Serveto, Michele

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo [ISBN 978-88-942416-0-0]

Versión española

Michele Serveto (Miguel Servet) - chiamato nelle fonti documentali Miguel de Villanueva (Tudela de Navarra, 1511 - Ginevra, 27 ottobre 1553) - è stato l'unico eretico che fu bruciato dai cattolici, in effigie, e dai protestanti, in persona.

La madre, Catalina Conesa, apparteneva a una famiglia di conversos, la famiglia Zaporta. Tudela fu una città rifugio di conversos aragonesi che fuggivano dal Regno di Navarra dopo la sua conquista da parte di Ferdinando il Cattolico nel 1512. Il cognome “De Villanueva” era anch'esso di origine conversa a Tudela, così come a Zaragoza, dove Serveto visse. A 16 anni partì per Tolosa per studiarvi diritto. In seguito fece parte del seguito dell'imperatore Carlo V alla sua incoronazione a Bologna (1530), viaggiando insieme a Juan de Quintana, futuro confessore dell'imperatore. Fu dichiarato eretico già nel 1532 dal nunzio papale Girolamo Aleandro in una lettera inviata al Quintana stesso (Aleandro suggeriva di bruciare la sua opera e la sua effigie secondo l'usanza spagnola). Nel 1531 era stata pubblicata la sua prima opera, il De Trinitatis Erroribus. Nel 1532 Serveto ne pubblicò quindi una continuazione (Dialogorum de trinitate). In sintesi, secondo Serveto in Dio vi sono due "disposizioni": la Parola e lo Spirito. Egli interpretava la Trinità come un'unica essenza divina, ammettendo tre persone, ma non tre essenze distinte una dall'altra (intendendo come "persona": maschera, aspetto, sembiante, immagine). Le persone della Trinità sono meglio definite come forme, modi, attributi. Serveto concepiva altresì una sola hipostasis o "persona" in Cristo.
In ambedue le opere l'editore Setzer di Hagenau non appariva nel frontespizio, ma vi figurava il nome di "Miguel Servet alias Reves". Di conseguenza l'Inquisizione spagnola di Medina del Campo cercò di scovare questo “Miguel Servet alias Reves” poiché né in Germania né tra i membri del seguito di Carlo V si sapeva chi fosse. Suo fratello (probabilmente uterino) Juan Servet alias Reves, chierico, viaggiò in Germania per cercarlo e portarlo in Spagna, ma senza successo.
Nel 1538, mentre viveva a Parigi studiando medicina alla Sorbona, pubblicò un trattato di astrologia, la Apologetica Disceptatio pro Astrologia; perciò fu condannato a morte su richiesta del decano della Facoltà di Medicina, ma la pena fu commutata con l'ingiunzione di non poter attaccare i medici di Parigi, sotto pena di prigione e multa. A partire da allora non firmò più col suo nome le sue opere. Pubblicò quindi diverse opere: di geografia (come la Geografia di Tolomeo, nella quale contestò all'Inquisizione spagnola il fatto di perseguitare conversos, eretici e musulmani), di matematica, medicina, astrologia, farmacologia, poesia (con incisioni di Hans Holbein il Giovane), teologia; nonché traduzioni in spagnolo e diverse Bibbie. Nelle sue opere si mostrò sempre fautore dei poveri, dichiarando uno speciale "amore della verità".
Ebbe uno speciale sodalizio con lo stampatore lionese Jean Frellon, che lo chiamava "il maestro Miguel de Villanueva, mio caro fratello ed amico". Attraverso Frellon entrò in corrispondenza con Calvino nel 1546, alla fine inamicandoselo. Verso il 1548-49 ottenne la cittadinanza francese dietro concessione di re Enrico II.
Nel 1553 pubblicò a Vienne la Christianismi Restitutio, dove descriveva la circolazione del sangue ed esprimeva la sua idee sulla Trinità e sul battesimo solo per gli adulti. Essa fu stampata senza indicazione né dell'editore (che fu Balthazar Arnoullet) né del luogo di edizione. A causa di questa opera Serveto fu denunciato da Calvino da Ginevra, processato dall'inquisitore francese Matthieu Ory e incarcerato. Si difese affermando di non essere lui il Serveto autore dell'opera, ma di usare tale nome solo nella sua corrispondenza con Calvino. Fuggito di prigione, fu nuovamente condannato a morte e bruciato in effigie. Rifugiatosi a Ginevra, fu fatto incarcerare da Calvino, condannato a morte (per la terza volta in vita sua) e bruciato sul rogo il 27 ottobre 1553, insieme ad alcuni esemplari delle sue opere.
Quasi tutti gli esemplari della Restitutio andarono distrutti, ne sopravvissero solo tre.
Il 23 dicembre 1553 l'Inquisizione di Vienne, a sua volta, ordinò il rogo di tutte le opere di Serveto, definito maximum hereticum. Melantone, Bulliger e altri capi protestanti approvarono la condanna a morte ginevrina e se ne felicitarono con Calvino. Quest'ultimo pubblicò due libri (in latino e francese) contro Serveto nel 1554, e continuò a citarlo con epiteti denigranti nelle sue riedizioni della Institutio christianae religionis fino al 1559.
Serveto ha avuto influenza sui movimenti sociniani, unitariani e nella moderna dottrina della separazione tra i poteri dello Stato e della Chiesa (presente, per es., nelle prime costituzioni francese e statunitense).
La polemica tra calvinisti e anti-calvinisti, come Sebastiano Castellione, a proposito della condanna di Serveto, non fu significativa solo nella sua epoca, ma conserva ancora tratti di grande attualità.

Bibliografia

  • Roland H. Bainton, Michel Servet , Hérétique et Martyr, 1553-1953, Droz, Genève,1953
  • José Barón, Miguel Servet. Su vida y su obra, Espasa –Calpe, Madrid 1970
  • Pierre Cavard, Le procès de Michel Servet à Vienne, Syndicat d’Initiative, Vienne 1953
  • Francisco Javier González Echeverría, Miguel Servet, editor del Dioscórides, Instituto “Miguel Servet” e Ibercaja, Lérida 1997
  • Francisco Javier González Echeverría, Retratos o tablas de las historias del Testamento Viejo. Resumen español. Dos volúmenes : el facsímil de 1543 y la edición crítica, Gobierno de Navarra, Pamplona 2001
  • Francisco Javier González Echeverría, El amor a la verdad. Vida y obra de Miguel Servet, Imp. Navarro y Navarro, Gobierno de Navarra, Zaragoza 2011
  • Henri Tollin, Servets Kindheit und Jugend in “Zeitschritz für die historische Theologie” (Kahnis), XLV,1875, pp. 545-616.
  • Earl Morse Wilbur, The two treatises of Servetus on the Trinity. On the Errors of the Trinity. Dialogues on the Trinity and the Righteousness of Christ’s Kingdom now first translated into English, Harvard university, ed. Faculty of Theology, Cambridge 1932

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Article written by Francisco Javier González Echeverría | Ereticopedia.org © 2013

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]