Calandrini, Scipione

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-88-942416-0-0 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

Scipione Calandrini (Lucca, 1540 ca. - Sondrio, 1607?) è stato un patrizio lucchese, emigrato religionis causa e divenuto pastore calvinista.

Figlio illegittimo di Giuliano Calandrini, fu allievo di Aonio Paleario e fuggì da Lucca nel 1558, rifiugiandosi nei Grigioni e quindi a Ginevra (di cui ottenne la cittadinanza nel 1559). Dal 1568 al 1570 studiò ed insegnò ad Heidelberg. Dal 1570 circa fu quindi pastore a Morbegno, succedendo a Francesco Cellario, rapito su ordine del Sant'Uffizio. Nel 1575 partecipò insieme a Scipione Lentolo al sinodo di Coira. Dal 1577 fu pastore a Sondrio. In Valtellina protestanti e cattolici coesistevano e si fronteggiavano. In questo contesto Calandrini si prodigò molto per la difesa e l'espansione della Riforma, partecipando, tra il 1595 e il 1596 a tre dibattiti pubblici tra pastori riformati e parroci cattolici, e dovette far fronte all'aggressiva propaganda cattolica di Nicolò Rusca, dal 1590 arciprete di Sondrio. Nel luglio 1594 Calandrini era rimasto peraltro vittima di un tentativo di rapimento da parte dei cattolici, ordito da Michele Chiappino, su istigazione dello stesso Nicolò Rusca, con l'obiettivo di consegnarlo. Sia Chiappino sia Rusca furono processati per tale vicenda: Chiappino fu giustiziato nel 1609 e Rusca morì a seguito di interrogatorio sotto tortura nel 1618.

Bibliografia

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]