Basigheddu, Perditta

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

Perdìtta Basigheddu (Nuoro, fine XVI secolo – XVII secolo) è stata una donna perseguitata per stregoneria dall'Inquisizione di Sardegna.

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Cenni biografici

Nata verso la fine del XVI secolo, le uniche notizie su di lei sono poche e frammentarie: la maggior parte di esse sono relative alle accuse mosse verso di lei e alla prigionia. Chiamata Pedrita Basigueddo (o Basiquedo) negli atti spagnoli, dall’unico documento notarile conosciuto da lei incaricato, si “firma” con il suo nome in sardo, Perdìtta (Pietrina).
Non si conservano gli atti originali del suo processo, ma solo alcune righe contenute nel registro intitolato Relación de las causas pendientes y despachadas relativi all’anno 1605 e alcuni cenni negli atti del secondo processo a carico di Julia Carta, una donna di Siligo accusata di stregoneria sua compagna di cella nelle carceri segrete del Tribunale del Sant’Uffizio di Sassari.
La causa della persecuzione di Perdìtta fu la sua attività di preparazione di unguenti a base di erbe, che le valsero la qualificazione di hechizera y sortílega (fattuchiera e maga). Al momento dell’arresto non le furono sequestrati i beni, forse a motivo di una condizione indigente. In carcere, probabilmente dietro tortura, confessò tutte le accuse che le erano state mosse da alcuni testimoni, ammise di essere idolatra del demonio e di avere abbandonato la fede. L’accusa finale fu di “eresia e apostasia formale”, che in un primo momento le valse la condanna a morte, anche se non si sa con che modalità (i documenti indicano solo che fu sul punto di essere consegnata al braccio secolare). Le confessioni di Julia Carta non dovettero giocare a suo favore: Julia dichiarò che il diavolo in persona le aveva offerto la sua protezione, così come aveva già fatto con Perdita, la quale senza di lui sarebbe certamente morta.
A Perdìtta e alla sua compagna Julia fu permesso di risiedere in casa dell'alcalde (il direttore della prigione) invece che nel carcere segreto, in cambio del loro servizio nel distribuire i pasti ai prigionieri civili. A Perdìtta fu inoltre imposto di curare la gamba di Gregorio, un servo dell'inquisitore Martin de Ocio y Vecila, preparando gli stessi unguenti che le erano costati la prigionia. Dalla causa di Julia si evince comunque che il trattamento diverso non significava assenza di privazioni e vessazioni: Julia accusò l’alcalde (direttore) della prigione di intascare sette denari al giorno, corrispondenti alla differenza tra i la somma che lei aveva a disposizione per la diaria, e il valore del cibo che le veniva servito, fra cui il vino annacquato. Era stata Perdìtta a confidarle di aver visto l’alcalde mischiare il vino con acqua.
La corruzione all’interno del tribunale probabilmente salvò la vita alla donna: per ragioni che non emergono dai documenti, ma che potrebbero essere connesse alle irregolarità a cui si è accennato precedentemente, e per le quali lo stesso inquisitore fu denunciato dal fiscale Gabriel de Bañolas al Consejo de Inquisición, la pena capitale della donna fu commutata in carcere a vita e sambenito perpetuo, in seguito alla riconciliazione con la Chiesa il 23 ottobre del 1605. Tale condanna in seguito dovette essere annullata completamente, in quanto la si trova residente a Cagliari e sposata in un atto notarile del 1611.

La campana

Nel 1622 Perditta incaricò il maestro campanaro cagliaritano Giovanni Pira per la realizzazione di una campana della chiesa della Madonna della Solitudine a Nuoro, probabilmente un ex voto per la libertà riacquisita. L’opera, ancora oggi esistente, costituisce l’unica campana fatta realizzare da un’accusata di stregoneria in Sardegna, se non in Italia. Su di essa si può leggere la seguente scritta:

+ SANCTA MARIA DE LA SOLEDAT + LA FETA FER PERDITTA BASINQUEDDU DE CARITAT + IVAN PIRA MDCXXII

La data e il luogo di morte di Perdìtta restano sconosciuti.

Bibliografia

  • Salvatore Loi (a cura di), Inquisizione, magia e stregoneria in Sardegna, AM&D, Cagliari 2000.
  • Salvatore Pinna, La inquisición en la villa de Nuoro, in “Sardegna Antica. Culture mediterranee”, 54, 2018, pp. 16-18.
  • Tomasino Pinna, Storia di una strega: l'inquisizione in Sardegna : il processo di Julia Carta, EDES, Sassari 2000.

Article written by Salvatore Pinna | Ereticopedia.org © 2020

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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