Niccolò da Verona

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

Niccolò da Verona è stato un frate agostiniano e predicatore eterodosso del XVI sec.

Frate eremitano agostiniano, dotato di una vasta cultura filosofica e teologica (studiò a Bologna e forse anche a Padova), era stato priore del convento veronese di Sant'Eufemia nel 1537-38. Fu in rapporti con Girolamo Seripando, che nel 1538 accompagnò da Roma a Verona per la predicazione quaresimale. Nel 1539 predicò la quaresima a Genova e fu richiamato da Seripando stesso, nel frattempo divenuto generale del suo ordine perché tale predicazione suscitò sospetti di eresia ed ottenne il perdono. Poco dopo però fece stampare a Verona il libello riformato Doctrinae Novae ad Veterem Collatio di Urbano Regio, la cui edizione originale era stata stampata ad Augusta nel 1526. In occasione della quaresima del 1540 predicò dottrine eterodosse nella chiesa di Sant'Eufemia a Verona. Di nuovo richiamato dal Seripando, il 22 giugno 1540 fu privato dell'abito e espulso dall'ordine. Nonostante ciò, predicò l'avvento 1540 e la quaresima 1541 a Tortona, dove era ospite del convento della Trinità. Ricercato per ordine di Alfonso d'Avalos, marchese del Vasto, governatore di Milano, insieme ad Agostino Mainardi, predicatore agostiniano eterodosso come lui, nel 1541 fu con il Mainardi bandito come eretico dal territorio dello Stato di Milano. Nell'agosto 1541 giunse a Trento, protetto dal cardinale Cristoforo Madruzzo. Ma un breve di Paolo III del 22 dicembre 1541, controfirmato dai cardinali Gian Pietro Carafa e Girolamo Aleandro ordinò severamente di revocare la sua protezione a Niccolò da Verona, il quale, espulso da Trento nel gennaio 1542, fece perdere le sue tracce.

Bibliografia

  • Lorenzo Tacchella, Il processo agli eretici veronesi nel 1550. Ignazio di Loyola e Luigi Lippomano (carteggio), Morcelliana, Brescia 1979, pp. 56-66.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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