Melantone e melantonismo

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo [ISBN 978-88-942416-0-0]

Filippo Melantone (Philipp Schwarzerdt) (Breiten, 16 febbraio 1497 - Wittenberg, 16 aprile 1560) è stato un teologo e riformatore tedesco. Seguace di Lutero della prima ora, il suo pensiero si caratterizza per le sfumature mistiche, i toni concilianti e la svalutazione di dogmi e rituali, caratteristica che ne ha favorito l'apprezzamento anche tra gli erasmiani e i cattolici non intransigenti.

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Cenni sulla biografia di Melantone e sulla sua teologia

Dotto umanista, studiò ad Heidelberg e a Tübingen, guadagnandosi in gioventù l'ammirazione di Erasmo. Professore a Wittenberg dal 1518, fu da subito sodale di Lutero, rispetto al quale ebbe tuttavia posizioni più "morbide" sia sui rapporti con Roma (Melantone non escludeva una riconciliazione) sia su alcune questioni teologiche. Concordò pienamente con Lutero in occasione della guerra dei contadini del 1525.
Nel 1521 pubblicò la sua opera più importante, i Loci communes, una enunciazione per sommi capi della teologia protestante. La Confessio Augustana del 1530 fu in massima parte opera sua.

Il suo razionalismo aristotelico e il suo raffinato umanesimo, grazie ai quali si meritò l'epiteto di praeceptor Germaniae, si coniugavano con forti istanze mistiche che lo facevano insistere sulla ricerca dell'unione dell'uomo con Dio e sulla svalutazione dei dogmi e degli aspetti ritualistici della fede, considerati adiaphora (indifferenti, superflui). Sull'interpretazione del dogma eucaristico fu vicino al simbolismo sacramentale degli zwingliani. Dopo la morte di Lutero (1546) tentò di mediare, senza grande successo, nelle accese dispute teologiche tra le varie correnti nate dalla Riforma.

Nel 1551 scrisse una Confessio saxonica con l'intenzione di presentarla al concilio di Trento, allorché vi era prevista, su imposizione di Carlo V, la partecipazione di una delegazione protestante (che non arrivò mai a Trento a causa della ripresa della guerra in Germania).

Melantone e gli Italiani

Melantone fu molto apprezzato negli ambienti riformatori italiani per la sua ricca cultura umanistica, per la sua possente preparazione teologica e per le sue posizioni vicine all'adiaforismo erasmiano (e valdesiano), che lo resero un interlocutore privilegiato per gli "spirituali" e per i cattolici non intransigenti.
Fu in corrispondenza con vari esponenti della Riforma in Italia. Nel gennaio 1539 inviò una celebre lettera “ad Venetos quosdam studiosos Evangelii”, probabilmente destinata al Senato veneziano, nella quale faceva leva sui sentimenti di indipendenza della Repubblica veneziana da Roma e sottolineava che la Riforma intendeva restaurare la purezza del cristianesimo primitivo. Partecipò ai colloqui di Ratisbona del 1541, dimostrando sempre anche in seguito di non essere contrario a priori ad una riappacificazione tra cattolici e protestanti.

Bibliografia

  • Salvatore Caponetto, Melantone e l'Italia, Claudiana, Torino 2004
  • Michele Cassese, Filippo Melantone tra umanesimo e riforma, in "Rivista di storia del cristianesimo", 2, 2005, pp. 436-458
  • Elisa Cuttini, Unità e pluralità nella tradizione europea della filosofia pratica di Aristotele. Girolamo Savonarola, Pietro Pomponazzi e Filippo Melantone, Rubbettino, Soveria Mannelli 2005
  • Heinz Scheible, Filippo Melantone, Claudiana, Torino 2001

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]