Vergerio, Pier Paolo

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo [ISBN 978-88-942416-0-0]

Pier Paolo Vergerio (Capodistria, 1498 – Tubinga, 4 ottobre 1565) è stato un teologo e vescovo perseguitato dall'Inquisizione e passato alla Riforma protestante.

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Biografia

Dall'attività forense all'attività diplomatica al servizio del papa: l'incontro col mondo tedesco

Membro di una importante famiglia della nobiltà locale di Capodistria (tra i suoi avi l'umanista Pier Paolo Vergerio il Vecchio, 1370-1444), studiò diritto all'Università di Padova, e dal 1524 al 1532 svolse l'attività di avvocato. Nel 1532 il passaggio al servizio del papa: prima come segretario pontificio a Roma, poi tra 1533 e 1535 come nunzio presso la corte di Ferdinando d'Asburgo re dei Romani. L'esperienza lo rese un profondo conoscitore del mondo tedesco e protestante: nel 1535, infatti, consacrò nove mesi a viaggiare per la Germania. Si convinse della necessità di un concilio per risolvere i mali della Chiesa, perorò l'idea col nuovo papa Paolo III e fu da lui incluso nella commissione di sette cardinali e tre nunzi incaricata di prepararne la bolla di convocazione.

Vescovo "eretico" di Capodistria

Il 6 settembre 1536 fu nominato vescovo di Capodistria. Tra la fine del 1539 e l'inizio del 1540 frequentò intensamente a Roma i membri del partito degli "spirituali" (Gasparo Contarini, Reginald Pole etc.), si legò anche con il cardinale Ippolito d'Este che lo condusse con sé in un viaggio in Francia, dove incontrò Marguerite d'Angouleme, regina di Navarra, ed entrò in contatto con i riformati francesi. Dal novembre 1540 al gennaio 1541 partecipò al colloquio di Worms come agente di Francesco I re di Francia. Dal 1541 al 1545 risiedette permanentemente a Capodistria. Fu in questo periodo che la sua condotta suscitò i sospetti dell'Inquisizione. Celebre è la sua lettera del 1545 a Francesco Donà in cui esortava il neoeletto doge a farsi promotore della Riforma nella Repubblica di Venezia.

La persecuzione inquisitoriale

Il 13 dicembre 1544 fu denunciato per eresia da fra Bonaventura Hieronimo. padre guardiano del convento francescano di Sant'Anna di Capodistria, al nunzio a Venezia Giovanni Della Casa, che aprì l'indagine a carico del Vergerio nel gennaio 1545. Il processo veneziano contro il vescovo di Capodistria entrava nel vivo proprio durante la sua partecipazione concilio di Trento, mentre egli si allontanava sempre di più dalle posizioni romane ed aumentava la sua delusione nei confronti della politica del doge Francesco Donà, che non perseguì l’azione di rinnovamento politico-religioso da lui sperata. In un primo momento il governo veneziano protesse il Vergerio. Il Consiglio dei Dieci lo fece subito chiamare a Venezia e, nel gennaio 1546, eseguì il sequestro dei libri e delle carte del vescovo di Capodistria e non ne concesse l’esame al nunzio, cosa che suscitò le proteste di papa Paolo III. Ma progressivamente Vergerio perdette la protezione veneziana, mentre veniva a contatto col caso di Francesco Spiera a Cittadella e a Padova svolgeva attività di propaganda ormai decisamente filo protestante presso gli allievi dello Studio. All’inizio del 1549 il Consiglio dei Dieci ordinò infatti l’arresto del Vergerio, concedendo addirittura al nunzio la facoltà di estradarlo a Roma. Vergerio riuscì comunque a sfuggire all’arresto e riparò nei Grigioni, passando apertamente tra le fila dello schieramento protestante.

La fuga all'estero e l'attività di propagandista protestante

Vergerio risiedette in Svizzera fino al 1553, e dal gennaio 1550 fu pastore della comunità protestante di Vicosoprano. In questo periodo Vergerio svolse un'intensa attività propagandistica, curando la diffusione dei suoi opuscoli e di quelli di altri protestanti in Italia. La sua presenza nei Grigioni diede un forte impulso alle attività della piccola tipografia di Poschiavo, fondata da Dolfino Landolfi nel 1547. All'Indice veneziano dei libri proibiti pubblicato dall'acerrimo nemico Giovanni Della Casa, Vergerio replicò con “controcatalogo” di libri (filoprotestanti) da leggere per la propria elevazione culturale e spirituale, stampato proprio a Poschiavo. Nel 1550 denunciò Giorgio Siculo, cosa che conferma la sua lontananza rispetto alle idee radicali e la sua adesione alla riforma istituzionale.

Nel 1553 si trasferì alla corte del principe protestante Cristoforo di Württemberg, che servì come consigliere sino alla morte, avvenuta nel 1565. In quest'ultimo periodo della sua vita proseguì la sua intensa attività di propaganda, viaggiando anche molto in Europa Centrale, comprese Slovenia e Croazia, collaborando in particolare attivamente col riformatore sloveno Primus Trubar.

Bibliografia

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Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2013

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]