Gribaldi Mofa, Matteo

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo [ISBN 978-88-942416-0-0]

Matteo Gribaldi Mofa o Moffa (Chieri, ca 1505 – Farges, settembre 1564) è stato un giurista ed eretico antitrinitario.

Biografia

Originario di Chieri, poco o nulla si sa della sua giovinezza e formazione. Attorno al 1535 acquistò il castello di Farges dove stabilì la sua residenza. Fu nominato professore di diritto all'università di Tolosa nel 1534, all'università di Valence nel 1540 e a quella di Grenoble nel 1543. Nel frattempo aderiva alle idee protestanti. Nel marzo 1548 otteneva una cattedra all'università di Padova, dove il suo insegnamento contribuì non poco al successo delle nuove idee religiose. A Padova Gribaldi si legò a Pier Paolo Vergerio, che fino alla sua fuga del 1549 condusse un'attiva propaganda filoprotestante presso gli studenti dell'università. Incalzato dal Sant'Uffizio, il 22 aprile 1555 dovette fuggire dalla città, chiamato quindi a Tubinga dal duca Cristoforo di Wurttemberg, protettore del suo amico Vergerio. Di passaggio a Ginevra, a causa delle sue posizioni teologiche vicine all'antitrinitarismo, il 26 giugno ebbe una disputa molto grave con Calvino, col quale già era entrato in conflitto nel 1553, opponendosi alla condanna a morte di Serveto. Nel luglio 1555 venne bandito da Ginevra. Ne seguì una vera e propria campagna di Calvino e di Théodore di Bèze (alla quale si accodò il suo ormai ex amico Vergerio) contro di lui che lo screditò anche agli occhi del duca del Wurttemberg. Nel 1557 fu accoltellato a Berna, ma sopravvisse. Fu in seguito incarcerato e costretto a una pubblica ritrattazione. Nel 1559 tornò ad insegnare all'università di Grenoble. Morì nel suo castello di Farges nel settembre 1564.

Opere

Bibliografia

  • Delio Cantimori, Eretici italiani del Cinquecento, a cura di A. Prosperi, Einaudi, Torino 1992
  • Diego Quaglioni, Gribaldi Moffa, Matteo in DBI, vol. 59 (2003)
  • Francesco Ruffini, Matteo Gribaldi Mofa in Id., Studi sui Riformatori italiani, a cura di A. Bertola. L. Firpo, E. Ruffini, Ramella, Torino 1955, pp. 43–140

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Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2013

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]