Nepo da Galatrona

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo [ISBN 978-88-942416-0-0]

Nepo da Galatrona (Bucine, Arezzo) fu un prodigioso mago e guaritore che operò in Toscana nella seconda metà del XV secolo, in un periodo fra i più alti della cultura europea - quello del Rinascimento fiorentino - allorché fiorirono forti interessi per le arti magiche e le dottrine esoteriche. Le poche notizie biografiche superstiti, presentano Nepo come un personaggio proveniente dal Chianti (Nepus olim Bondii Nepi de Turicchio potesterie Radde et lige Clantis) che fissò intorno al 1460 la sua residenza a Galatrona in Valdambra, località alla quale legò per sempre la sua notorietà e quella della sua discendenza.
Nello stesso anno il Vescovo aretino Filippo dei Medici lo definì malefico, cioè praticante la magia nera; diverso sarà il giudizio degli scrittori cinquecenteschi che lo ritrarranno come un operatore di magia naturale, sul modello neoplatonico ed ermetico quattrocentesco.
Prestò a più riprese i suoi servizi a esponenti della famiglia Medici, prima come medico personale di Giovanni figlio di Cosimo il Vecchio e poi come mago al servizio di Lorenzo il Magnifico; praticò, inoltre, la terapia incantatoria e curò gli uomini e gli animali con polveri simpatiche, attivando quei vincoli magici che legano le cose terrene a quelle celesti, come insegnava la dottrina ermetica.
Le sue offerte di cura per le malattie soprannaturali (indemoniati) divennero le più autorevoli nel palcoscenico stregonesco toscano di quell’epoca e pare avesse sviluppato anche tecniche comunicative e persuasive per influenzare l’immaginazione altrui.
Le fonti letterarie riportano che fosse capace di dominare tutte le forze che governano l’universo, comprese le forze del male (fo fare alle demonia ciò che mi pare e piace). Fu detto diavolo a due code (cioè privilegiato, fortunato e di successo) e lasciò di sé il ricordo di stregone e maliardo eccellentissimo, meritando onore e fama inestimabile.
Il personaggio restò impresso nell’immaginario collettivo, come esponente di punta del mondo magico, campeggiando come icona stregonesca nella novellistica e nelle opere eroicomico-burlesche toscane e meritando il paragone con i celebri maghi del passato Simon Mago e Malagigi (le Novelle e le Commedie di Anton Francesco Grazzini detto il Lasca, Malmantile riacquistato di Lorenzo Lippi, La Verginia di Raffaello Gualterotti ecc.)
Anche se molti aspetti della sua vita e della sua fortuna restano in ombra, si può verosimilmente affermare che riuscì ad evitare i lacci dell’Inquisizione e beneficiare dopo la sua morte della benevolenza della cerchia degli intellettuali fiorentini, per le potenti protezioni politiche della casata medicea fiorentina.
Per diverse generazioni la discendenza maschile che succedette al capostipite Nepo, operò in Toscana in posizione di vertice nello stesso settore di terapia e come antagonisti del maleficio. Tutti si dissero stregoni di Galatrona (il toponimo divenne sinonimo di stregone) e favoriti senz’altro dalla fama del progenitore, mantennero aperta per almeno due secoli una stazione medica in Valdambra, non disdegnando di operare anche in forma itinerante per una clientela che spaziava in gran parte della Toscana.

Bibliografia

  • Francesco Sinatti, Il vertice della stregoneria toscana. Il mago Nepo e gli stregoni di Galatrona (secoli XV-XVII), Aska Edizioni, Firenze 2016

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]