Ottavio, casaro di Castel Campagnano

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-88-942416-0-0 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

Testimonianza della zelante azione del Sant’Uffizio e di vescovi e vicari locali, per la sorveglianza e il contrasto della diffusione dell’eresia luterana in Terra di Lavoro nel XVI secolo, sono le numerose lettere raccolte nell’archivio del Santo Uffizio, in un manoscritto dal titolo Litterae Archiepiscoporum et Episcoporum Regni Neapolitani. In una di queste lettere si può leggere di Ottavio, di professione casaro a Castelcampagnano, uniche notizie biografiche su di lui, che fu denunciato da un certo Giovanni Bernardino con l’accusa di non aver rispettato il digiuno previsto per il sabato e per la vigilia di Natale, avendo mangiato carne di maiale. I molti testimoni ascoltati confermarono tale accusa, ma aggiunsero anche che in quei giorni egli era ammalato, come accertato dal medico, anch’egli ascoltato, che lo autorizzò a mangiare carne. L'imputato, convocato per rispondere di questa accusa, ammise di aver mangiato carne di maiale solo la vigilia di Natale, perché a causa della malattia era nauseato dalla carne di pollo. Il vicario episcopale, nominato a Caiazzo da papa Sisto V, di cui non conosciamo il nome e che sostituì il precedente vicario Ottavio Sparani, sulla base di queste testimonianze imprigionò Ottavio, persona umile e rozza, rimettendo la decisione sulla sorte del presunto eretico nelle mani del cardinale segretario del Santo Uffizio, come il vicario scrive in una lettera del 6 luglio 1589. Tali esigue notizie tuttavia avrebbero bisogno di più approfonditi riscontri fattuali da trovare nell’archivio storico dell’Arcidiocesi di Capua.

Bibliografia

  • Armando Pepe, Due episodi dell’Inquisizione in diocesi di Caiazzo nel XVI secolo, in “Archivio Storico del Caiatino”, vol. VIII - nuova serie (2011-2017), Piedimonte Matese, 2018, pp. 47-51.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]