Nascimbeni, Nascimbene

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo [ISBN 978-88-942416-0-0]

Nascimbene Nascimbeni è stato un umanista e maestro di scuola, perseguitato dall'Inquisizione romana in quanto implicato nella setta di Giorgio Siculo.

Nel 1550 ospitò in casa sua a Ferrara Giorgio Siculo. Il 15 gennaio 1551 abiurò davanti all'Inquisitore di Ferrara Girolamo Papino. Nel 1557 lasciò Ferrara per andare a insegnare a Reggio Emilia. Nel dicembre 1560 fu chiamato a Ragusa (Dubrovnik) con l'incarico di rettore delle scuole. Vi giunse nel marzo 1561. Dovette lasciare la Repubblica di Ragusa probabilmente in seguito a uno scandalo provocato dal cugino Pietro Nascimbeni, condannato nel 1567 per aver progettato l'assassinio di un patrizio ragusano. Nel 1570 lo troviamo nelle carceri dell'Inquisizione veneziana, presso la quale rilasciò due memoriali, datati 7 e 12 gennaio, che rappresentano una fonte importante sulla storia della setta di Giorgio Siculo e delle sue propaggini (inclusa la vicenda del monaco Stefano da Brescia). Scarcerato nel 1577 per problemi di salute, fu ospitato e curato da Girolamo Donzellino, suo ex compagno di cella, ma il 10 giugno 1578 fuggì dalla casa del Donzellino alla volta di Padova, dove probabilmente morì poco dopo.

Curò un'importante edizione del trattato ciceroniano De inventione, pubblicata a Venezia nel 1564, e redasse commentari sui primi sei libri dell'Eneide, stampati a Basilea nel 1577.

Bibliografia

  • Carlo Ginzburg, Due note sul profetismo cinquecentesco, in "Rivista storica italiana", 78/1, 1966, pp. 185-227
  • Adriano Prosperi, L'eresia del Libro Grande. Storia di Giorgio Siculo e della sua setta, Feltrinelli, Milano 2000, ad indicem, in part. pp. 322-40
  • Relja Seferović, Foreign teacher and humanist: Nascimbene Nascimbeni on rhetoric in Dubrovnik, in "Dubrovnik Annals", 14, 2010, 99-141

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Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2013

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]