Imperatore, Prospero (d')

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

Prospero d'Imperatore d'Africa di Barberia, condannato a morte dall'Inquisizione romana come eretico relapso, dopo essersi sottomesso all'abiura nel corso di un autodafé svoltosi a Roma presso la chiesa della Minerva il 13 febbraio 1583, fu impiccato e bruciato a Campo de' Fiori il 18 febbraio 1583 (con lui furono giustiziati altri tre relapsi, Domenico Danzarelli, Gabriel Henriques alias Josef Saralvo e Iacopo Paleologo (questi ultimi due morirono da impenitenti).

Prima di essere trasferito a Roma, Prospero d'Imperatore era stato processato nel 1581 dall'Inquisizione di Firenze. Il processo contro di lui fu istruito dall'inquisitore Dionigi Sanmattei, al quale chiarì le proprie origini: «Io son nato affricano e fui preso per schiavo di tre anni e non so chi fosse mio padre e fui battezzato in Palermo in quel medesimo tempo, che mi fece battezzare il sig. Gaspare detto Imperatore».
I verbali degli interrogatori del processo fiorentino permettono di ricostruire la sua storia. Dopo aver servito la famiglia Imperatore a Palermo, Prospero imparò l'attività di calzolaio, che praticò per tutto il resto della sua vita, e si trasferì a Napoli, dove conobbe un cavaliere di S. Stefano che lo porto con sé a Firenze per alcuni mesi. Da Firenze rientrò quindi a Napoli, per poi recarsi a Loreto, da dove poi si spostò a Padova e a Ferrara, dove visse per sei anni. Da Ferrara si spostò a Bologna e poi a Firenze, a Pisa e a Genova. Tornato a Palermo, dove si sposò e nel 1575 e aprì una bottega, subì un primo processo inquisitoriale, conclusosi con la sua condanna a remare per tre anni nelle galere. Scontata la condanna, si recò di nuovo a Napoli e a Genova, da dove si spostò a Torino e quindi a Ginevra, integrandosi perfettamente tra i calvinisti esuli nella città. Attorno al 1580 rientrò in Italia, vagando tra Piemonte e Lombardia e infine stabilendosi per un anno a Lucca e poi da lì a Firenze, dove nel maggio 1581 finì nelle maglie dell'Inquisizione.
La Congregazione del Sant'Uffizio, informata sul caso dall'Inquisitore di Firenze, deliberò la condanna a morte come relapso di Prospero. Questi, trasferito a Roma, andò quindi incontro al rogo, pentendosi e sottomettendosi all'abiura prima di essere giustiziato.

Bibliografia

  • Antonino Bertolotti, Martiri del libero pensiero e vittime della Santa Inquisizione nei secoli XVI, XVII e XVIII, Tipografia delle Mantellate, Roma 1891, Doc. XLVIII, pp. 69-72.
  • Lucio Biasiori, «Io son nato affricano». Vita di Prospero d’Imperatore, calvinista di Barberia, in La ghianda e la quercia : saggi per Adriano Prosperi, Viella, Roma 2019, pp. 13-28.
  • Domenico Orano, Liberi pensatori bruciati in Roma dal XVI al XVII secolo, Bastogi, Foggia 1980 [1904], pp. 79-82.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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