Una prosopografia inquisitoriale

Recensione di Herman H. Schwedt, Die Anfänge der Römischen Inquisition. Kardinäle und Konsultoren 1542 bis 1600, Wien, Herder, 2013, pp. 294

Quaderni eretici | Cahiers hérétiques, 2, 2014
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Questo importante lavoro di Herman Schwedt consiste in un repertorio prosopografico dei membri del Sant'Uffizio romano (cardinali inquisitori, consultori, commissari generali, assessori, fiscali, difensori d'ufficio degli accusati, notai e loro eventuali aggiunti/assistenti) nel Cinquecento, il primo secolo di vita della Congregazione, istituita con la bolla Licet ab initio di Paolo III nel 1542. La ricostruzione si fonda soprattutto su uno studio attento della documentazione conservata presso l'Archivio della Congregazione per la Dottrina della fede. Si tratta di un lavoro condotto con metodologia tradizionale e con grande cura che affronta una tematica importante e del tutto inesplorata. Indubbiamente Schwedt fornisce “un contributo alla storia dell’Inquisizione romana di cui essergli davvero grati”, come giustamente afferma Vincenzo Lavenia recensendo questo volume in una sede prestigiosa ("Archivio storico italiano", 2014/3, n. 641 (a. 172), pp. 577-579, citazione a p. 579). Chiaramente lo sforzo (solitario) di Schwedt è stato titanico. Come egli afferma nell'introduzione (che è fornita in versione bilingue, tedesco e italiano, alle pp. 7-38): “Mancano infatti ricerche precedenti ed essenziali, come d’altro canto elenchi dei membri della Congregazione dell’Inquisizione o sui singoli ufficiali del XVI secolo. La prosopografia, in questo senso, non ricostruisce, ma costruisce l’organico della Congregazione dell’Inquisizione nel XVI secolo” (p. 37). Tutto vero, purtroppo: alle deficienze della storiografia inquisitoriale italiana (ahinoi!) deve suo malgrado sopperire il lavoro di uno studioso tedesco (seppur trapiantato in Italia, il che attenua minimamente lo smacco). E lo fa magistralmente. Tenuto conto di ciò, le poche imperfezioni che il testo presenta appaiono del tutto inevitabili e scusabili. In particolare Schwedt include nella Congregazione del Sant'Uffizio, a partire dal 27 febbraio 1550, il cardinale Reginald Pole, il quale non ne fece mai parte. Vi include a partire dalla stessa data anche il cardinal Giovanni Morone, che fece parte del Sant'Uffizio ma solo molti anni dopo, durante il papato di Pio IV (questo papa incluse Morone tra i cardinali inquisitori nel marzo 1563, poco dopo averlo nominato legato al concilio di Trento, episodio che lo stesso Schwedt ricorda a p. 181). Pole e Morone furono invece inclusi in una effimera congregazione de rebus fidei istituita da Giulio III all'inizio del suo pontificato (e che nulla ha a che vedere col Sant'Uffizio), cosa che ha creato confusione anche nelle ricostruzioni di altri studiosi (Pastor in primis, ma anche Massimo Firpo, che nella sua recentissima voce sul Morone pubblicata nel Dizionario Biografico degli Italiani – vedi http://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-morone_%28Dizionario-Biografico%29/ – afferma erroneamente che questo cardinale fu incluso nel Sant'Uffizio da Giulio III, ipotesi che peraltro altri studi dello stesso Firpo smentiscono seccamente). Per tali inclusioni del 1550 mancano tra l'altro riscontri nella documentazione dell'Archivio dell'ex Sant'Uffizio, molto frammentaria per il periodo in questione. Tali ed altre piccole sviste o refusi presenti quà e là (con frequenza molto sporadica) nel testo sono da considerarsi tutto sommato lievi imperfezioni, che nulla tolgono al grande valore di questo libro. Un'impresa titanica del genere non avrebbe potuto essere esente da minime imperfezioni neppure se fosse stata scritta a quattro o sei mani (lo stesso discorso vale per altre meritorie e straordinarie imprese scientifiche riguardanti la storia inquisitoriale e/o ereticale, come le edizioni dei processi curate da Firpo e dai suoi collaboratori). Va altresì segnalato che Schwedt mostra una conoscenza impressionante della bibliografia, antica e moderna, e che l'introduzione, sia nella versione tedesca sia in quella italiana, è molto ben fatta (nella traduzione italiana qualche passaggio è reso in maniera non proprio impeccabile ma nel complesso il testo scorre abbastanza bene). Esagerati, fuori misura e superficiali sembrano pertanto alcuni rilievi del recensore Lavenia: “appaiono curiose alcune scelte bibliografiche – ricorre poco il nome di uno studioso come John Tedeschi – e non si ci può che rammaricare dell’esorbitante numero di sviste e di refusi che affatica la lettura del testo […] In più sarebbe bastata una rapida revisione della versione italiana dell’introduzione a evitare all’autore di consegnare un testo così poco pulito. Da una casa editrice come Herder ci si attende una cura maggiore” ("Archivio storico italiano", 2014/3, n. 641 (a. 172), p. 578). In realtà sono costellati di molte più gravi imperfezioni e talora imbarazzanti sviste diversi altri lavori, oltretutto tecnicamente di ben più facile realizzazione, pubblicati a partire dagli anni novanta sulla storia inquisitoriale, caratterizzati dal loro andamento molto “discorsivo” e dall'assenza di rilevanti (e tecnicamente complicati) apparati critici che apportino effettivi elementi di novità nelle conoscenze della macchina inquisitoriale come quelli costruiti con grande maestria da Schwedt: in primis i molto elogiati lavori di John Tedeschi e di Adriano Prosperi.
Schwedt aveva già curato, insieme ad altri studiosi (ma il merito in gran parte si deve attribuire a lui), importanti lavori riguardanti gli editti e bandi a stampa delle Congregazioni del Sant'Uffizio e dell'Indice nonché le prosopografie del personale afferente a queste due Congregazioni nel Settecento e nell'Ottocento (il tutto nell'ambito di una serie di volumi diretta da Hubert Wolf). Adesso si attende, come prosecuzione e complemento di quest'ultimo lavoro, la sua annunciata prosopografia del personale del Sant'Uffizio del XVII secolo, che rappresenterà forse il coronamento di un importante percorso di studio e di ricerca.
In conclusione si può solo auspicare che in futuro simili strumenti integrino l'impiego di tecniche tradizionali con le enormi potenzialità offerte dalle tecnologie informatiche. Non sarà così impossibile fornire la prosopografia di tutto quanto il personale dell'Inquisizione romana, tribunali periferici compresi, ricostruendo nei dettagli carriera, formazione e relazioni di molti più o meno importanti personaggi di cui si sa ancora ben poco (così come, nonostante il profluvio di studi pubblicati negli ultimi vent'anni, si sa ancora troppo poco della macchina inquisitoriale romana e dei suoi meccanismi operativi a livello centrale e locale).

Daniele Santarelli

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]