Recensione di Sandro Landi, Machiavel (1469-1527)

Pubblicata in "Nuova Rivista Storica", Anno XCVI, Gennaio-Dicembre 2012, Fascicoli I-III, Bollettino bibliografico on line :

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Sandro LANDI, Machiavel (1469-1527), Paris, Ellipses, 2008, pp. 299

Il volume di Landi si presenta come una biografia di Machiavelli per il grande pubblico,ma con pretese scientifiche, fondata soprattutto sulla corrispondenza (edita) del pensatore politico fiorentino, e scritta con uno stile narrativo scorrevole. Nella premessa (pp. 3-9) l’autore polemizza contro l’eccessivo rigoglio di studi machiavelliani in Francia e al-trove, da parte di pretesi storici (cfr. in particolare p. 9), imponendosi, in quanto storico,un «dovere di complessità» («devoir de complexité», p. 6) di fronte a tali, a suo modo divedere, spiacevoli derive. L’autore esordisce scenicamente citando un celebre passo di Céline, già usato da Carlo Ginzburg in Il formaggio e i vermi (Torino, Einaudi, 1976):«Tout ce qui est intéressant se passe dans l’ombre… On ne sait rien de la véritable his-toire des hommes». E insiste sul fatto che lo storico di Machiavelli deve prendere attodelle zone d’ombra che costellano la vita del pensatore politico fiorentino. Nonostante questa captatio benevolentiae (o forse excusatio non petita), l’obiettivo di questo libro appare, fin dalle prime pagine, ambizioso: si vogliono indagare aspetti inediti del pensatore fiorentino con la pretesa di svelarli, di dire qualcosa di nuovo, di fornire un contributo significativo alla cospicua mole di studi machiavelliani. Questa presentazione diMachiavelli da parte di Landi può risultare forse affascinante per un lettore inesperto distoria e problematiche cinquecentesche. Ma occorre porsi da subito la questione dellefonti. Landi si basa soprattutto sulla corrispondenza edita di Machiavelli e su una sele-zione di studi limitata: la bibliografia finale è scarna e vi spiccano testi manualistici (come A. Prosperi,
Dalla Peste Nera alla guerra dei Trent’anni, Torino, Einaudi,2000). Il libro non ha chiaramente nessun rapporto con ricerche d’archivio. Spicca la mancanza di un elenco delle abbreviazioni, che nei libri di storia con qualche pretesa siusa anche (e soprattutto) per segnalare le fonti archivistiche: in questo caso inutile, per-ché fonti primarie da citare non ce ne sono, appunto.Il volume è diviso secondo uno schema biografico lineare e semplificato: gli eventi del-la vita di Machiavelli sono integrati dalla presentazione e discussione delle sue opere.Per definire i vari momenti della vita di Machiavelli trattati nei capitoli del libro, Landiusa espressioni accattivanti come Surgir de l’ombre (p. 11), L’expérience des choses modernes (p. 37), Post res perditas: la vie après le désastre (p. 101), Rechercher “des océans et des terres inconnues”
(p. 131), La ville des chagrins (p. 177), Scruter letemps, apprendre à mourir (p. 231).
La vita di Machiavelli appare segnata dalla catastrofe del 1512: la caduta della Repubblica cui fa seguito, poco dopo, il suo arresto e varie, note, vicende che lo allontano dal-la politica attiva e sono all’origine della sua riflessione politica. Vicende che sono da Landi drammatizzate, con un tentativo di penetrare nella psicologia del personaggio chelascia molto spazio all’immaginario dell’autore rispetto a un’attenta valutazione delle fonti.
La domanda che si pone spontanea dopo un’attenta lettura è: cosa apporta di nuovo questo testo alla conoscenza del pensatore fiorentino? In cosa si distingue questa biografia rispetto al non meglio precisato florilegio di studi su Machiavelli contro il quale l’autorese la prende nella premessa, richiamando se stesso e la comunità degli “specialisti” a un«dovere di complessità»? Nel Machiavelli di Landi non c’è nulla che non si conosceva già. C’è, sì, uno sforzo narrativo consistente che rende forse a tratti gradevole la lettura per il lettore comune. Ma aspetti inediti (e ce ne sarebbero ancora da esplorare anche su questo autore conosciutissimo e sul contesto studiatissimo in cui visse), fondati sullefonti primarie o su una nuova, più originale, lettura dei documenti, non emergono. Landi sorvola ampiamente sull’attività cancelleresca di Machiavelli, oggetto recentementedi un corposo studio da parte di Andrea Guidi (Un segretario militante. Politica, diplomazia e armi nel cancelliere Machiavelli, Bologna, Il Mulino, 2009), encomiabile anche perché basato in larga parte su vasti scavi archivistici. Ed inserisce nel breve capitolo che avrebbe dovuto essere dedicato ad essa (pp. 43-55) quattro pagine dedicate al celebre resoconto dell’avventura con la prostituta veronese (con tanto di lunghissima cita-zione tratta dalla lettera di Machiavelli a Luigi Guicciardini dell’8 dicembre 1509): episodio interessante (oltre che pittoresco), che tuttavia in tale contesto appare una divaga-zione inutile. La presentazione delle missioni diplomatiche di Machiavelli (pp. 55 sgg.), poi, poteva fornire l’occasione per un’analisi dei meccanismi della diplomazia del tardoQuattrocento e del Cinquecento, e per una riflessione su come Machiavelli abbia concepito e svolto il suo ruolo di ambasciatore. Niente di tutto questo. Landi, pur sottolineando l’importanza delle missioni affidategli, si limita a registrare che Machiavelli non fualtro che un «simple mandataire», col semplice compito «d’observer et de rapporter (p.57). Ma era il compito fondamentale del nuovo ambasciatore, nato con lo sviluppo delladiplomazia moderna… E come Machiavelli abbia svolto questo compito e quale sia sta-to il suo personale apporto all’arte della diplomazia sarebbero stati argomenti meritevolidi essere meglio approfonditi. La presentazione delle opere di Machiavelli non apportanulla di nuovo a quel che si sapeva già ed ha, a tratti, del manualistico.Landi è, come formazione, uno storico settecentista, che si è dedicato a studi sul con-trollo delle opinioni e in generale sulla storia dell’opinione pubblica, producendo comeopera prima una consistente monografia sul caso toscano (Il governo delle opinioni.Censura e formazione del consenso nella Toscana del Settecento, Bologna, Il Mulino, 2000). Ed ha in seguito insistito sulla stessa falsariga, tentando di allargarsi concettual-mente a uno spazio cronologico e geografico più vasto: ma non documentariamente, da-to che la sua esperienza di studio di fonti primarie che non riguardino il caso limitatodella Toscana del Settecento è limitatissima.Questo Machiavel di Landi non dà l’idea di essere niente di più che una sintesi accatti-vante, utile forse (ma non per gli storici) per la sua dimensione divulgativa. Si trattasenz’altro di un contributo che può far conoscere meglio il pensatore fiorentino al gran-de pubblico francese, ma sul mercato non mancavano “onesti” lavori di questo genere,anche da parte di non storici.Ma, assunta questa dimensione divulgativa (che in realtà non è ammessa dall’autore), i lMachiavel di Landi appare statico, rigido e molto costruito. Lo studioso non è né unquattrocentista né un cinquecentista esperto e questo lo limita molto nella ricostruzionee nell’interpretazione delle dinamiche della storia politico-religiosa e diplomaticadell’epoca. Il mancato approfondimento delle fonti di prima mano costringe all’ormaiabusata logica della sintesi accattivante. Solo lo studio delle fonti primarie rende invecela conoscenza storica dinamica e sempre pronta a rinnovarsi. La pretesa dell’autore diaccreditarsi come storico di Machiavelli non trova dunque giustificazioni nei risultati di questo libro.

Daniele Santarelli

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]