De Maio, Romeo

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-88-942416-0-0 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

Romeo De Maio (Salerno, 20 settembre 1928) è uno storico e un ecclesiastico italiano.

Biografia

Salernitano di nascita, Romeo De Maio si trasferisce presto a Napoli con la famiglia. La sua formazione accademica avviene presso l’Università di Napoli e la Pontificia Facoltà teologica di Capodimonte (collegata al Seminario arcivescovile napoletano), laureandosi sia in Lettere sia in Teologia. Nell’ateneo federiciano è allievo, tra gli altri, di Ernesto Pontieri – Rettore dell’Università di Napoli nel periodo 1950-1959 e suo relatore in Storia medioevale e moderna – e Paolo Brezzi, titolare della cattedra di Storia del cristianesimo e correlatore alla tesi di laurea. Nella Facoltà teologica di Capodimonte, ora sezione San Tommaso d’Aquino, entra a far parte della cerchia ristretta di Domenico Mallardo, allievo prediletto di Gennaro Aspreno Galante al Seminario arcivescovile e straordinaria personalità di archeologo, filologo e storico della Chiesa napoletana1.
Il suo primo contributo strutturato su basi filologiche ha come titolo Gli ultimi giorni del beato Paolo Burali d’Arezzo e vede la luce nella silloge per Domenico Mallardo, pubblicata nel 1957 a un anno dalla morte; in esso già si delineano con coerenza tre punti fermi dell’orizzonte storiografico di De Maio: Napoli, la Riforma cattolica, il Cinquecento religioso2. Trasferitosi a Roma all’inizio degli anni Sessanta, De Maio si lega a Pio Paschini, già Rettore della Pontificia Università Lateranense e intimo amico di Giovanni XXIII, con cui il sacerdote friulano condivideva anche la vocazione di storico della Chiesa3. In questo periodo, De Maio frequenta con assiduità i padri gesuiti Edmond Lamalle, che sottrasse all’oblio il Galileo di Paschini rivedendolo ampiamente prima della stampa, e Miquel Battlori, direttore della rivista “Archivum Historicum Societatis Iesu”. Particolarmente significative sono anche le relazioni con lo storico e teologo slesiano Hubert Jedin (durante i suoi viaggi di studio nell’Urbe) e con Delio Cantimori, che dopo la scomparsa di monsignor Mallardo, ed esauritosi col tempo l’influsso del magistero di Ernesto Pontieri, rappresenterà fino al 1966 un suo sicuro punto di riferimento, incidendo profondamente sulle scelte di metodo e gli esiti storiografici della sua attività di ricerca.
L’amicizia con Delio Cantimori risale al settembre del 1958, quando Romeo De Maio fece la sua conoscenza a Bologna, in occasione del convegno internazionale di storia della Chiesa sul tema «Problemi di vita religiosa in Italia nel Cinquecento», lasciandone poi traccia nel puntuale resoconto steso per la rivista di teologia «Asprenas»4. È stato lo stesso De Maio, nel 1991, a fare provvida luce sui colloqui privati avuti con Cantimori, risalendo alle loro origini:

Colloquio dopo colloquio mi feci l’idea che la nave di Cantimori rassomigliasse a quella che Michelangelo descrive nelle Rime: era incapace di approdo fisso. […] Mi faceva bene, in quegli anni di acculturazioni surrettizie e di laicismo arrendevole, che il suo rispetto per un’istituzione feconda come la Vaticana si accoppiasse a una severa critica per l’opulenza apologetica della Chiesa. Ma quando discutevamo di Giovanni XXIII, si distendeva fino al sorriso, lui così schivo: gli sembrava il papa angelico sognato dai personaggi erasmiani ritratti nel suo testo Eretici italiani del Cinquecento, libro epocale. Io debbo anche a Cantimori il mio bisogno di fare storia come modo di essere libero. Cantimori fu maestro di libertà. Lo capii dall’accanimento posto nel ridare campo ai pensieri delle vittime e, subito, anche dai suoi allievi: da Silvana Menchi, da Mazzino Montinari, da Corrado Vivanti, da Leandro Perini, da Giovanni Miccoli, da Adriano Prosperi, da Carlo Ginzburg, per esempio5.

Sono anni, questi, in cui Romeo De Maio è chiamato a ricoprire ruoli di particolare prestigio come l’ufficio di scriptor latinus della Biblioteca Vaticana e quello di Direttore della Scuola Vaticana di Biblioteconomia, in cui è stato anche docente di Bibliografia critica e di Metodologia della ricerca. Nel 1968 viene invitato al Warburg and Courtauld Institutes come guest of honour. In ambito universitario è stato professore ordinario di Storia moderna nell’Università di Salerno fino al 1982; dall’anno accademico 1982-1983 titolare, per un ventennio, della cattedra di Storia del Rinascimento all’Università di Napoli Federico II, dove ha insegnato anche Storia del Cristianesimo e Storia moderna, fino a concludervi nel 2001 la sua carriera di professore universitario. Per lungo tempo ha collaborato strettamente con l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, ispirando il suo Appello per la ricerca umanistica del 10 giugno 1993. Partendo dalle sue ricerche e dai suoi interessi di studio, ha scritto sulle pagine culturali di vari quotidiani, di cui si ricordano in modo particolare “Il Mattino”, “La Repubblica”, “Il Giornale” e “L’Avvenire”.
Nel corso di sei lunghe decadi di densa e articolata produzione storiografica, Romeo De Maio ha percorso itinerari di ricerca inesplorati o poco frequentati; ha segnalato alla comunità scientifica documenti e manoscritti inediti, rari o peregrini; ha inciso sul rinnovamento della storiografia italiana e del suo lessico, proponendo nuovi modelli interpretativi e sottoponendo a revisione critica concetti e categorie; è stato un punto di riferimento per le storiografie di altri paesi, segnatamente Spagna e Germania. In particolare, circa l’influsso della sua opera sulla storiografia tedesca dell’ultimo quarto del Novecento, esercitato specialmente con un classico come Michelangelo e la Controriforma, si è soffermato con la consueta acribia Ingo Herklotz in occasione della presentazione degli Studi in onore di Romeo De Maio6.
Pubblicato per il «suo ottantesimo genetliaco», questo volume raccoglie contributi di colleghi, amici e allievi. Luigi Gulia, presidente del Centro di Studi Sorani «Vincenzo Patriarca», ha fatto osservare nelle pagine introduttive che «la bibliografia degli scritti di Romeo De Maio palesa la perspicacia del maître à penser che educa a scorgere e perlustrare campi storiografici inesplorati, per i quali appaiono paradigmatici i misteri di Michelangelo e la libertà di pensiero di Vittoria Colonna»7.

Attività di ricerca e percorso storiografico

Storia della Riforma cattolica a Napoli nel XVI secolo

Il percorso storiografico di Romeo De Maio risulta caratterizzato dai seguenti interessi dominanti, che si susseguono — talvolta sovrapponendosi — secondo fasi cronologicamente successive: 1) storia della Riforma cattolica a Napoli nel Cinquecento (1957-1962); 2) Curia romana e governo della Chiesa nel secolo XVI (1962-1969); 3) storia della vita religiosa in età moderna (1969-1972); 4) Riforma, riforme e Controriforma (1972-1986); 5) Umanesimo, Rinascimento e sua ‘lunga crisi’ (dal 1986 ad oggi)8.
I contributi pubblicati dopo il citato lavoro sul Burali d’Arezzo, e in particolare la sua prima monografia intitolata Le origini del Seminario di Napoli, documentano l’emergere di specifici interessi coltivati nel solco storiografico della Riforma cattolica con attenzione prevalentemente rivolta alla storia napoletana del Cinquecento9. Ma il momento storiograficamente più rilevante di quegli anni è costituito dal volume dedicato al cardinale Alfonso Carafa, apparso nella prestigiosa collana vaticana “Studi e testi”, che può essere considerato il suo primo classico10.
Il perdurare del suo interesse verso la Riforma cattolica napoletana è inoltre testimoniato da un filone di ricerca particolarmente vivo nella riflessione demaiana della prima metà degli anni Sessanta, il cui esito più maturo resta il volume su Bonsignore Cacciaguerra, pubblicato nel 1965 e preceduto da un contributo sullo stesso tema apparso nella miscellanea di studi offerti a Tammaro De Marinis11. Le indagini condotte da De Maio sulla fortuna di Cacciaguerra, specialmente nella polemica cinquecentesca e nella predicazione sulla comunione frequente, delineavano una personalità di religioso di portata europea e contribuivano a colmare una lacuna storiografica evidenziata con acume da Mario Rosa e, ancor prima, da Giuseppe Alberigo a proposito degli studi sulla vita religiosa cinquecentesca apparsi in misura non esigua nel secondo dopoguerra. Studi in cui l’attenzione degli storici si concentrava prevalentemente sull’attività pastorale nelle diocesi della penisola italiana prima e dopo il Concilio di Trento, privilegiando in questo contesto la Riforma cattolica nelle sue diverse manifestazioni (formazione spirituale, cura d’anime, condanna e repressione dell’eresia, relazioni curiali) piuttosto che la vita religiosa propriamente intesa, la quale meritava di essere indagata più approfonditamente nelle sue varie e imprevedibili articolazioni, in cui rientravano non solo la corrente dell’evangelismo, ma anche fenomeni per nulla omogenei (e tanto meno confessionali) come l’erasmismo, lo spiritualismo mistico (ad esempio, quello di Juan de Valdés), lo stesso anabattismo e poi, a partire dalla seconda metà del Cinquecento, il nicodemismo religioso, l’irenismo, la pratica della tolleranza12.

Chiesa e Curia romana nel Cinquecento

Durante la fase storiografica che attraversa gli anni Sessanta, in particolare dal 1962 al 1969, l’interesse scientifico di Romeo De Maio per la Riforma cattolica si sposta progressivamente dalla periferia al centro, da Napoli alla Curia romana, dagli arcivescovi regnicoli a pontefici come Alessandro VI, Paolo III, Paolo IV e Pio IV, il che favorisce un progressivo ampliamento tematico delle sue ricerche storiche fino a includere Savonarola e Michelangelo. Questo nuovo corso storiografico è inaugurato da uno studio ampio e metodologicamente innovativo come La Biblioteca Apostolica Vaticana sotto Paolo IV e Pio IV, apparso nella Collectanea offerta al prefetto della Vaticana Joaquín Anselmo María Albareda13.
Momento di svolta di questo operoso periodo di studi è il denso saggio Michelangelo e Paolo IV, apparso nella Festgabe per Hubert Jedin del 1965, che è alle origini di Michelangelo e la Controriforma e cronologicamente si colloca tra Il libro del Vangelo nei concili ecumenici, pubblicato nel 1963 in edizione plurilingue, e un altro suo classico come Savonarola e la Curia Romana, edito nel 1969 dalle Edizioni di Storia e Letteratura14. Agli occhi del suo autore, Savonarola e la Curia Romana si configura come «pietra di paragone delle opposte ideologie di Chiesa romana e Chiesa riformata, di assolutismo curiale e profetismo democratico, di temporalismo ecclesiastico e libero evangelismo»: da qui l’esigenza di privilegiare metodologicamente «la prospettiva di cogliere tutte le reazioni della Curia Romana al caso Savonarola»15.
Nel rivelare di aver «colto molta luce» dalle lunghe conversazioni con gli amici, De Maio fa osservare che «esse erano iniziate già con Delio Cantimori, al cui consiglio e al cui affetto debbo in gran parte l’entusiasmo per le ricerche storiche, perciò dedicare a lui una di queste, la presente, è solo un piccolo segno della mia affettuosa riconoscenza e dell’amarezza di averlo perduto»16. D’altra parte, la larvata ispirazione dell’autore di Eretici italiani del Cinquecento si ravvisa anche nel saggio su Michelangelo e Paolo IV e il suo nome viene fatto esplicitamente nella premessa dell’autore a Michelangelo e la Controriforma: «Immaginavo diversamente Michelangelo quando Paola Barocchi e Delio Cantimori mi esortavano a intraprendere questa ricerca: non potevo supporre che la mia stessa vita ne sarebbe stata in gran parte mutata»17.

Storia della vita religiosa in età moderna

Nel 1971, annus mirabilis dell’attività scientifica di Romeo De Maio, viene pubblicato Società e vita religiosa a Napoli nell’età moderna (1656-1799), tra i massimi esiti della storiografia italiana del secondo Novecento18. In questo lavoro De Maio sembra raccogliere e valorizzare un’intuizione di Delio Cantimori, secondo il quale la ‘vita religiosa’ è un aspetto per nulla marginale della storia culturale e in quest’ultima occorre incorporare la stessa cultura religiosa19.
Con Società e vita religiosa a Napoli De Maio si volge alla comprensione storica del fenomeno religioso, inteso essenzialmente come senso del destino, tradizione etnica e personale esperienza di fede, lasciandosi alle spalle una prospettiva ancora legata alla dimensione del sacro, che ora gli si configura invece come ideologia del religioso. L’opera rientra inizialmente in un trittico che presenta la seguente scansione periodizzante: a) 1497-1656; b) 1656-1799; c) 1799-1882. Tuttavia, il progetto si arena dopo la pubblicazione del secondo e unico volume, peraltro assai ricco di nuovi e fecondi apporti documentari provenienti soprattutto dall’Archivio storico diocesano di Napoli20.
A distanza di oltre un decennio, il trittico rimasto incompleto conosce una parziale ricomposizione con Pittura e Controriforma a Napoli, edito come il precedente Michelangelo e la Controriforma nella “Collezione storica” laterziana, che costituisce un affresco originale della storia religiosa napoletana indagata dal sinodo tridentino del 1565 al sinodo del 1726, che è anche l’anno del sacerdozio di Sant’Alfonso. In questo lungo arco temporale scorrono ben 22 sinodi cittadini, a cui si aggiungono eventi periodizzanti come la peste del 1656 e il terremoto del 1688. Seguendo il ductus privilegiato della documentazione figurativa di argomento sacro, corroborata da documenti teatrali, musicali, letterari, epistolari, giuridici, inquisitoriali, e attingendo ai fondi archivistici utilizzati nelle precedenti indagini di storia napoletana, De Maio copre con Pittura e Controriforma il primo volume del trittico annunciato nel 1971, superando il previsto limite temporale del 1656 e sconfinando di fatto nell’ambito periodologico di Società e vita religiosa a Napoli21.

Riforma, riforme e Controriforma

Nel corso del biennio 1972-1973 la riflessione di Romeo De Maio appare caratterizzata da un marcato interesse per il dibattito storiografico in corso sulle categorie di Riforma cattolica e Controriforma. La questione era ridiventata attuale grazie a Hubert Jedin e al suo fondamentale libretto sul tema, uscito nel 1946 ma reso disponibile al pubblico di lingua italiana soltanto nel 1957 col titolo Riforma cattolica o Controriforma?22. Al breve testo di Jedin faceva seguito la penetrante nota di Delio Cantimori su Riforma cattolica, apparsa tempestivamente nello stesso anno 1946 con l’evidente finalità di aprire un dialogo a distanza con lo storico slesiano23.
Nel volume Riforme e miti nella Chiesa del Cinquecento, pubblicato nel 1973 in un clima di approfondimento critico di ampio respiro, De Maio raccoglie i suoi studi più recenti, ai quali aggiunge una buona parte dei saggi pionieristici sulla Riforma cattolica napoletana e curiale, acclimatandoli però nella mutata atmosfera storiografica del libro e premettendovi una densa introduzione intitolata Riforme e Contriforma, che lo inserisce di diritto nel dialogo a distanza Jedin-Cantimori, ma con esiti profondamente nuovi e per certi versi imprevisti per la storiografia italiana di quegli anni, che pure poteva esibire su un tema così delicato interventi di studiosi qualificati come Mario Bendiscioli, Giuseppe Alberigo, Paolo Prodi, Gaetano Cozzi e Mario Rosa24.
De Maio rende subito esplicita l’idea di fondo del suo libro: «la Controriforma è la struttura intellettuale della Chiesa. Perciò è anche il suo sistema giuridico e la sua prassi pastorale». E se politicamente si può dire conclusa nel 1648, con la pace di Westfalia, come fenomeno di lunga durata, nel cui ambito rientrano l’Inquisizione romana e la censura libraria, continuò quasi fino al Concilio Vaticano II, essenzialmente «come teologia, come diritto, come giurisprudenza e come stato d’animo»25. In tale contesto, l’autore ritiene «che né prima né dopo Lutero si possa parlare di Riforma cattolica o di preriforma luterana. La Riforma fu una rivoluzione che mutò le strutture dottrinali e pedagogiche di una gran parte del Cristianesimo e offrì una nuova immagine di Chiesa. Fino allora non c’era stato né un movimento né un programma operativo di riforma generale»26.
Nella rilettura demaiana è di estrema rilevanza che con la Controriforma prendevano corpo anche i «fervori sporadici» di operosità pastorale fino al Concilio di Trento e le deboli iniziative pretridentine e degli stessi spirituali (che nel saggio sono dette «riforme morali», declassate però a meri eventi e considerate per lo più conservatrici, se non in taluni casi reazionarie)27. Si ufficializzava, inoltre, il confronto polemico con il mondo protestante, svolto secondo i canoni della controversia. Si ricreava poi, con il governo romano della Chiesa, l’espansione dei poteri pontifici e il dogma dell’infallibilità papale, quella piramide teologica e politica di cui il papa costituiva il vertice28. I miti della Chiesa cinquecentesca affiorano con l’approfondimento critico della Controriforma universale: sono i miti della cronotassi pontificia, della ecclesiologia del papato, della giurisdizione curiale, dell’agiografia obbligante, della didattica figurativa, dell’evangelizzazione missionaria, della teologia tridentina e del primato pontificio. Se tuttavia, conclude De Maio, «i ritardi e l’inerzia culturale della Controriforma, sia nella pastorale che nel diritto canonico e nell’ecclesiologia, vogliono esprimersi con le vicende della cosiddetta applicazione del Concilio di Trento, per quattro secoli all’ordine del giorno come vincolante parametro, allora essa può dirsi anche Riforma tridentina»29.
Questo nuovo corso storiografico conosce il suo picco assoluto nel 1978 con l’uscita di Michelangelo e la Controriforma, opera considerata subito un classico e preannunciata nel decennio precedente dal citato contributo su Michelangelo e Paolo IV. Il motivo di fondo della sua opera più rappresentativa va colto nell’autonomia di coscienza del Buonarroti, che portò il Maestro a contrapporsi lungo tutto l’arco della sua vita all’ideologia del potere e alla prevaricazione dell’autorità. Michelangelo, come intuì bene Kant nel riflettere sulla genealogia della scienza moderna, «prima di Galileo, si oppose sempre alla Chiesa quando essa voleva surrogare le competenze con l’autorità, la ricerca scientifica con la tradizione, la civiltà dell’ispirazione con una Bibbia letterale, l’intuizione artistica con i canoni didascalici»30.
L’anno successivo alla pubblicazione del Michelangelo ha inizio la serie di prestigiosi Convegni internazionali dedicati a Baronio e Bellarmino – considerati le colonne intellettuali della Controriforma – e promossi dal Centro di Studi Sorani «Vincenzo Patriarca» sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica, il cui comitato scientifico è presieduto fin dall’inizio da Romeo De Maio31. Luigi Gulia ha rievocato le origini di queste iniziative e la vivacità intellettuale che animava fin dalla sua nascita quell’«operoso cenacolo»:

La stagione vissuta tra gli anni 1977 e 1990, per intraprendenza, entusiasmo e sorpresa dei risultati, ma anche per la nostra giovanile vitalità, ci sembra irripetibile; e tuttavia è proprio essa ad ispirare e sollecitare rinnovata e più matura impresa critica. Erano quasi settimanali i nostri incontri romani nello studio di Romeo De Maio, interamente stipato di libri, con gli altri amici che ci collegavano ad istituzioni europee ed oltre: Agostino Borromeo, Aldo Mazzacane e il compianto Georg Lutz32.

Umanesimo e ‘lunga crisi’ del Rinascimento

Nella visione di Romeo De Maio il Rinascimento è storicamente radicato nell’Umanesimo, la cui straordinaria rilevanza culturale si spiega col fatto che esso è una civiltà in fieri. Sue primarie esigenze sono l’esaltazione della dignitas hominis, secondo cui le prerogative umane consistono tutte nell’autonomia di ragione e nel primato della coscienza; la riflessione perenne sull’individuo, concepito come scrigno di possibilità non definibili; la ricerca della verità saldamente ancorata alla civiltà del dubbio. La solitudine etica degli umanisti, da cui scaturisce la libertà di pensiero, di parola e di coscienza, costituisce il fulcro del Rinascimento, assimilabile all’alba del mondo moderno. Tuttavia, il Rinascimento si realizza specialmente nella sua crisi, vale a dire nel passaggio non senza conflitti dall’armonia umanistica all’Umanesimo drammatico. Diventa perciò metodologicamente fondamentale cogliere la dialettica tra il Rinascimento e le culture dogmatiche di Riforma e Controriforma, anche per verificare sulla lunga durata gli esiti dei dubbi seminati dagli umanisti33.
Su tali premesse, e con il supporto critico della filologia complessa, Romeo De Maio pubblica nel 1987 Donna e Rinascimento34. In questo libro l’autore illustra su basi documentarie come furono gli umanisti a porre dubbi fecondi sulla cultura dell’inferiorità femminile, che aveva messo radici in diversi ambiti: fisiologico, morale, giuridico, politico. Ma grazie al ripensamento umanistico dell’antico e alle scoperte di antichi testi sulla donna, nonché al confronto che ne derivò fra la condizione della donna greca, romana e biblica con quella rinascimentale, si posero proprio in quel periodo le condizioni per contestare le radici della misoginia e dell’encomio retorico. Per dirla con De Maio, «la condizione della donna non mutò nel Rinascimento, ma si decise allora il suo futuro»35.
Preceduto dalla monografia su Pulcinella, metafora universale di libertà e simbolo dell’ethnos napoletano36, nel 1993 viene pubblicato Rinascimento lievemente narrato, che ha come assi portanti Leonardo, Michelangelo e Vittoria Colonna. L’autore inaugura con questo libro una particolare metodica di comunicazione: «da alcuni anni esercito una splendida passione: associo nell’esprimermi le regole della ricerca alla poesia della libertà. Perché anticipo sui giornali le scoperte d’archivio e quelle della riflessione storica»37. Metodica che continua ad essere seguita nell’analogo Rinascimento senza toga, in cui si raccolgono numerosi scritti già apparsi in Rinascimento lievemente narrato38.
L’ultimo suo libro, pubblicato nel 2001, ha come titolo Cristo e la Sfinge e si presenta denso di echi warburghiani che conducono alle ricerche epocali di Frances Yates, Ernst Gombrich e Francis Haskell. Questo viaggio affascinante e storiograficamente inconsueto sulle tracce della Sfinge, mito primigenio e simbolo universale, diventa un modo originale per indagare al suo fianco l’enigma di Cristo, dal suo avvento al suo senso nel mondo39.

Opere principali

Monografie

  • Le origini del Seminario di Napoli. Contributo alla storia napoletana del Cinquecento, Fausto Fiorentino, Napoli 1958 (Collana di cultura napoletana, 1).
  • Alfonso Carafa cardinale di Napoli (1540-1565), Biblioteca Apostolica Vaticana, Città del Vaticano 1961 (Studi e testi, 210) [ristampa anastatica: Dini, Modena 1981].
  • Il libro del Vangelo nei Concili ecumenici, Biblioteca Apostolica Vaticana, Città del Vaticano 1963 [pubblicato in italiano, francese, inglese, spagnolo, tedesco].
  • Bonsignore Cacciaguerra un mistico senese nella Napoli del Cinquecento. Con un’appendice sulla sua fortuna letteraria fuori d’Italia, Riccardo Ricciardi, Milano-Napoli 1965 (Documenti di filologia, 9).
  • Savonarola e la Curia Romana, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1969 (Uomini e dottrine, 15).
  • Società e vita religiosa a Napoli nell’età moderna (1656-1799), Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1971 (Storia e filologia, 1).
  • Riforme e miti nella Chiesa del Cinquecento, Guida, Napoli 1973 (Esperienze, 17).
  • Michelangelo e la Controriforma, Laterza, Roma-Bari 1978.
  • Michelangelo e la Controriforma, II ed., Laterza, Roma-Bari 1981 (Biblioteca universale Laterza, 10).
  • Pittura e Controriforma a Napoli, Laterza, Roma-Bari 1983.
  • Donna e Rinascimento, Il Saggiatore, Milano 1987 (La cultura, 61).
  • Mujer y Renacimiento, traducción de Margarita Vivanco Gefaell, Mondadori, Madrid 1988 (Enfoques, 2) [edizione spagnola di Donna e Rinascimento].
  • Pulcinella. Il filosofo che fu chiamato pazzo, Sansoni, Firenze 1989.
  • Michelangelo e la Controriforma, III ed., Sansoni, Firenze 1990.
  • Pulcinella e la luna, con 11 litografie romantiche e una premessa di Raffaele Minicucci, Fausto Fiorentino, Napoli [1991].
  • Il codice Flora. Una pinacoteca miniata nella Biblioteca Nazionale di Napoli, Tullio Pironti, Napoli 1992.
  • Riforme e miti nella Chiesa del Cinquecento, II ed., Guida, Napoli 1992 (Saggi, 38).
  • Rinascimento lievemente narrato, Guida, Napoli 1993.
  • Donna e Rinascimento. L’inizio della rivoluzione, nuova ed. accresciuta, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1995.
  • Religiosità a Napoli (1656-1799), Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1997 [II ed., con titolo modificato, di Società e vita religiosa a Napoli nell’età moderna].
  • Rinascimento senza toga, Alfredo Guida, Napoli 1999.
  • Cristo e la Sfinge. La storia di un enigma, Mondadori, Milano 2001.

Manuali

  • Le fonti della Storia moderna, Loescher, Torino 1993 (con Stefano Zen et alii).

Curatele

  • Studi di bibliografia e di storia in onore di Tammaro De Marinis, a cura di Romeo De Maio, 4 v., [Stamperia Valdonega, Verona] 1964.
  • Baronio storico e la Controriforma. Atti del Convegno internazionale di studi, Sora, 6-10 ottobre 1979, a cura di Romeo De Maio, Luigi Gulia e Aldo Mazzacane, Centro di Studi Sorani «Vincenzo Patriarca», Sora 1982 (Fonti e studi baroniani, 1).
  • Baronio e l’arte. Atti del Convegno internazionale di studi, Sora, 10-13 ottobre 1984, a cura di Romeo De Maio, Agostino Borromeo, Luigi Gulia, Georg Lutz e Aldo Mazzacane, Centro di Studi Sorani «Vincenzo Patriarca», Sora 1985 (Fonti e studi baroniani, 2).
  • Bellarmino e la Controriforma. Atti del Simposio internazionale di studi, Sora, 15-18 ottobre 1986, a cura di Romeo De Maio, Agostino Borromeo, Luigi Gulia, Georg Lutz e Aldo Mazzacane, Centro di Studi Sorani «Vincenzo Patriarca», Sora 1990 (Fonti e studi baroniani, 3).
  • La Sho’ah tra interpretazione e memoria. Atti del Convegno internazionale di studi, Napoli, 5-9 maggio 1997, a cura di Paolo Amodio, Romeo De Maio e Giuseppe Lissa, Vivarium, Napoli 1999 [stampa 1998] (Biblioteca Europea, 13).

Bibliografia

  • Stefano Zen, Bibliografia degli scritti di Romeo De Maio, in Società, cultura e vita religiosa in età moderna. Studi in onore di Romeo De Maio, a cura di Luigi Gulia, Ingo Herklotz e Stefano Zen, Centro di Studi Sorani «Vincenzo Patriarca», Sora 2009, pp. 19-46.
  • Stefano Zen, L’età moderna di Romeo De Maio: problemi e prospettive, in Rassegna storiografica decennale, vol. V, a cura di Ivan Pozzoni, Limina mentis, Villasanta (MB) 2018, in stampa.
  • Stefano Zen, Romeo De Maio e il senso della storia. Con una bibliografia aggiornata degli scritti, 2018, di prossima pubblicazione.

Voci correlate

Personaggi storici

Storici

Temi

Article written by Stefano Zen | Ereticopedia.org © 2018

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]

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