Paolo V, papa

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-88-942416-0-0 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

Paolo V, al secolo Camillo Borghese (Roma, 17 settembre 1552 – Roma, 28 gennaio 1621), fu papa dal 1605 al 1621.

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Biografia

L'ascesa ai vertici della curia romana

Figlio di Marcantonio Borghese, studiò diritto alle Università di Perugia e di Padova. Rientrato a Roma nel 1569, esercitò come avvocato concistoriale. Referendario della Segnatura Apostolica dal 1572, fu vice-legato apostolico a Bologna dal 1588 al 1591. Fu legato straordinario a Filippo II nel 1595. Nominato cardinale da Clemente VIII il 5 giugno 1596, fu quindi incluso nella Congregazione del Sant'Uffizio (nello stesso anno), di cui fu nominato segretario il 13 giugno 1602, alla morte di Giulio Antonio Santori.

Il papato

Camillo Borghese partecipò al conclave apertosi nel marzo 1605 che si concluse il 1° aprile 1605 con l'elezione papale di Leone XI (Alessandro de' Medici), il cui papato durò solo 26 giorni. Al termine del nuovo conclave, apertosi il 9 maggio 1605, fu eletto al soglio pontificio il 16 maggio dello stesso anno. L'esito di entrambi i conclavi del 1605 fu determinato dalle negoziazioni tra il cardinal Alessandro Peretti di Montalto (nipote di Sisto V) e Pietro Aldobrandini (nipote di Clemente VIII).
Il papato di Paolo V, che si servì del nipote Scipione Caffarelli (nominato cardinale e sovrintendente dello Stato ecclesiastico) come suo principale collaboratore pur mantenendo saldamente nelle sue mani ogni potere decisionale, fu contrassegnato dall'intransigenza sul piano politico e religioso, e si aprì subito con un durissimo scontro con la Repubblica di Venezia, contro la quale fu scagliato l'Interdetto a seguito della messa sotto processo nel 1605 da parte delle autorità della Serenissima di due chierici, colpevoli di reati comuni. Il conflitto dell'Interdetto si chiuse nel 1607 con un compromesso, grazie alla mediazione francese.
Paolo V fu intransigente nel difendere la causa del cattolicesimo nel Regno di Francia, governato dalla reggente Maria de' Medici dopo l'uccisione di re Enrico IV (1610). Combatté contro la diffusione del gallicanesimo, ottenendo nel 1612 la rimozione dalla carica di sindaco del teologo Edmond Richer, che sosteneva la superiorità dell'autorità del concilio e dei vescovi su quella del papa. In occasione degli Stati generali del 1614, Paolo V impose altresì a Maria de' Medici di cassare una proposta di legge del Terzo Stato che mirava a rimarcare il carattere divino, senza intermediazioni di sorta, dell'autorità regia.
Adottò inizialmente una politica prudente nei confronti del Regno d'Inghilterra, governato da re Giacomo I (1603-1625), nel quale la situazione dei cattolici era drammaticamente peggiorata a seguito della scoperta della congiura delle polveri (novembre 1605); ma non poté non esporsi contro l'obbligo del giuramento di fedeltà imposto dal re inglese ai cattolici, candannandolo il 22 settembre 1606 e rifiutando ogni compromesso.
Paolo V si adoperò per la riunificazione della Chiesa ortodossa russa con la Chiesa cattolica, appoggiando il falso Demetrio (Dymitr Samozwaniec, usurpatore del trono russo dal 1605 al 1606), ma con l'ascesa al potere della dinastia dei Romanov (1613) la speranza si dissolse ed i cattolici andarono incontro ad un'ondata di persecuzioni.
Più fortunata fu la difesa del cattolicesimo nella Polonia, governata da re Sigismondo III (1587-1632), zelante cattolico, dal quale Paolo V ottenne importanti concessioni come l'allontamento dei protestanti da ogni carica pubblica e l'attuazione dei decreti del concilio di Trento.
Paolo V si adoperò molto per l'espansione del cattolicesimo in Asia, in Africa e nelle Americhe: appoggiò le missioni in Persia, sperando invano nella conversione dello scià al cattolicesimo; curò i rapporti con l'Armenia; sulla scorta dell'attività missionaria del gesuita Matteo Ricci (morto nel 1610) autorizzò l'uso del cinese come lingua liturgica e la traduzione della Bibba in cinese (1615); in India appoggiò l'attività missionaria del gesuita Roberto de Nobili, riordinando il sistema delle diocesi sul territorio indiano; in Africa stabilì rapporti diretti con il Regno del Congo e con il Regno d'Etiopia, ottenendo nel 1621 la conversione al cattolicesimo del negus Susneyos; si adoperò per la riorganizzazione e la moralizzazione del clero nelle Americhe, appoggiando tra l'altro la creazione della provincia gesuitica del Paraguay.
Durante il suo papato, Paolo V si prodigò molto per mantenere, in funzione anti-protestante ed anti-turca, gli equilibri politici raggiunti tra la Spagna e la Francia a seguito della pace di Vervins del 1598. Appoggiò gli Asburgo nel delicato scacchiere della Germania e dell'Europa centro-orientale, rimase deluso dalla politica dell'imperatore Rodolfo II (1576-1612), che nel 1606 concesse la libertà di culto ai suoi sudditi ungheresi e sostenne con molte perplessità il suo successore Mattia I (1612-1619). Aiutò finanziariamente, imponendo una decima al clero in Italia, la campagna dell'imperatore Ferdinando II (1619-1637) contro i ribelli boemi e giubilò alla notizia della sconfitta della confederazione protestante nella battaglia della Montagna Bianca (8 novembre 1620).
Particolarmente sensibile alle istanze di riforma della Chiesa e all'esecuzione del programma di rinnovamento stabilito dai decreti del concilio di Trento, Paolo V rinnovò con vigore l'invito ai vescovi a risiedere nelle proprie diocesi e nel 1614 promulgò il Rituale Romanum, che fissava univocamente la liturgia a cui il clero locale doveva attenersi per la celebrazione dei riti e dei sacramenti. Canonizzò nel 1608 Francesca Romana e nel 1610 Carlo Borromeo. Entrambe le canonizzazioni avevano un elevato valore simbolico e propagandistico, fornendo modelli sui quali doveva fondarsi il nuovo slancio espansivo della Chiesa post-tridentina.
Il suo programma edilizio fu particolarmente rilevante e teso ad esaltare la potenza del papato romano (nonché la propria famiglia): completò il cantiere di San Pietro, affidando il progetto finale a Carlo Maderno e facendo apporre il suo nome e quello della sua famiglia sulla trabeazione della facciata della Basilica, ad eterna memoria; ampliò il palazzo del Quirinale, residenza del pontefice; fece costruire nella basilica di S. Maria Maggiore la cappella dedicata alla Madonna Salus populi romani con il proprio monumento sepolcrale.
Durante il pontificato di Paolo V, l'Inquisizione romana si occupò di casi di notevole rilevanza, come quelli di Tommaso Campanella, Galileo Galilei, Cesare Cremonini, Marcantonio De Dominis. Costante fu il suo impegno nel disporre che i giudici della Fede locali stampassero due volte all'anno gli editti inquisitoriali (elencanti le eresie e gli errori contro la Fede cattolica) e li affiggessero ai portoni di ogni chiesa situata nei loro rispettivi distretti e l'obbligo di denuncia, sotto la pena di scomunica, per tutti i fedeli che fossero venuti a conoscenza di casi conclamanti reato di eresia (1607). Inoltre grande importanza ebbe la sua regolazione delle materie spettanti al Sant'Uffizio, quali la Revocatio facultatum (settembre 1606) che impedì ai superiori degli Ordini religiosi di avere competenza sui casi di sospetto di eresia ai danni dei chierici, dandola agli inquisitori locali. Tentò vanamente, nell'ottobre 1606, di introdurre una sede locale del Sant'Uffizio nella Repubblica di Lucca. Infine un'altra ordinanza di stampo inquisitoriale fu l'attivazione di procedimenti penali ai danni di qualsiasi ecclesiastico che avesse negato pubblicamente l'Immacolata Concezione della Vergine Maria (costituzione Regis pacifici del 6 luglio 1616).

Bibliografia

  • Francesco Beretta, Galilée devant l’Inquisition. Une relecture des sources, [Faculté de Théologie de l’Université de Fribourg], Fribourg, 1998.
  • Giampiero Brunelli, Paolo V, papa, in DSI, vol. 3, pp. 1166-67.
  • Silvano Giordano, Paolo V, papa, in DBI, vol. 81 (2014).
  • Ludwig von Pastor, Storia dei papi dalla fine del Medio Evo, vol. XII, Desclée, Roma 1930.
  • Volker Reinhardt, Paolo V, in EP, vol. 3.
  • Volker Reinhardt, Kardinal Scipione Borghese 1605-1633. Vermögen, Finanzen und sozialer Aufstieg eines Papstnepoten, Niemeyer Verlag, Tübingen 1984.
  • Wolfgang Reinhardt, Papstfinanz und Nepotismus unter Paul V., 1605- 1621. Studien und Quellen zu quantitativen Aspekten des päpstlichen Herrschaftssystems, voll. I-II, Hiersemann, Stuttgart 1974.
  • Herman H. Schwedt, Die Anfänge der Römischen Inquisition. Kardinäle und Konsultoren 1542 bis 1600, Herder, Freiburg 2013, pp. 81-82.
  • Herman H. Schwedt, Die Römische Inquisition. Kardinäle und konsultoren 1601 bis 1700, Herder, Freiburg 2017, pp. 124-125.

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Article written by Luca Al Sabbagh & Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2018

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]