Sede inquisitoriale di Torino

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-88-942416-0-0 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

L'Inquisizione iniziò ad operare a Torino e in Piemonte nel XIII sec. Dal XIV secolo il potere inquisitoriale fu esercitato dai frati predicatori del convento (precedentemente l'attività inquisitoriale era stata diretta dal vescovo). Un Inquisitore con competenza solo sul territorio di Torino fu introdotto attorno al 1480.
Nel XIV e XV secolo l'Inquisizione domenicana era stata molto attiva in Piemonte contro gli eretici (valdesi) e le streghe. La penetrazione della Riforma protestante e l'adesione alla stessa, nel 1532, dei valdesi piemontesi stimolò la repressione, che, gestita prevalentemente dalle autorità civili, non fu particolarmente efficiente e continuativa almeno fino agli anni sessanta del XVI secolo ma anche oltre.
Senz'altro significativo il fatto che il primo Inquisitore di Torino nominato dopo l'emanazione della bolla Licet ab initio (1542), Tommaso Giacomelli, che esercitò l'incarico dal 1547 al 1565, fu figura abbastanza ambigua, sospettato di eresia fin dal 1542 e di nuovo accusato tra 1557 e 1559, nel corso del suo inquisitorato.
Altrettanto significativa fu la linea tutto sommato morbida tenuta da Emanuele Filiberto duca di Savoia (1559-1580) in merito alla repressione dell'eresia, in un contesto difficile nel quale peraltro esplodevano le guerre di religione nel vicino Regno di Francia. Così l'Inquisitore Dionigi Cislaghi, in carica dal 1565 al 1587, tenne anch'egli una linea morbida, restando inviso all'intransigente papa Pio V (1566-1572) e all'inquisitore maggiore Scipione Rebiba, ma riuscendo sotto il papato di Gregorio XIII (1572-1585) ad ottenere rilevanti concessioni come il privilegio straordinario di poter assolvere gli eretici relapsi (ottenuto nel 1576).
I sovrani piemontesi peraltro pretendevano di controllare l'attività dell'Inquisizione. Carlo Emanuele duca di Savoia (1580-1630), appena insediatosi, propose di affiancare funzionari laici agli inquisitori, ma la sua richiesta non fu soddisfatta da Roma.
Le tensioni tra i governanti piemontesi e la Congregazione del Sant'Uffizio furono costanti per tutto il XVII secolo e si acuirono durante il regno di Vittorio Amedeo II (duca di Savoia dal 1675 al 1732): nel 1698 si giunse a un primo provvedimento di espulsione di tutti gli inquisitori dai domini dei Savoia che ebbe la conseguenza che nel Settecento le sedi inquisitoriali piemontesi non furono più governate da inquisitori titolari ma da semplici vicari. Nel 1708 Giovanni Andrea Cauvino da Nizza fu nominato Inquisitore di Torino ma non ottenne il beneplacito di Vittorio Amedeo II e non poté insediarsi (il tribunale fu quindi retto da un vicario generale, fra Giovanni Alberto Alfieri; da quel momento in poi la sede inquisitoriale di Torino non ebbe più inquisitori titolari).
L'Inquisizione, così drasticamente depotenziata, continuò formalmente ad esistere in Piemonte per tutto il XVIII secolo. L'abolizione definitiva fu sancita, nel quadro degli sconvolgimenti generali dell'età napoleonica, da un decreto del governo provvisorio piemontese del 28 gennaio 1799.

Vedi anche: Lista degli Inquisitori di Torino

Bibliografia

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]

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