Locatelli, Maddalena

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

Maddalena Locatelli è stata una donna di Motta di Livenza processata per stregoneria dal Santo Ufficio nel 1630.

Maddalena Locatelli risiedeva a Motta di Livenza, allora centro della podesteria omonima, un ampio contado ai confini con la Patria del Friuli.
Non sono note le date di nascita e morte della Locatelli, come si ignorano i legami di parentela della donna, che tuttavia si riconosce appartenente alla nobile famiglia Locatelli, “cittadini veneti” che avevano possedimenti e ricoprivano cariche politiche tanto a Motta quanto nella vicina Meduna.
Il processo che la vede coinvolta emerge da una lettera di Nicolò Picinini, inquisitore per la diocesi di Ceneda (Vittorio Veneto), alla quale apparteneva la parrocchia mottense, inviata all’omologo Concordiese Bartolomeo Procaccioli.
La missiva fu spedita nell’agosto 1630, completa del regesto del processo fino ad allora istruito, al Procaccioli per chiederne l’intervento diretto, su un processo che, evidentemente, non poteva essere seguito dal tribunale cenedese per motivi territoriali.
Nel documento allegato all’epistola si leggono le deposizioni dei testimoni che hanno assistito alla morte di una certa Lucia, detta Lucietta, di Motta, deceduta nel suo letto, dove era obbligata da infermità, dopo aver ricevuto la Comunione dal frate Michele Gallo, anch’egli mottense.
In realtà la macchina inquisitoriale si mosse contro il frate, reo della morte di Lucietta, avendole impartito un’Ostia in forma di comunione con un scritto da una banda all’altra banda ci erano certi segni come testi scritti a penna co’ inchiostro. Inoltre fra Michele era famoso per gli esorcismi praticati con l’ausilio di libri proibiti e, soprattutto, perché era in grado di chiamare a sé tutte le streghe dei dintorni, come riportano i verbali, dove di legge che li bastava l’animo di fare venire tutte le streghe in una chiesa.
Tuttavia, le deposizioni dei suoi concittadini non si concentrano nelle sue qualità esoteriche, né tantomeno nella sua figura di religioso, ma tirano in ballo Maddalena Locatelli, presente in occasione della comunione e ritenuta da tutti la operatrice della morte di Lucietta.
Con probabile sorpresa anche dello stesso inquisitore, che iniziò il processo contro fra Gallo, la comunità di Motta volle far emergere maggiormente la figura della Locatelli, sicuramente malvista in essa, raccontando anche aneddoti sconosciuti, come l’abitudine di fare stregamenti e guarigioni sul ponte di Monticano, nei pressi del centro di Motta.
Altra curiosità è la remissione del processo da uno all’altro inquisitore, chiaramente dovuto all’area di competenza.
All’epoca dei fatti a Motta c’erano due conventi francescani, quello degli Osservanti della Madonna dei Miracoli (tutt’oggi esistente) e quello dei Conventuali, dove una volta sorgeva il complesso di S. Maria delle Grazie. Quest’ultimo era esterno alle mura cittadine, alla sinistra del fiume Livenza e quindi soggetto alla diocesi di Concordia.
Emerge chiaramente, dunque, che fra Michele Gallo appartenesse all’ordine dei Conventuali, mentre non è altrettanto certo come finì il processo. Non solo perché a noi è arrivato solo il regesto e non vi sono altri documenti, ma perché in questo si legge un continuo e vicendevole riconoscimento e disconoscimento di responsabilità fra i due inquisiti, che forse così condizionarono il giudizio e alleviarono le conseguenti pene del Santo Ufficio.

Bibliografia

  • Mauro Fasan, A caccia di streghe nei domini della Serenissima. Processi per stregoneria tra Veneto e Friuli nel ‘500 e ‘600, Itinera Progetti Editore, Bassano del Grappa (VI) 2016.
  • Mauro Fasan, Motta di Livenza. Dal regesto di un processo per stregoneria, in “Storia Veneta”, 33, 2015, pp. 41-47.

Article written by Mauro Fasan | Ereticopedia.org © 2019

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]

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