Minucci, Minuccio

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-88-942416-0-0 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

Minuccio Minucci (Serravalle, oggi – unita con Ceneda – comune di Vittorio Veneto, 17 gennaio 1551 – Monaco di Baviera, 7 marzo 1604), fu prelato, arcivescovo di Zara, diplomatico e scrittore.

Cenni biografici

Figlio di Girolamo e di Franceschina Raccola, appartenne a una famiglia nobile e fu presto introdotto agli studi umanistici, dapprima alla guida di Giambattista Brancaccio, poi frequentando l’accademia fondata a Sacile da Bernardino Partenio, infine a cura dello zio Andrea, da lui seguito a Zara nel 1567, allorché il parente divenne arcivescovo della diocesi dalmata. Ultimati gli studi di diritto a Padova, nel 1573, entrò al servizio del compatriota Bartolomeo Porcia, nunzio nella Germania meridionale. Negli anni seguenti, accompagnò il diplomatico pontificio nel corso dei suoi viaggi nei territori dell’Impero. Poi, dopo la sua morte (1578), passò alle dipendenze del cardinale Ludovico Madruzzo (1532-1600), vescovo di Trento, operando al contempo anche come corrispondente del duca di Ferrara Alfonso II d’Este (1533-1597). Nel 1582, papa Gregorio XIII lo inviò a Colonia, allorché si profilava imminente la conversione al protestantesimo dell’arcivescovo Gebhard Truchsess von Waldburg (1547-1601). La missione affidatagli fu di mantenere l’arcidiocesi nell’obbedienza alla Chiesa cattolica e Minucci, all’opera sino al luglio del 1583, al fianco dei nunzi Giovanni Francesco Bonomi e Germanico Malaspina, riuscì a imporre l’elezione di Ernesto di Baviera quale nuovo presule, assicurandosi il duraturo favore del casato dei Wittelsbach.
Il nuovo arcivescovo scelse immediatamente Minucci quale suo consigliere e gli conferì l’incarico di ottenere sostegno finanziario e militare dal papa e da Filippo II di Spagna, missione, quest’ultima, che Minucci condusse a termine con successo. Nel 1584, ritornò a Monaco e il duca Guglielmo V (1548-1626) lo volle come suo coadiutore segreto. L’anno seguente, Sisto V lo nominò protonotario apostolico. Tra il 1585 e il 1592, Minucci intensificò la sua esperienza della situazione confessionale nell’Impero; stilò importanti memoriali che si richiamavano nei loro contenuti alla decretazione tridentina e si affermò in curia come uno dei massimi specialisti per l’area germanica. Il 9 marzo 1587, venne ordinato sacerdote a Praga dal nunzio Filippo Sega. Si trattenne quindi per un periodo a Roma e, nel 1590, fu a Monaco e a Colonia. Nel 1591, Gregorio XIV lo nominò segretario della «Congregatio Germanica», presieduta dal cardinale Madruzzo. Nello stesso anno, Innocenzo IX, insieme a Gian Andrea Caligari e Giovanni Francesco Zagordi, lo chiamò a gestire la Segreteria di Stato, affidandogli la competenza per le questioni germaniche, responsabilità che gli venne confermata anche da Clemente VIII. In questi anni, Minucci, insieme a Goffredo Lomellini, divenne figura di riferimento per i fautori della ribenedizione papale di Enrico IV di Borbone e, con lo stesso Lomellini, Francesco Patrizi, Torquato Tasso, Giovanni Battista Raimondi, i fratelli Vecchietti, Antonio Querenghi ed altri illustri uomini lettere, partecipò all’accademia di «cose politiche» che ebbe la sua breve vita (nel 1594), presso l’abitazione del cardinale Cinzio Aldobrandini.
Nel 1595, Minucci si ritirò a Capranica; l’anno seguente, il 10 marzo, fu nominato arcivescovo di Zara, una diocesi in grave crisi finanziaria e in buona parte occupata dai turchi. Il presule, fronteggiando difficoltà di ogni sorta (non ultime quelle linguistiche), si dedicò intensamente alla riforma della sua chiesa, dando prova di austerità e di zelo nel riformare i costumi dei fedeli e del clero. Nel 1600, con l’assenso del pontefice, tornò per qualche mese a Serravalle, rifiutando di accettare la nunziatura di Colonia. Nel 1603, nelle vesti di incaricato della curia, ma senza il titolo di nunzio, si recò a Monaco e poi a Colonia, per conferire con il principe elettore Ernesto e con il nunzio Coriolano Garzadoro su questioni di politica imperiale, sul conflitto nei Paesi Bassi e per esortare il principe a uno stile di vita più conforme. Nel 1603, fu Altötting, dove si adoperò a favore di un’adeguata formazione del clero e a fornire incoraggiamento alla devozione popolare.
Morì a Monaco, il 7 marzo 1604.

Opere

Sono legate a Minuccio Minucci opere agiografiche1 e teologiche (fra le quali, due dialoghi sulla prudenza, un trattato circa l’umiltà e uno sulla calunnia, rimasti inediti), nonché una serie di scritti storici. Fra questi ultimi, il più fortunato è la Historia degli Uscochi, apparsa la prima volta a Venezia, nel 1602, e poi aggiornata da Paolo Sarpi al 1615. Minucci fu altresì l’artefice di tre brevi trattati latini pubblicati solo nel XX secolo da Alberto Marani: il De novo orbe, che risale 1595; il De Aethiopia (1598) e una storia della popolazione tartara, parimenti del 1598.

Fonti e bibliografia

  • Artemio Enzo Baldini, Botero e la Francia, in Botero e la “Ragion di Stato”, Atti del Convegno in memoria di Luigi Firpo (Torino, 8-10 marzo 1990), a cura di A. E. Baldini, Leo S. Olschki, Firenze 1992, pp. 335-359: 354-357.
  • Artemio Enzo Baldini, Aristotelismo e platonismo nelle dispute romane sulla ragion di Stato di fine Cinquecento, in Aristotelismo politico e ragion di Stato, Atti del Convegno internazionale (Torino, 11-13 febbraio 1993), a cura di A. E. Baldini, Leo S. Olschki, Firenze 1995, pp. 201-226.
  • Artemio Enzo Baldini, Primi attacchi romani alla République di Bodin sul finire del 1588. I testi di Minuccio Minucci e di Filippo Sega, in «Il Pensiero politico», XXXIV, 2001, pp. 3-40.
  • Mario D’Addio, «Les six livres de la République» e il pensiero cattolico del Cinquecento in una lettera del mons. Minuccio Minucci al Possevino, in Medioevo e Rinascimento. Studi in onore di Bruno Nardi, G. C. Sansoni, Firenze 1955, vol. I, pp. 127-144.
  • Marco Giani, Grano bavarese a Venezia: progetti di tratte transalpine in una lettera di Minuccio Minucci a Paolo Paruta (1597), in «Atti dell’Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti. Classe di scienze morali, lettere ed arti», CLXII, 2013-2014, pp. 371-440
  • I codici minucciani dell’Istituto storico germanico. Inventario, a cura di A. Koller - P. P. Piergentili – G. Venditti, Deutsches Historisches Institut in Rom / Istituto storico germanico di Roma Roma 2009 (<http://www.dhi-roma.it/codici_minucciani.html>).
  • Alexander Koller, Minucci, Minuccio, in DBI, vol. 74 (2010)
  • Maria Muccillo, Il platonismo all’Università di Roma: Francesco Patrizi, in Roma e lo Studium Urbis. Spazio urbano e cultura dal Quattrocento al Seicento, Atti del Convegno (Roma, 7-10 giugno 1989), a cura di P. Cherubini, Ministero per i Beni culturali e ambientali. Ufficio centrale per i Beni archivistici, Roma 1992, pp. 200-247: 215n.
  • Minuccio Minucci, Historia de gli Uscochi […]. Co i progressi di quella gente sino all'anno 1602, [Venezia 1602].
  • Minuccio Minucci, Storia inedita dei Tartari, scritta nel 1598 da Minuccio Minucci, arcivescovo di Zara, a cura di A. Marani, Il Mamiani, Roma 1967.
  • Minuccio Minucci, Storia inedita dell'Etiopia scritta nel 1598 da Minuccio Minucci Arcivescovo di Zara, a cura di A. Marani, O. G. C., Roma 1968.
  • Minuccio Minucci, De novo orbe. Storia inedita dell'America in lingua latina scritta nel 1595 da Minuccio Minucci, s. n., Roma 1966.
  • Paolo Sarpi, Supplimento dell’Historia degli Uscochi di Minuccio Minucci arcivescovo di Zara, [Venezia 1616?].
  • Laurentius Surius, De probatis sanctorum historiis […], apud Gervinum Calenium et haeredes Quentelios, Coloniae 1581, vol. VII, pp. 225-226.

Article written by Gennaro Cassiani | Ereticopedia.org © 2018

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]

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