L’eretico Francesco Negri e la polemica antiromana

Recensione di Francesco Negri da Bassano, Tragedia intitolata Libero Arbitrio (1546, 1550), a cura di C. Casalini e L. Salvarani, presentazione di F. Mattei, Roma, Anicia, 2014, 303 pp.

Quaderni eretici | Cahiers hérétiques, 5, 2017: http://www.ereticopedia.org/rivista#toc20

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«Esiste un teatro italiano riformato del Cinquecento?». Questo interrogativo venne posto da Enea Balmas (1924-1994) in un saggio dedicato alla tragedia calvinista Josias (1566)1, che si ritiene frutto della traduzione di un testo italiano appartenente a quel prezioso filone attraverso cui si esprime la spiritualità degli eretici italiani dei primi decenni della Riforma. La risposta più facile – proseguiva lo studioso valdese –, la stessa suggerita dai manuali di storia letteraria, è negativa, con il che il problema sembra dissolversi, nel momento stesso in cui viene posto. Balmas sottolineava con manifesto stupore il fatto che, sebbene la Tragedia del Libero Arbitrio fosse andata incontro a due edizioni nel Cinquecento, nonché ad una notorietà europea propiziata dalle traduzioni in francese, inglese e latino, da oltre quattro secoli l’opera non fosse stata oggetto di un’edizione moderna in Italia. Tale vuoto è stato recentemente colmato dall’iniziativa intrapresa da Cristiano Casalini e Luana Salvarani, entrambi ricercatori di Storia della Pedagogia presso l’Università di Parma, nell’offrirne al pubblico moderno un’edizione critica, disseppellendo finalmente l’opera dell’eretico vicentino da oblii secolari.
Il volume si apre con la Presentazione (pp. 7-10) di Francesco Mattei, direttore della collana «Teoria e storia dell’educazione» che ospita l’edizione. Ripercorrendo le attività scientifiche dei curatori del volume, lo studioso tratteggia il panorama culturale in cui si colloca la tragedia del Negri e sottolinea il valore pedagogico, inteso in ordine all’alfabetizzazione e diffusione dell’istruzione, rivestito dalle opere letterarie. L’autore inoltre ricorda come l’eretico vicentino si fosse dedicato alla diffusione del sapere al pari di grandi pedagoghi come Guarino da Verona o Vittorino da Feltre, avviando una scuola in quella Valchiavenna fortemente legata all’influenza di Zwingli (p. 9). In ultima analisi Francesco Mattei evidenzia il rilievo che è opportuno attribuire nella storia della pedagogia ad esperienze di tale natura, nonché come tra tanto interrogare e combattere, anatemi e deconversioni, sulle discordie religiose, si sia sviluppata la grande diffusione dell’istruzione e dell’educazione. Con buona pace dei pedagogisti che, troppo autarchici – osserva lo studioso – pensano questa materia riservata ai soli teologi di professione (p. 10).
Occupa uno spazio cospicuo nell’edizione l’ampia introduzione (pp. 13-75) proposta dai curatori, Cristiano Casalini e Luana Salvarani, in cui vengono in primo luogo delineate le caratteristiche della tragedia nella sua specificità dottrinale, in riferimento alle vicende di Francesco Negri eretico zwingliano; letteraria, in quanto opera dalla dimensione allegorica difficilmente inquadrabile nel suo genere: i curatori offrono spunti riguardo un’ardua collocazione della Tragedia del Libero Arbitrio nell’ambito dei canoni aristotelici o piuttosto una sua individuazione, per contesto, toni e immagini, come commedia; e infine pedagogica, aspetto che più interessa agli autori perché esempio di “pedagogia teatrale”. I curatori svolgono infatti una disamina della funzione didascalica in senso lato che il teatro avrebbe avuto in contesto riformato, attuando richiami all’ambito sociologico. Nel quadro di questa lettura precipuamente vincolata ad un approccio pedagogico sembra svolgersi un’intrusione nelle connessioni tra teologia, ritualità, arte, propaganda protestante: al pari delle osservazioni di carattere letterario, che pure hanno il merito di sottolineare aspetti peculiari della tragedia (solo un esempio, l’individuazione dell’influsso della commedia cinquecentesca di stampo machiavelliano-aretiniano), anche la lettura storica si rivela lievemente prolissa e non sempre pertinente, quanto invece appare l’approfondimento di carattere propriamente pedagogico. In tal modo le “ipotesi di lettura” proposte individuano nella seconda edizione della tragedia una «seconda fase del progetto educativo del Negri» (p. 59).
I curatori ricordano come il dramma del Negri fu un testo sovente presente nella biblioteca di personaggi arrestati e processati dal Sant’Uffizio, che abdicava all’uso di buona parte degli strumenti della pedagogia teatrale, prestandosi così a due ipotesi di lettura, collettiva e in gruppo o individuale (autodidatta). I curatori si dichiarano propensi per la prima, perché legata all’esperienza pedagogica del Negri stesso (p. 61).
Fa seguito all’introduzione una «Nota Biografica» (pp. 69-73) in cui vengono ripercorse le vicende salienti della parabola spirituale del nostro autore, nonché della sua prolifica attività di letterato, grammatico e traduttore. Vengono rievocati i momenti cruciali dell’esistenza del Negri, dalla lettura di testi luterani, all’abbandono dell’ordine benedettino e fuga in Germania, dal trasferimento a Strasburgo con l’avvicinamento allo zwinglianesimo, allo stanziamento in Valchiavenna, fino all’ultimo pellegrinaggio in Polonia; esperienze che si intrecciano con i certamente fertili confronti di carattere culturale e teologico con eretici noti sulla scena europea (quali Butzer, Köppel, Camillo Renato, Francesco Stancaro) e con l’attività di pedagogo. Per tracciare tale quadro i curatori appaiono essersi avvalsi soprattutto della voce di Lucio Biasiori per il «Dizionario Biografico degli Italiani»2 e dell’ormai classico studio di Giuseppe Zonta, apparso sul «Giornale storico della letteratura italiana»3, dimostrando peraltro di ignorare l’efficace profilo biografico offerto da Daniela Solfaroli Camillocci, nel volume Fratelli d’Italia. Riformatori italiani nel Cinquecento4.
Una «Nota al Testo» (pp. 74-75) espone i criteri di trascrizione del testo, principiando con la trascrizione dei frontespizi delle due stampe (1546 e 1550 [=1551], s.n.t.), e mettendo in evidenza come, nel volgere di cinque anni, il nome dell’autore abbia subito un diverso trattamento, legato alla vicenda della circolazione clandestina dell’opera: nel primo caso sono indicate solo le iniziali («F.N. B.»); nel secondo caso il nome è dato per esteso («Francesco Negro Bassanese»). Segue l’indicazione dei principi che hanno ispirato l’organizzazione di un doppio apparato di note (al termine di ogni atto e a piè di pagina), per distinguere il commento dalle note d’autore e dalle varianti e integrazioni dell’edizione del 1550; se ne desume in modo non esplicito, dato un refuso nel testo, che i curatori hanno seguito l’edizione del 1546 segnalando, all’occorrenza, in nota, le lezioni dell’edizione del 1550: «Questa soluzione consente di conservare l’integrità del testo della prima edizione agevolando un riscontro diretto ed immediato con gli ampliamenti della prima [sic] edizione» (p. 75). I curatori dichiarano inoltre di essersi attenuti nella trascrizione a criteri conservativi, eppure di aver corretto tacitamente i refusi ed «apportato interventi correttivi solo quando indispensabili per la comprensione del testo» (p. 75), ma manca una puntuale registrazione dei guasti della stampa e dei relativi emendamenti che dovrebbe connotare la restituzione filologica di un testo.
Di seguito viene proposto il testo oggetto dell’edizione (pp. 77-273), corredato da un puntuale apparato di note di commento. In coda al testo della tragedia sono inseriti i due supplementi aggiunti dal Negri nell’edizione del 1550, ovvero l’«Introduzione dell’autore» (pp. 275-289 ) e la «Professione di fede dell’autore» (pp. 291-296).
Chiude l’edizione un apparato bibliografico (297-303) suddiviso in «Opere di Francesco Negri», «Testi antichi» e «Letteratura secondaria e Edizioni moderne».

(Anderson Magalhães)

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]