Recensione di M. C. Pitassi (ed.), Inventaire critique de la correspondence de Jean-Alphonse Turrettini

Quaderni eretici, 1 (2013)

Inventaire critique de la correspondence de Jean-Alphonse Turrettini. Maria Cristina Pitassi (dir.), avec la collaboration de Laurence Vial-Bergon, Pierre-Olivier Léchot et Éric-Olivier Lochard. Vol. 1: Inventaire chronologique 1681-1698, vol. 2: Inventaire chronologique 1699-1713; vol. 3: Inventaire chronologique 1714-1726; vol. 4: Inventaire chronologique 1727-1737; vol. 5: Inventaire par correspondants; vol. 6: Index. H. Champion, Paris 2009.

È in un formato elegante (nonché “pesante” e costoso) che l’editore Champion propone questa “inventario critico”, a cura di Maria Cristina Pitassi, la quale, con la collaborazione di un piccolo gruppo di ricerca ha catalogato oltre 5.000 lettere di Jean-Alphonse Turrettini, personaggio di spicco del mondo intellettuale ginevrino a cavallo tra Seicento e Settecento, discendente di una famiglia patrizia lucchese emigrata religionis causa nel secolo della Riforma e che non tardò ad integrarsi nella Ginevra di Calvino, fornendo a tale comunità personaggi di un certo peso, tra cui François Turrettini, il padre di Jean-Alphonse, diplomatico e teologo di primo piano. Cittadino della Repubblica delle lettere, Jean-Alphonse visitò in giovinezza l’Olanda, l’Inghilterra, la Francia, stringendo sodalizi intellettuali che non mancò di mantenere e sviluppare fino alla vecchiaia e alla morte, come è testimoniato dalla voluminosa corrispondenza inventariata dal gruppo di lavoro della Pitassi. Al ritorno dal suo grand tour Jean-Alphonse fu consacrato pastore e nominato professore all’Accademia di Ginevra, presso la quale insegnò storia ecclesiastica e teologia fino alla morte e di cui fu anche rettore per un decennio (dal 1701 al 1711).
Questo poderosa opera comprende sei volumi: i primi quattro sono l’Inventario delle lettere propriamente detto, il quinto è un inventario dei numerosi corrispondenti (ad ognuno di essi è dedicata una breve nota bio-bibliografica), il sesto contiene gli indici dei nomi, delle opere e delle materie (i criteri di costruzione di quest’ultimo appaiono un po’ arbitrari). Se non si può non lodare il duro e faticoso sforzo compiuto dal gruppo di ricerca, si possono sollevare alcuni dubbi sulla funzionalità e fruibilità di un’edizione cartacea pubblicata in questo formato editoriale. Non è un caso se, cercando sul grande catalogo unico italiano OPAC SBN (www.sbn.it) si trovano copie di quest’opera solo in due piccole biblioteche, a Rimini (città natale della curatrice principale) e a Torre Pellice: e si tratta con tutta probabilità di doni. In Francia, per quanto risulta dal catalogo universitario SUDOC (http://www.sudoc.abes.fr), al di fuori di Parigi (città dove ha sede l’editore) l’opera è posseduta da tre biblioteche universitarie soltanto. Non va meglio nel Regno Unito, dove l’opera appare posseduta da solamente tre biblioteche repertoriate nel catalogo di riferimento COPAC (http://copac.ac.uk), una delle quali è la British National Library (che acquista di tutto), e non risulta disponibile in biblioteche prestigiose come per es. ad Oxford. Il riassunto delle lettere contenuto nei primi quattro volumi, pur utile, non può mai sostituire la loro edizione integrale: in questo modo l’utilità dello strumento che si offre è ridotta dall’inevitabile filtro costituito dal punto di vista soggettivo del gruppo di ricerca. Questa scelta è stata forzata: un’edizione integrale della corrispondenza avrebbe necessitato di forze che il piccolo gruppo di lavoro non era evidentemente in grado di mettere sul campo. Un’edizione più “leggera”, on line o in formato cartaceo più agile (o eventualmente una combinazione delle due) sarebbe stata forse di maggiore utilità per la comunità scientifica e per stimolare nuovi lavori che illustrino meglio ed anche a un pubblico più ampio l’importanza e il funzionamento del network turrettiniano e in generale della “Repubblica delle lettere” del tempo. Esempi di questo genere non mancano: si veda il caso dell’edizione delle corrispondenza del cardinale cinquecentesco Jean de Bellay, condotta da un gruppo di ricerca dell’Università di Neuchatel sotto l’intelligente supervisione di Loris Petris (http://www2.unine.ch/jeandubellay/page-3186.html), che combina magistralmente cartaceo e on line, e la cui fruibilità appare massima, senza ombra di dubbio.
Nonostante le piccole pecche illustrate, tanto di cappello per l’impegno profuso dal gruppo di ricerca di Maria Cristina Pitassi!

Daniele Santarelli

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]