moderna potrebbe essere meglio approfondita ricorrendo a modelli prosopografici e a strumenti informatici.
L'impiego di tali modelli e strumenti potrebbe anche aiutare a definire meglio il ruolo giocato dalla "fama di strega" come elemento fondamentale della persecuzione. Tale fama si acquisiva naturalmente attraverso la diffamazione sociale che comportamenti e situazioni non conformi alle norme sociali inevitabilmente attiravano. Il quadro non cambia granché spostandoci dalla Scozia ai Grigioni, dalla Svezia alla Toscana della prima età moderna.
La diffamazione sociale gioca un ruolo fondamentale nel concentrare la persecuzione contro determinati individui in un contesto come quello scozzese, ampiamente e sistematicamente studiato: gli studi fondamentali di Christina Larner, che hanno stimolato analisi quantitative poi confluite nella banca data informatica The Survey of Scottich Witchcraft (1563-1736), diretta da Julian Goodare, hanno evidenziato la preminenza di una stregoneria diabolica (mentre relativamente poche sono le guaritrici), nella quale l’elemento del sabba è quindi fondamentale, esercitata prevalentemente da donne di mezza età o molto anziane, la cui condotta anticonformista non poteva passare inosservata, attirando i sospetti e l’ostilità delle comunità locali.
Nella grande caccia alle streghe del 1668-1676 in Svezia, indagata da Bengt Ankarloo, il ruolo fondamentale è giocato da donne di pessima fama, i cui profili generalmente non corrispondono allo stereotipo classico, accusate di aver corrotto persino un ingente numero di bambini, che sono coinvolti nei processi e in vari casi condannati a pene pesanti, inclusa la morte.
La pessima fama poteva riguardare un singolo individuo isolato come tutta la sua famiglia. In determinati contesti, non è rara la presenza di famiglie pregiudicate che producevano stirpi di streghe e stregoni che subivano, generazione dopo generazione, le stesse dinamiche persecutorie. Il caso della Valle di Poschiavo, nei Grigioni, territorio dove coesistevano cattolici e riformati, cosa che da sé era fonte di gravi tensioni sociali, è a questo proposito paradigmatico. Il tribunale laico di Poschiavo processò numerose streghe tra Seicento e Settecento, molte delle quali furono condannate a morte a seguito di confessioni estorte con l’uso intensivo della tortura. Nel XIX secolo Gaudenzio Olgiati (1836-1892), giudice federale a Losanna di origini poschiavine, repertoriò e in buona parte trascrisse 128 processi di stregoneria svoltisi tra 1631 e 1753. Nel 2014 la serie dei processi è stata oggetto di un nuovo riordino a cura di Cristina Giulia Codega: il risultato è un prezioso sito web nel quale si possono consultare le schede sintetiche dei singoli processi, le trascrizioni e i regesti dell’Olgiati e gli stessi verbali originali, il tutto digitalizzato e a libero accesso. La netta maggioranza delle streghe e degli stregoni processati a Poschiavo erano individui pregiudicati e una parte non irrilevante apparteneva a famiglie che si riteneva praticassero la stregoneria da sempre.
Nella Toscana del XVII sec., la diffamazione gioca un ruolo simile sia, in ambito rurale, nel caso della vecchia mendicante guaritrice Maddalena Serchia sia, in ambito urbano, in quello dell’arrampicatrice sociale Oriana Bari.
Un sistema affascinante e complesso come quello della stregoneria necessita indubbiamente di una convergenza tra metodologie tradizionali e innovative, nonché tra discipline umanistico-sociali e tecnico-scientifiche per essere meglio compreso e studiato: si pensi anche al contributo che, sulla base delle più recenti scoperte sul funzionamento del cervello umano, può essere fornito delle neuroscienze per spiegare le origini della credenza nelle streghe, come messo in luce da studi recenti.
La costruzione di un repertorio delle donne e degli uomini che furono perseguitati per stregoneria in età moderna in un territorio più o meno definito, come la penisola italiana, il mondo mediterraneo, l’Europa occidentale, che coniughi aspetti interpretativi, descrittivi e analitici e che sia integrato in un più ampio e ambizioso dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori, che permetta di approfondire al contempo attori e dinamiche della repressione e di formulare parallelismi tra eretici e streghe, potrebbe aiutare a penetrare meglio nel sistema della stregoneria e coglierne le varie sfaccettature. Ciò che vorremmo tentare di fare, appunto, in questa sede.

Sono ben accetti suggerimenti generali e proposte di voci. Per contattarci a tale proposito scrivere a gro.aidepocitere|enoizader#gro.aidepocitere|enoizader.

Bibliografia e sitografia indicative

  • Alan Macfarlane, Witchcraft in Tudor and Stuart England. A Regional and Comparative Study, Routledge & Kegan Paul, London 1970 (cfr. anche la seconda edizione: Routledge, London 1999).
  • Norman Cohn, Europe’s Inner Demons, Book Club Associates, London 1975.
  • Richard Kieckhefer, European Witch Trials. Their Foundations in Popular and Learned Culture, 1300-1500, Routledge & Kegan Paul-University of California Press, London-Berkeley 1976.
  • E. William Monter, Witchcraft in France and Switzerland: the Borderlands during the Reformation, Cornell University Press, Ithaca 1976.
  • Christina Larner, Enemies of God. The Witch-Hunt in Scotland, John Hopkins University Press, Baltimore 1981.
  • Joseph Klaits, Servants of Satan. The Age of the Witch Hunts, Indiana University Press, Bloomington 1985.
  • Brian P. Levack, The Witch-Hunt in Early Modern Europe, Longman, London-New York, 1987.
  • Cynthia B. Herrup, The Common Peace. Participation and the Criminal Law in Seventeenth-Century England, Cambridge University press, Cambridge 1989.
  • Rainer Walz, Hexenglaube und magische Kommunikation im Dorf der frühen Neuzeit. Die Verfolgungen in der Grafschaft Lippe, Schöningh, Paderborn 1993.
  • Lyndal Roper, Oedipus and the Devil: Witchcraft, Sexuality and Religion in Early Modern Europe, Routledge, London 1994.
  • Early Modern European Witchcraft. Centres and Peripheries, ed. by Bengt Ankarloo, Gustav Hennigsen, Cambridge University Press, Cambridge 1996 (cfr. in particolare Bengt Ankarloo, Swedish: The Mass Burnings (1668-76), ivi, pp. 285-317).
  • Witchcraft in Early Modern Europe. Studies in Culture and Belief, ed. by Jonathan Barry, Marianne Hester and Gareth Roberts, Cambridge University Press, Cambridge 1996 (cfr. in particolare il saggio di Malcolm Gaskill, Witchcraft in Early Modern Kent: Stereotypes and the Background of the Accusations, ivi, pp. 257-287).
  • Robin Briggs, Witches and Neighbors: The Social and Cultural Context of European Witchcraft, Viking, New York 1996.
  • Stuart Clark, Thinking with Demons. The Idea of Witchcraft in Early Modern Europe, Oxford University Press, Oxford 1997.
  • Gostanza la strega di San Miniato, a cura di Franco Cardini, Laterza, Roma-Bari 20012.
  • Julian Goodare, Lauren Martin, Joyce Miller, Louise Yeoman, The Survey of Scottish Witchcraft. 1563-1736, https://www.shca.ed.ac.uk/Research/witches (banca data on line archiviata nel gennaio 2003, consultata il 20 dicembre 2021).
  • Oscar Di Simplicio, Autunno della stregoneria. Maleficio e magia nell'Italia moderna, Il Mulino, Bologna 2005.
  • Witchcraft in Early Modern Europe, ed. by Merry E. Wiesner, Houghton Mifflin, Boston 2007.
  • Domizia Weber, Il genere della stregoneria. Il caso di Maddalena Serchia e Giovanni Serrantelli, Lalli, Poggibonsi 2011.
  • Domizia Weber, Sanare e maleficiare. Guaritrici, streghe e medicina a Modena nel XVI secolo, Carocci, Roma 2011.
  • The Oxford Handbook of Witchcraft in Early Modern Europe and Colonial America, ed. by Brian P. Levack, Oxford University Press, Oxford-New York 2013 (cfr. in particolare i saggi di Alison Rowlands, Witchcraft and Gender in Early Modern Europe, ivi, pp. 449-467, Oscar Di Simplicio, On the Neuropsychological Origins of Witchcraft Cognition: The Geographical and Economic Variable, ivi, pp. 507-526, Peter Elmer, Science and Witchcraft e Id., Medicine and Witchcraft, ivi, pp. 548-560 e 561-573).
  • Recuperando – Comune di Poschiavo – Processi alle streghe, https://www.recuperando.ch/progetti/comune-di-poschiavo/processi-alle-streghe (sito web on line dal 2014, URL consultato il 20 dicembre 2021).
  • Julian Goodare, The European Witch-hunt, Routledge, London 2016.
  • Cristina Giulia Codega, Una valle alpina alle prese con la stregoneria: Poschiavo tra XVII e XVIII secolo, in Una nuova frontiera al centro dell'Europa. Le Alpi e la dorsale cattolica (sec. XV-XVII), a cura di Federico Zuliani, FrancoAngeli, Milano 2020, pp. 253-273.
  • Daniele Santarelli, Domizia Weber, Stereotipi e anomalie nella caccia alle streghe in età moderna. Alla ricerca di un modello prosopografico, in "Rivista di Storia della Chiesa in Italia", LXXV/2, 2021, pp. 521-533.
  • Domizia Weber, Daniele Santarelli, Infamia, sabba e antisocietà nel sistema della stregoneria. Note e riflessioni a margine di alcuni processi (XVI-XVII sec.), in “Ricerche Storiche”, LII/1, 2022, pp. 141-151.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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