Tafuri, Matteo

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

Matteo Tafuri (Soleto/Lecce, 1492 - Soleto 1584) è stato un filosofo, naturalista, medico e astrologo.

Cenni biografici

Matteo Tafuri, discendente da una famiglia di origini albanesi appartenente ad una comunità "greca" del Salento, nacque nel 1492 a Soleto e ivi morì intorno al 1584, secondo la testimonianza del Gaurico presente nel quarto trattato del suo libro Nativitatum. Dopo aver trascorso i primi anni della sua vita fra Soleto e Zollino, dove si giovò del magistero di Sergio Stiso, alla scuola del quale apprese le lettere greche e latine, mosso dall’esigenza di ampliare i propri orizzonti speculativi e dal desiderio di acquisire nuove conoscenze, raggiunse Napoli per studiare matematica, medicina, magia naturale, astrologia e fisiognomonia. Senz’altro qui conseguì la laurea in artibus.
Perseguitato dagli inglesi per 45 anni con falsi testimoni, accusato di eresia e imprigionato a Roma per quindici mesi, fu inquisito e processato. I suoi libri stampati in "stamperie proibite" furono bruciati e «con l’habito de la scientia d’astrologia», formulò pronostici. Filosofo e astrologo, «bonum graece linguae praeceptorem» secondo la testimonianza dell’umanista Quinto Mario Corrado, raffinato interprete della fisiognomica, coltivò l’interesse per le scienze occulte, l’esoterismo e, in particolare, l’orfismo e l’ermetismo. A Napoli partecipò ai vivaci dibattiti intorno alle liceità delle discipline magico-astrologiche insieme con Francesco Maurolico, Giovanni Abioso da Bagnolo e Giovan Paolo Vernaleone, tutti autori di vaticini e profezie. Sodale e interlocutore privilegiato di Giovan Vincenzo Della Porta entrò a far parte dell’Accademia dei Segreti. Fu Giovan Battista Della Porta a tessere le sue lodi nella Coelestis Phisiognomia, ricordandolo come l’unica auctoritas a lui coeva fra i cultori ed esperti dell’arte fisiognomica: «…Mathaeum Taphurium de Soleto, virum in omni doctrinarum genere extra aliam positum, qui inter alias, adeo in hac arte celebriter eminebat, ut solo aspectu mortes, vitae discrimina et eventum tempora extemplo tam veraciter pronunciaret, ut in stuporem potius, quam in suae portentosae artis aemulationem converserit» (Ioannis Baptistae Portae Neapolitani, 1603). Egli, ponendo in risalto l’arte profetica di Tafuri, sottolineò la sua straordinaria capacità di avvertire e presagire i segni degli avvenimenti futuri, nonché la sua abilità nel formulare pronostici e profezie. La testimonianza del Chioccarello, in particolare, lo ritrae come massimo esponente della "Magica Arte" e della "segreta filosofia". Tafuri, dopo Zoroastro e Simon Mago, è degno di essere ricordato fra i cultori di astrologia giudiziaria, a causa della quale fu accusato di eresia, non risparmiandosi l’inimicizia della Chiesa Romana. Egli celebra, inoltre, la conoscenza da parte del Tafuri delle lingue classiche e delle dottrine filosofiche, la sua perizia nell’arte medica e nella scienza matematica e di tutte quelle discipline che hanno attinenza con il sapere esoterico e con l’arte divinatoria. Riconosce al filosofo il merito di una traduzione dal greco in latino del Quadripartito di Tolomeo e della composizione di numerosi commentari, opere tutte perdute, ma che gli hanno assicurato l’appellativo di "Tolomeo redivivo", quasi a voler sottolineare il debito contratto con chi ha reso comprensibile e intelligibile l’opera di Tolomeo (Chioccarello, 1780). Nel 1526 è menzionato accanto a Luca Gaurico, Paolo Semproniano e Leon Battista Ambrosio fra i cultori di astrologia giudiziaria e di fisiognomonia, di scienze sulla base delle quali si può conoscere la struttura degli organi interni, (Mariani Sancti, Commentaria de Avicennae textu "De Calvariae curatione", 1543). Sembra che a Napoli in un ambiente in cui pullulavano istanze esoteriche e filoluterane abbia anche fatto parte della cerchia riunita intorno a Juan de Valdés.
Frequentò gli Studia più prestigiosi della Penisola e dei paesi d’Oltralpe, Ferrara, Padova, partecipando ai dibattiti che animavano i circoli intellettuali del tempo, al fianco di celebri esponenti delle discipline mediche e dell’astrologia. La sua fama si diffuse un po’ ovunque in Italia e in Europa. A Venezia al seguito di personaggi eminenti del governo della Serenissima, ebbe occasione di pronunciarsi su alcune contese e di fare pronostici. La vivace disputa intrattenuta con l’astrologo Luca Gaurico, conosciuto a Napoli, relativa ad una profezia formulata nel 1523 in un Pronostico sull’esito della guerra fra Francesco I e gli Spagnoli lo espose ai sospetti dell’Inquisizione. L’astrologo salernitano, divenuto augur verissimus per l’esito favorevole degli Spagnoli, gli dedicò un profilo sinistro denso di presagi. La disputa con Luca Gaurico fece accrescere la sua fama di negromante. Si rifugiò presso l’ambasciatore d’Inghilterra a Venezia, Lorenzo Orio, per sfuggire alle calunnie dei suoi avversari, ma soprattutto per eludere le accuse di eresia, a causa delle sue tesi contrarie alla fede cristiana e dell’adesione alle discipline magico-astrologiche.
A Venezia già in sospetto dell’Inquisizione subì un processo per eresia e fu imprigionato, ma grazie all’autorevole intervento dello stesso Pontefice fu scarcerato. Nel 1541 fece tappa a Roma, come è testimoniato dal prestito di un manoscritto presso la Biblioteca Vaticana (Canart, 1977). A Roma fu accusato di eresia per aver professato dottrine contrarie all’ortodossia cattolica, fu processato e imprigionato dal marzo del 1569 fino alla metà dell’anno 1570, per circa quindici mesi. La sua triste esperienza romana è raccontata nell’Incipit del Pronostico da lui scritto nel 1571 e dedicato ai figli del marchese di Lavello, Don Giovanni Del Tufo, illustre rappresentante dell’aristocrazia della Basilicata. Assolto dal Sant’Uffizio, il tribunale di Re Filippo, con due decreti, è riconosciuto innocente (Pronostico del nascimento Del Tufo, f. 3 v.).
Si addottorò in seguito alla Sorbona in artibus, fregiandosi dell’appellativo di Doctor Parisiensis. Frequentò l’Università di Salamanca, dove sembra anche abbia insegnato. Fece ritorno a Napoli, prima di raggiungere Soleto, dove trascorse gli ultimi anni della sua drammatica esistenza in solitudine e appartato, lontano dalla malefica lingua dei suoi detractores. Qui diventò precettore di lingua greca e di filosofia di un gruppo di scolari, promuovendo all’interno della sua "scuola" il rinnovamento delle humanae litterae. Coinvolto nel processo inquisitoriale contro Niccolò Franco, accrebbe intorno a lui la fama di esperto di astrologia giudiziaria e di eretico per aver negato la Potestà del Pontefice ed aver messo in discussione il sacrificio de la Messa e de la comunione e tutti gli altri articoli de la fede (Mercati, 1955). Le accuse di aver messo in discussione alcuni articoli della fede, di aver esercitato le arti magiche, nonché di essere perito di astrologia giudiziaria hanno influenzato negativamente la "fortuna" che si sarebbe prefigurata in lui, diffamando e screditando la sua figura.
La Congregatio Romanae et Universalis Inquisitionis riporta soltanto qualche annotazione riguardante l’imputato "hidruntino" Matteo Tafuri, relativa alla diocesi, al suo nome e ad un’opera anonima di astrologia giudiziaria data alle stampe dall’autore «con l’ingiunzione che l’imputato non si serva di quella in futuro, "sed pro praeterito non puniatur"…» (Nestola, 2005). In realtà Tafuri fu eretico nel senso di ribelle ad ogni forma di comunione ecclesiastica, partecipe alla riforma religiosa, lontano da preoccupazioni di ortodossia cattolica, sempre alla ricerca di una teologia cristiana pura, di una religione universale, che si realizzasse nella fides e nella justitia.
Delle sue opere, di filosofia, di magia naturale, di astrologia e fisiognomica, restano soltanto i titoli e due manoscritti, ancora inediti, un Pronostico scoperto nella Biblioteca della Badia di Cava dei Tirreni da Fulco e un Commento agli Inni Orfici, tramandato dal Codice Vaticano greco 2264, vergato a Napoli per mano di Francesco Cavoti nel 1537 e scoperto da Jacob negli anni 80 del secolo scorso (Jacob, 1983).
Un coacervo di episodi leggendari gettano ombra sulla sua immagine. Si narra che per la sua abilità di presagire gli eventi futuri, di formulare oroscopi e di fare pronostici, per gli strani poteri magici e occultistici abbia risvegliato la fantasia popolare, specialmente quella delle popolazioni rurali, che lo hanno scorto come un ribelle e un seduttore che improvvisamente può far discendere dal cielo gli angeli e richiamare dall’inferno i diavoli ad illuminare o ad oscurare gli interrogativi dell’uomo. Per i più fu ritenuto nemico del Cristianesimo, evocatore di demoni, per altri, invece, un innovatore che interpretò la teologia cristiana secondo una prospettiva laica. Della sua attività resta soltanto un’eco fra i suoi discepoli e un profondo silenzio: da qui il fiorire di leggende sul suo conto, da quella in cui si racconta che il "mago" abbia assistito a tre messe nello stesso momento, a Roma, a Santo Stefano di Compostela e a Soleto, a quella in cui si narra che egli abbia esercitato le sette arti liberali con l’aiuto di sette dèmoni chiusi in un’ampolla, a quella della costruzione del Campanile di Soleto in una sola notte, a quella delle tante predizioni che avrebbe fatto su episodi e avvenimenti futuri, compresa la vittoria di Lepanto ad opera di Don Giovanni d'Austria. Secondo una testimonianza riportata dal Chioccarello il Tafuri fu davvero consultato per le sue qualità di astrologo da Don Giovanni d’Austria e dal suo séguito prima della battaglia di Lepanto, dopo la quale, lo stesso condottiero, uscitone vittorioso, o alcuni suoi delegati, si sarebbero recati a Soleto in visita di ringraziamento dal mago.
La stessa costruzione del campanile di Soleto, cioè di una torre quadrata, ricordo del dominio sulla contea soletana di Raimondo Del Balzo Orsini e da questi commissionata all’architetto Francesco Colaci da Surbo, è legata ad una leggenda, secondo la quale essa sarebbe stata eretta dai diavoli evocati dai poteri negromantici del Tafuri. Si racconta che il "mago" abbia radunato diavoli e streghe, che, in una sola notte, trasportando sotto la pioggia e il vento capitelli e cornici, avrebbero costruito quasi per intero la torre. La costruzione della torre sarebbe dovuta essere ultimata prima del canto del gallo, ma, avendo questo cantato prematuramente, l’incantesimo si sarebbe infranto e quattro diavoli, ricurvi sotto il peso dei macigni sarebbero rimasti pietrificati, trasformati in grifoni ai quattro angoli della torre, come, d’altronde, si può tuttora osservare guardando le facciate della guglia.

Opere

  • Commento agli Inni orfici, in Manoscritto Vaticano greco 2264, Napoli 1537.
  • Pronostico del nascimento Del Tufo, in Manoscritto VI.G.1, Biblioteca della Badia della SS. Trinità di Cava dei Tirreni 1571.

Bibliografia

  • Mariani Sancti, Barolitani, Philosophi ac Medici celeberrimi … Commentaria nuper in lucem aedita in Avicennae textum … De calvariae curatione, Venetiis 1543.
  • L. Gaurici Geophonensis Episcopi Civitatensis Tractatus astrologicus …Venetiis MDLII, ff. 80 r-v.
  • Baptistae Portae Neapolitani, Coelestis Physiognomoniae libri sex. Unde quis facile ex humani vultus extima inspectione, poterit ex conjectura futura praesagire, in quibus etiam astrologia refellitur, et inani set immaginaria demonstratur, Neapoli 1603.
  • Q. Marii Corradi Epistularum libri VIII, Index eorum, ad quos missae sunt epistolae, Epistola XXXVII, Venetiis 1665.
  • B. Chioccarello, De illustribus scriptoribus qui in Civitate et Regno Neapolis ab urbe condita ad annum usque MDCXXXXVI floruerunt, ms. XVI. A. 28, f. 81v.-82v. della Nazionale di Napoli (Neapoli 1780).
  • G. Gabrieli, Bartolomeo Chioccarello e la biografia degli scrittori napoletani nel sec. XVII, in «Rendiconti della Reale Accademia Nazionale dei Lincei». Classe di scienze morali, storiche e filologiche, IV (1929), pp. 622-24.
  • A. Mercati, I Costituti di Niccolò Franco (1568-1570) dinanzi l’Inquisizione di Roma, in «Studi e Testi», v. 178, Città del Vaticano 1955, pp. 51-52.
  • P. Canart, Un copiste expansif: Jean Sévère de Lacédémone, in «Studia codicologica». Texte und unterschungen zur Geschichte Der Altchristlichen Literatur Bregündet von O. von Harnack Band (124), a cura di K. Treu, Berlin 1977, p. 136.
  • A. Jacob, Un nouveau manuscrit des hymnes orphyques et son copiste. François Cavoti de Soleto, in «L’Antiquité classique», LII, 1983, pp. 246–254.
  • Repertorium der griechischen Kopisten 800-1600, a cura di E. Gamillscheg, D. Harlfinger e H. Hunger, voll. 3 (1981-1989), Wien 1981, v. I 3 a, p. 210.
  • G. Papuli, G. Di Mitri, IV Centenario della morte di Matteo Tafuri, Galatina s. d. [1986], pp. 1-29.
  • G. Fulco, Echi autobiografici, relazioni intellettuali e cultura astrologica in un opuscolo manoscritto in volgare di Matteo Tafuri del 1571, Relazione presentata al Convegno organizzato a Soleto nel 1992 in occasione del V centenario della nascita di Matteo Tafuri, del quale non furono mai pubblicati gli Atti, s.l né d.
  • G. Di Mitri, Le ricerche su Matteo Tafuri, mago ed eretico salentino. Bilancio degli studi recenti, in «Aprosiana», IX, 2001, pp. 147-58.
  • P. Nestola, La riforma in Terra d’Otranto: tra ritardi e aspettative, in «Nuova Messapia», IX, 2005, pp. 20-21.
  • L. Rizzo, Il pensiero di Matteo Tafuri nella tradizione del Rinascimento meridionale, Roma 2014.
  • L. Rizzo, Il commento filosofico in Terra d’Otranto: un commento apò fonés del XVI secolo agli Inni orfici, in «Rivista di Studi sull’Oriente Cristiano», 22, 2018, a cura di L. Rizzo e S. Parenti, pp. 73-84.

Article written by Luana Rizzo | Ereticopedia.org © 2019

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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