Manelfi, Pietro

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo [ISBN 978-88-942416-0-0]

Pietro Manelfi (Monte San Vito, Senigallia, 1519 ca.- …, post 1552) è stato un prete cattolico ed eretico anabattista.

Biografia

Marchigiano, prete della diocesi di Senigallia, conobbe Bernardino Ochino ad Ancona poco prima della sua fuga dall'Italia (1542). Convertitosi, iniziò attiva opera di propaganda eterodossa. Perseguitato dal cardinale Rodolfo Pio di Carpi, legato papale ad Ancona, fuggì in territorio veneziano, soggiornando a Vicenza e a Padova. e viaggiando molto per fare proseliti nel territorio veneziano, nei territori estensi e in Toscana (Firenze, Pisa, Lucca).
Nel 1550 aderì ufficialmente all'anabattismo a Ferrara, venendo ribattezzato da Tiziano. Partecipò al concilio anabattista svoltoso nel settembre di quell'anno a Venezia.
Nel 1551, mentre si trovava a Ravenna, per usufruire dei "benefici" concessi da Giulio III (bolla Illius qui misericors, 29 aprile 1550) ai "pentiti" si autodenunciò al Sant'Uffizio; il 17 ottobre si presentò quindi all'inquisitore di Bologna, Leandro Alberti. Infine fu esaminato a Roma dal 12 al 14 novembre 1551 da Girolamo Muzzarelli, maestro del Sacro Palazzo e dai cardinali inquisitori. La sua delazione fu fondamentale nel provocare il tracollo dell'anabattismo veneto, contro il quale si scagliò la persecuzione inquisitoriale.
Nel maggio 1552 gli fu concesso uno stipendio mensile di 5 ducati d'oro come compenso per la sua collaborazione. Da questo momento in poi non si hanno più notizie su Manelfi.

Bibliografia

  • Simonetta Adorni Braccesi, Manelfi, Pietro in DBI, vol. 68 (2007)
  • Carlo Ginzburg, I costituti di don Pietro Manelfi, Sansoni-The Newberry Library, Firenze-Chicago 1970
  • Aldo Stella, Dall'anabattismo al socinianesimo nel Cinquecento veneto, Liviana, Padova 1967
  • Aldo Stella, Anabattismo e antitrinitarismo in Italia nel XVI secolo, Liviana, Padova 1969

Testi on line

Voci correlate

Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2013

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]