Pergamascha, Mariola

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

Mariola Pergamascha è stata un'ostetrica di Pavia accusata nel 1489 da Antonina, detta la Lupa, di aver preso parte alla sua compagnia di streghe. Sebbene l'accusa fosse stata ritirata dalla stessa Antonina appena prima della sua esecuzione, Mariola dichiara la propria innocenza che viene riconosciuta il 25 giugno dal padre inquisitore Giovanni Antonio de Scaravazi insieme al vicario del vescovo di Pavia Bartolomeo de Brunaciis.

Dichiarazione d'innocenza di Mariola Pergamascha

Nella primavera del 1489 a Pavia viene condannata al rogo per stregoneria Antonina detta la Lupa. Nella confessione resa al padre inquisitore Antonina aveva dichiarato che Mariola Pergamascha faceva parte della sua compagnia di streghe e, per quanto la condannata avesse ritirato l'accusa appena prima di essere portata al rogo il 29 maggio, non si potè evitare che tra la popolazione cominciasse a serpeggiare la voce infamante che Mariola fosse veramente una strega. A causa di tali voci, che sembrerebbero comunque non avere prodotto un'accusa formale vera e propria nei suoi confronti, Mariola si reca dal padre inquisitore Giovanni Antonio de Scaravazi affinchè lui stesso provi la sua innocenza. La vicenda è restituita da un documento in cui più che di processo per stregoneria pare più corretto parlare di una dichiarazione d'innocenza pronunciata dal padre inquisitore insieme al vicario del vescovo pavese Bartolomeo de Brunaciis, prima ancora che sia istruito un vero e proprio processo nei confronti della presunta strega. Mariola infatti oltre a dichiararsi innocente si dichiara anche disposta a sottoporsi all'experimentum del padre inquisitore in modo che tutti possano rendersi conto di come fosse sempre stata una buona cristiana, che aveva sempre creduto in Dio e alla santa madre chiesa, senza deviare mai dalla retta fede. Oltre a queste affermazioni, la donna dichiara anche un elemento fondamentale alla sua difesa: è ostetrica e ha servito cristianamente in molte case di nobili e di cittadini pavesi. La sua professione e i legami allacciati nel corso della sua attività saranno fondamentali perchè, per quanto non si presenti nessun membro della famiglia in sua difesa, Mariola ha dalla sua parte ben nove testimoni che dichiarano la sua innocenza e la sua adesione totale alla fede cristiana. I testimoni sono Daniele Landolfi, dottore iuris utriusque, Cesare Landolfi e Marco Gattinara, entrambi medici e docenti presso l'ateneo pavese, i nobili Agostino de Salerna e Giovanni Sclafenati, i cittadini Geronimo Carnegrassa e Francesco Fante e infine le nobildonne Margherita de Barachis e Bianca Bottigella, moglie di Silvestro Bottigella, quest'ultima membro di una delle famiglie più importanti della società locale. Dei testimoni non si hanno dichiarazioni separate ma si riporta che tutti furono concordi nel giurare la buona condotta morale di Mariola, che aveva assisito le loro famiglie nei momenti del parto invocando sempre i nomi di Dio, della vergine Maria e dei santi e tutti dichiarano di avere sempre visto Mariola recarsi frequentemente alle messe in chiesa. Con la sua dichiarazione d'innocenza Mariola, oltre che mettere a tacere le voci infamanti sul proprio conto, sembra voler giocare d'anticipo in vista di un futuro processo dal quale riesce a mettersi in salvo prima ancora che venga formalmente istruito. La strategia vincente sembra però non essere del tutto farina del suo sacco. Nel testo infatti non si può fare a meno di notare l'espressione usata per descrivere l'ingresso di Mariola nell'aula alla presenza del padre inquisitore e del vicario vescovile: persuasa ab amicis. Anche se i nomi di questi amici non compaiono espressamente, l'elenco delle persone che giurano in suo favore lo rende perfettamente intuibile e si può facilmente immaginare che tra quegli amici che la persuasero a presentarsi dal padre inquisitore vi fossero anche alcuni dei testimoni. L'intervento dei testimoni è fondamentale per capire come dietro alla dichiarazione d'innocenza di Mariola vi fossero degli interessi che non erano solo della sola presunta strega ma anche di una buona parte dell'alta società locale che non avrebbe gradito in alcun modo vedere la propria levatrice essere condannata per stregoneria. Una condanna del genere avrebbe comportato infatti dover ammettere che i propri figli erano stati cresciuti da una strega, creando così una macchia indelebile alla reputazione delle famiglie. Macchia che, per fortuna delle famiglie coinvolte, non si creerà dal momento che la donna viene dichiarata dal padre inquisitore Giovanni Antonio de Scaravazi e dal vicario vescovile Bartolomeo de Brunaciis del tutto innocente, priva di ogni eresia e quindi perfettamente in grado di continuare ad esercitare la sua professione. Il caso offre l'occasione di vedere quali interessi e quali dinamiche potessero essere dietro a un processo per stregoneria ma soprattutto permette di leggere sotto una luce diversa la prudenza che lo stesso padre inquisitore Giovanni Antonio de Scaravazi avrà tre anni più tardi nel non voler indagare a fondo sulle streghe della compagnia di Castelina, donna di un piccolo paese nei pressi di Pavia accusata e condannata per stregoneria.

Fonti

Bibliografia

  • Alfonso Corradi (a cura di), Memorie e documenti per la storia dell'Università di Pavia e degli uomini più illustri che v'insegnarono, vol. I, Stabilimento Tipografico Successori Bizzoni, Pavia, 1878, pp. 117-118.

Article written by Filippo Catanese | Ereticopedia.org © 2020

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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