De Vio, Tommaso [Caetano, Gaetano]

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo [ISBN 978-88-942416-0-0]

Tommaso (al secolo Giacomo) De Vio, meglio noto come Caetano o Gaetano (Gaeta, 20 febbraio 1469 – Roma, 10 agosto 1534), è stato un cardinale e teologo, membro dell'ordine domenicano.

Tommaso De Vio, detto il cardinal Gaetano (o Caetano; lat. Caietanus o anche Caetanus), nacque intorno al 20 febbraio 1469 a Gaeta (provincia di Latina). Fu battezzato col nome di Giacomo ma, nel 1484, entrato nel convento domenicano di Gaeta, assunse il nome di Tommaso. All’età di ventidue anni fu ordinato sacerdote e il 24 maggio 1491 si iscrisse nel registro di studio di S. Agostino a Padova. Là fu quindi assunto come lector artium e nel 1492 nominato magister studentium pro tertio anno. L’anno successivo, dopo una brillante discussione con Pico della Mirandola, Tommaso Gaetano – come risulta sempre più spesso chiamato nei documenti – conseguì il titolo di magister theologiae. Nell’anno di corso 1494-95 De Vio tenne la cattedra di metafisica che prima di lui aveva occupato il suo maestro Valentino da Perugia. Il risultato dell’insegnamento di tale materia a Padova è il commento In librum de ente et essentia D. Thomae Aquinatis, stampato a Venezia nel 1496 (e poi di nuovo, in un’edizione riveduta e migliorata, a Pavia nel 1498). Tale scritto rappresenta il primo tassello nell’esegesi del pensiero di san Tommaso da parte di De Vio, attività a cui questi si dedicò, a fasi alterne, per i successivi venticinque anni.
Su impulso di Ludovico il Moro, De Vio insegnò teologia a Pavia tra il 1497 e il 1499. In qualità di professore di teologia, gli venne chiesto espressamente di interpretare testi di Tommaso d’Aquino. Fu così che iniziò a prender forma la sua opera più nota, il commento alla Summa theologiae dell’Aquinate, il cui primo tomo apparve a Venezia nel 1508. Tuttavia, De Vio continuò ad approfondire l’esame della filosofia di Aristotele, che rimase per lui sempre di primaria importanza.
Sul finire del 1499 De Vio si stabilì nel monastero di S. Maria delle Grazie a Milano, dove si occupò soprattutto di problemi di etica sociale ed economica. Tanto è dimostrato dalle Quaestiones che verranno in seguito pubblicate tra gli Opuscula. I commenti In primam partem Summae d. Thomae Aquinatis e In tres libros Aristotelis de anima furono ultimati più tardi a Roma nel 1507.
Il 1° giugno 1501 fu chiamato da V. Bandelli a rivestire la carica di procuratore dell’Ordine presso la Curia, per volere del cardinale protettore dell’Ordine, Oliviero Carafa. In tale qualità, De Vio si trovò a confrontarsi con una richiesta di Giulio II riguardo alla simonia nelle elezioni del papa. Nella sua risposta del 26 dicembre 1503 egli biasimava la vendita di cariche ecclesiastiche in sé, sostenendo che questa procedura non poteva essere giustificata dalle buone intenzioni; del pari, veniva condannata anche la concessione di benefici ecclesiastici. Dopo il suo scritto contro il concilio di Pisa (1511) e il suo discorso al concilio laterano (1512) De Vio fu ritenuto un curialista dichiarato.
Il 10 giugno 1508 De Vio fu eletto magister generalis. Nonostante gli svariati incarichi che gli furono affidati durante il generalato, comunque, De Vio riuscì a portare avanti la sua opera di commento alla Summa. Il 29 dicembre 1511 terminava il commento In primam partem secundae, pubblicato a Venezia nel 1514, e il 26 febbraio 1517 il commento In secundam partem secundae, pubblicato sempre a Venezia nel 1518.
Fin dalla sua permanenza a Milano, De Vio fu sempre oberato da quesiti di carattere teologico-morale, incentrati sulla questione fondamentale del rapporto tra le necessità situazionali (sia in ambito puramente ecclesiastico, che in quello secolare) e i principi della fede cristiana. Questa ampia gamma di problemi di teologia morale originava un folto numero di responsi dati sotto forma di Quaestiones. In particolare, il commento della Secunda secundae gli offrì la possibilità di affrontare tali questioni di vita quotidiana su un piano più generale. Con grande abilità dialettica, egli è riuscito a innestare fattori concreti e situazionali nella discussione di principi teorici.
Pochi mesi dopo la chiusura del quinto concilio lateranense, il 1° luglio 1517, De Vio fu eletto cardinale. Nello stesso tempo si propose una proroga del suo generalato fino al seguente capitolo generale. Nel concistoro dell’8 febbraio 1518 gli fu affidata l’amministrazione dell’arcidiocesi di Palermo. Nel 1519, tuttavia, il cambiamento avvenuto nel quadro politico a seguito dell’elezione di Carlo V si ripercosse immediatamente su De Vio. Dietro le pressioni spagnole, infatti, il papa si vide costretto a proporgli le dimissioni dall’arcivescovato, che furono accettate alla fine dell’anno.
Il papa Leone X dispensò De Vio dalla partecipazione ai concistori, eccetto quelli più importanti. Da quel momento in poi il pensiero teologico di De Vio si arricchì dell’esegesi biblica. Già nel suo commento alla Pars tertia della Summa theologiae di Tommaso d’Aquino, includente le Quaestiones complementari (compiuto nel 1520 e pubblicato a Venezia nel 1523), egli risulta maggiormente influenzato dai dati dell’esegesi. De Vio dedicò gli anni successivi al 1524 esclusivamente a tradurre e commentare quasi tutti i libri dell’Antico e Nuovo Testamento.
Il segretario e biografo di De Vio, Flavio, narra di un improvviso indebolimento fisico del cardinale sopraggiunto nell’estate del 1534. Di lì a poco seguì la morte, avvennuta a Roma il 10 agosto 1534.
Il merito di De Vio è di di aver posto in primo piano nel dibattito filosofico la teologia e la metafisica tomiste e di averle difese dalle critiche degli scotisti e degli averroisti. In questo intento riuscì solo grazie al riferimento all’autorità di Aristotele. Il suo appassionato studio del filosofo greco riecheggia spesso nei suoi commenti. L’opera di sistematizzazione della metafisica tomista, che egli completò attraverso il recupero di Aristotele, venne però considerata in epoca moderna un’alterazione e semplificazione della dottrina dell’essere di san Tommaso. Il richiamo ad Aristotele lo condusse alla distinzione tra filosofia e teologia, precorrendo quindi i tempi moderni riguardo alla separazione tra scienza e fede.

Bibliografia

  • Eckehart Stove, voce De Vio, Tommaso in Dizionario biografico degli italiani 39: Deodato-Di Falco, Istituto della Enciclopedia italiana, Roma 1991.

Links

Article written by Nunzio Ciullo | Ereticopedia.org © 2017

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]