Romanelli, Shemuel

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

Shemuel Romanelli (Mantova 1757 – Casale Monferrato 1814) fu uno scrittore, traduttore e viaggiatore ebreo mantovano. Entusiasta sostenitore sia dell’Illuminismo tout court sia della Haskalà (l’illuminismo ebraico), egli tuttavia mantenne nel corso della sua carriera intellettuale uno spirito libero tale da renderlo una figura unica del panorama letterario della sua epoca.
I dati biografici sono deducibili perlopiù da allusioni contenute nelle sue opere1 e in particolare dal suo capolavoro, il carnet di viaggio in Marocco, intitolato in ebraico Maśśa ba-‘Arav (“Peripezie d’Arabia”; editio princeps Berlino 1792) – racconto delle avventure e dei viaggi compiuti da Romanelli nel Sultanato.

Biografia

Shemuel Romanelli nasce il 19 settembre 1757, a Mantova, allora città asburgica. I suoi genitori, Moses Hay Romanelli e Consola Portaleone, appartengono a famiglie insediate da secoli nella locale comunità ebraica; in particolare, il ramo materno vanta tra i suoi antenati illustri personaggi, tra cui Yehudah Sommo Portaleone (1525-1590 ca.), rabbino, drammaturgo e scenografo dei Gonzaga.
La dimestichezza di Romanelli con la lingua ebraica e le sue conoscenze della letteratura biblica e rabbinica, che intuiamo dai suoi scritti e dall’uso sapiente e disinvolto con cui egli cita i testi sacri, presuppongono che abbia studiato con profitto presso la scuola ebraica mantovana. Il curriculum studiorum nella Mantova ebraica del secondo Settecento è all’avanguardia, grazie all’opera pedagogica del Rabbino Yaakov Rafael Saraval (1708-1782): si pone l’accento sullo studio della lingua ebraica e della Bibbia, a scapito della letteratura talmudica, e soprattutto ci si apre a materie profane, e in particolare alla letteratura italiana2. Inoltre, Romanelli stesso ricorda nell’introduzione a una sua pièce teatrale, ‘Alot ha-minkhà (“l’offerta della sera”, pubblicata a Vienna nel 1793), che a Mantova frequentò la biblioteca della comunità ebraica3. Fondata nel 1767, questa raccolta libraria, che dopo alterne vicende confluirà, nel 1931, nel fondo “ebraico” della Biblioteca Teresiana di Mantova, si distinse sin dagli esordi per il suo carattere eclettico e per l’apertura alla produzione libresca dell’ebraismo europeo. Tutto ciò deve avere ampiamente contribuito alla formazione letteraria tutt’altro che provinciale del nostro autore.
Quello che infatti spicca del profilo di Romanelli in quanto letterato, è la sua dimestichezza con la letteratura europea ad ampio raggio4, e per di più fruita in lingua originale (che sia italiano, inglese, spagnolo o altro), a dimostrazione di un’apertura di interessi, di un eclettismo poliglotta e di un ventaglio di letture rari per un intellettuale della sua epoca.
Oltre che lettore, Romanelli è prolifico e versatile autore: traduttore in ebraico di Alexander Pope, di Pietro Metastasio, di Scipione Maffei, e traduttore in italiano di poesie, preghiere e di altri testi ebraici, si dedica principalmente alla poesia di occasione e al teatro, ma scrive anche una grammatica di lingua ebraica in italiano e, soprattutto, il Maśśa ba-‘Arav.
Se Romanelli è un letterato di pregio, fortemente radicato nei valori dell’Illuminismo e della Haskalà, altrettanto forte è il suo côté di instancabile, curioso, audace viaggiatore; del resto, questi due lati della sua personalità si integrano perfettamente, e spiegano anche i motivi dei suoi interessi multiformi in campo letterario e non solo.
In una data imprecisata, ma verosimilmente nei primi anni Ottanta del Settecento, Romanelli si reca a Londra per congiungersi a un gruppo di maskilim (illuministi ebrei). In seguito, nel tentativo di rientrare in madre patria, avviene un imprevisto. È questo l’esordio del Maśśa ba-‘Arav: siamo nel 1786 e l’autore si trova bloccato a Gibilterra, tappa obbligata nel tragitto via mare dall’Inghilterra all’Italia.
In attesa di una nave che lo conduca a casa, ma che non giunge, e che comunque, come ci informa l’autore, non potrebbe prendere perché è senza un soldo, Romanelli accetta la proposta di un mercante inglese di fargli da socio in Marocco in una attività commerciale; ma tre giorni dopo il loro arrivo a Tangeri, un editto del re espelle tutti gli inglesi dal regno e Romanelli si trova da solo in una terra ignota, dove alla fine soggiornerà per quattro lunghi e turbolenti anni. Il Maśśa ba-‘Arav infatti si chiude con lo sbarco del nostro intrepido scrittore nei Paesi Bassi. Siamo nel 1790.
Sappiamo poi da scritti successivi che, dopo avere soggiornato ad Amsterdam e all’Aia, Romanelli si recherà nella grande Berlino: all’epoca, la Berlino ebraica è la capitale della Haskalà, e infatti troviamo Romanelli ben inserito, con contatti e appoggi, nell’ambiente di Ha-Me’assef (“Il collezionista”), il giornale del movimento. Vive sotto il patronato di alcuni mecenati, uno dei quali, David Friedländer, è citato in una nota del resoconto marocchino come uno dei committenti e principali sostenitori della pubblicazione (che vedrà per la prima volta la luce nel 1792 per i tipi della Jüdische Freischule, a cui seguiranno numerose ristampe).
Dopo Berlino è la volta di Vienna, dove Romanelli si guadagnerà da vivere come poeta d’occasione, segretario e correttore di bozze; a seguito, probabilmente, di qualche dissapore (che non stupisce, vista la personalità indomita, caustica e molto diretta del nostro autore), Romanelli lascerà l’Austria per Trieste, dove pubblicherà Una grammatica ragionata italiana ed ebraica con trattato, ed esempj di poesia (1799). Seguono ulteriori spostamenti, non facili da localizzare cronologicamente, e che ricostruiamo perlopiù da allusioni contenute in alcune sue poesie scritte per occasioni specifiche. Così, deduciamo che fu a Nizza della Paglia e a Genova, che tornò a Mantova e fu in vacanza a Lille, che (forse) passò da Parigi e nel 1808 si insediò a Torino e poi nella zona di Alessandria. Finirà i suoi giorni in Piemonte, a Casale Monferrato, come ci attestano gli archivi della locale comunità ebraica, il 17 ottobre 1814, a cinquantasette anni appena compiuti.
Personaggio fuori dalle righe, rimane sempre e comunque all’interno delle comunità ebraiche presso cui soggiorna e lavora; tuttavia, la sua mentalità trasversale, raffinata dall’indomabile ironia che lo caratterizza, ne fa una figura originale, irrequieta e mai del tutto inquadrata. Prova ne è il suo ininterrotto peregrinare da una nazione all’altra, da un committente all’altro; e anche la sua ridotta fortuna, in vita, come letterato: la sua morte passa quasi del tutto inosservata presso i contemporanei e delle sue opere, l’unica ad avere ricevuto vera diffusione e ampio pubblico (anche, oggettivamente, per il suo valore di contenuto, stile e piacevolezza) sarà il resoconto marocchino.
La sua anima di viaggiatore e di poliglotta, oltre alla sua ispirazione illuministica, di fatto lo rendono, oltre che ebreo e italiano, un figlio dell’Europa; in effetti, il suo apprezzamento del mondo europeo (cristiano ed ebraico), inteso come un’unità culturale all’insegna dei Lumi, sono pagine splendide di un europeista ante litteram, modernissimo nelle sue riflessioni e nel suo cosmopolitismo. In esse si percepisce in più anche l’orgoglio dell’ebreo emancipato che può finalmente sentirsi cittadino al pari degli altri e si sente, giustamente, cittadino del mondo.

Elenco delle opere principali

Nota bene. Salvo le opere a stampa, molti degli scritti inediti di Romanelli, che alla sua morte entrarono in possesso di Lelio Della Torre, si persero a seguito di un furto subito dal Della Torre. Costui fece in tempo a pubblicare qualche poesia, che così si è conservata, e a trascriverne altre in un manoscritto – il 42 della Biblioteca del seminario rabbinico di Budapest – descritto da Schirmann 1966, ma tutt’oggi introvabile, come il microfilm del manoscritto che Schirmann consultò all’Istituto dei microfilm dei manoscritti ebraici di Gerusalemme5. Qui di seguito si citano solo le opere principali di Romanelli; per un elenco più dettagliato, e maggiori informazioni bibliografiche su ciascun titolo, si veda Salah 2006, pp. 58-72.

  • Traduzione dall’inglese all’ebraico di Essay on man di Alexander Pope – perduto, salvo qualche citazione nel Maśśa ba-‘Arav (1792), nella grammatica ebraica (1799), nel Mahazeh Shadday (1808).
  • Un sonetto per la morte di Moses Mendelssohn (1786).
  • Ha-Qolot Yehdalun o Mishpat Shalom (Berlino 1791), dramma in versi.
  • Maśśa ba-‘Arav (Berlin, 17921), resoconto del viaggio in Marocco dell’autore.
  • Ruah Nakon (Berlin, 1792), poema filosofico.
  • ‘Alot ha-Minkhah o Hibbur ha-Me’ushshar, il pomo traslato ossia l’innesto felice (Vienna 1793), in italiano ed ebraico, opera rappresentata per le nozze di Charlotte Arnstein con Leopoldo Herz.
  • Grammatica ragionata italiana ed ebraica con trattato ed esempj di poesia (Trieste 1799), grammatica di lingua ebraica con appendice di testi letterari.
  • Zimrat ‘Aritzim, ossia raccolta di inni ed odi di parecchi rabbini dell’assemblea degli ebrei e del gran Sinedrio (Mantova 1807), raccolta di poesie in onore di Napoleone redatte dai rabbini del Sinedrio riunitosi a Parigi nel 1806, con note e traduzioni di Romanelli.
  • Mahazeh Shaddai, illusione felice ossia visione sentimentale (Torino 1808), opera poetica in italiano ed ebraico.
  • Talmon, traduzione in ebraico del Temistocle di Pietro Metastasio.
  • Merav (postuma, Roma 1903), traduzione in ebraico della Merope di Scipione Maffei.

Riferimenti bibliografici

Nota bene. Per un’ampia bibliografia, aggiornata al 2006, si rimanda a Salah 2006, pp. 64-72; in questa sede si dà conto solo dei riferimenti bibliografici essenziali, con qualche aggiornamento post 2006.

  • Vittore Colorni, Samuele Romanelli a due secoli dalla nascita, in “Rassegna mensile di Israel”, 24, 1958, pp. 19-24.
  • Lelio Della Torre, Samuele Romanelli e i suoi scritti, in “Corriere israelitico”, 4, 1865-1866, pp. 140-143.
  • Gotthard Deutsch – Isidore Singer, Romanelli, in “Jewish Encyclopedia”, vol. X, New York 1901-1906, p. 403.
  • Yosef Klausner, Historia shel Ha-Sifrut Ha-Ivrit He-Hadashah [Storia della nuova letteratura ebraica, in ebr.], vol. 1, Ahiasf Publishing House, Gerusalemme 1930.
  • Alfredo Ravenna, Impressioni marocchine d’un viaggiatore ebreo italiano del Settecento, in “Rassegna Mensile di Israel”, 18, 1952, pp. 222-229; 19, 1953, pp. 282-286.
  • A.A.V.V., Romanelli, Shemuel Aharon, in Encyclopedia Judaica, vol. XIV, Gerusalemme 1971, pp. 228-229.
  • Samuel Romanelli, Travail in an arab land. Translated from the Hebrew with introduction and notes by Y.K. Stillmann and N. Stillmann, The University Alabama Press, Tuscaloosa and London 1989.
  • Samuele Romanelli, Maśśa’ be-‘Arav. Visioni d’Oriente. Itinerari di un ebreo italiano nel Marocco del Settecento, a cura di Asher Salah, Giuntina, Firenze 2006.
  • Shemuel Romanelli, Peripezie e profezie d’Arabia. Le avventure di un ebreo illuminista, a cura di E. Baricci, Ibis Edizioni, Como-Pavia 2016.
  • Jefim Schirmann, Kovetz Shirei Shemuel Romanelli bikhtav yad [una raccolta di poesie di Shemuel Romanelli in manoscritto, in ebr.], in “Tarbiz”, 35, 1966, pp. 373-395.
  • Jefim Schirmann, Shemuel Romanelli: ketavim nivharim [Shemuel Romanelli: scritti scelti, in ebr.], Bialik Institute, Gerusalemme 1968.
  • Jefim Schirmann, Shemuel Romanelli: ha-Meshorer weHa-Noded [Shemuel Romanelli: il poeta e il vagabondo, in ebr.], in LeToledot HaShira weHaDrama HaIvrit [per una storia della poesia e del dramma ebraico, in ebr.] Gerusalemme 1979, pp. 239-301.
  • Ferruccio Servi, Samuele Romanelli, in “Vessillo israelitico”, 30, 1882, pp. 87-88.

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Article written by Erica Baricci | Ereticopedia.org © 2019

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]

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