Lutero e Luteranesimo nel mondo mediterraneo

Martino Lutero (Martin Luther, Eisleben, 10 novembre 1483 – Eisleben, 18 febbraio 1546), teologo, appartenuto all'ordine degli agostiniani eremitani, è stato l'iniziatore della Riforma protestante. Il termine luteranesimo si riferisce al complesso delle dottrine di Lutero e dei suoi seguaci e al fenomeno della loro diffusione, che fu particolarmente rapida a partire dagli anni venti del XVI sec. non solo nell'area tedesca e dell'Europa settentrionale, ma anche in quella mediterranea, particolarmente in Italia e in Spagna (mentre la Francia fu piuttosto terreno di conquista per il calvinismo), mettendo in discussione l'egemonia cattolica e papale e scatenando la risposta repressiva dell'Inquisizione.

cranach%20luther%201523.jpg

Cenni biografici su Martin Lutero

Famiglia e formazione

Discendente di una famiglia di contadini, figlio primogenito di un minatore imborghesitosi, Martin Lutero nacque a Eisleben, in Turingia, il 10 novembre 1483. Nel 1497-98 studiò a Magdeburgo presso i Fratelli della Vita Comune. Nel 1498 fu inviato a Eisenach. Nel 1501 si immatricolò presso l'Università di Erfurt, dove ottenne il baccellierato e il grado di magister artium. Aveva appena intrapreso gli studi giuridici che promettevano migliori guadagni, quando, all'improvviso, dopo esser scampato a un temporale il 2 luglio 1505, decise di farsi frate, entrando nel convento degli agostiniani eremitani osservanti di Erfurt il 17 luglio 1505. Per Melantone tale decisione di Lutero fu causata dal dolore per la morte di un amico. Probabilmente tale scelta fu anche una reazione contro le pressioni del padre perché egli intraprendesse un mestiere più lucroso, abbandonando gli studi umanistici. Proseguì gli studi di teologia presso lo Studio annesso al suo convento. Nell'aprile 1507 fu ordinato sacerdote. Nel 1508 fu trasferito a Wittenberg, nella cui università, sotto la supervisione di Johann von Staupitz, vicario generale del suo ordine di appartenenza in Germania, prese a insegnare e proseguì gli studi. L'anno seguente fece però ritorno a Erfurt. Tra la fine del 1510 e l'inizio del 1511 soggiornò a Roma, inviatovi per recare la protesta del proprio monastero contro l'unione tra agostiniani eremitani osservanti e conventuali. Nell'ottobre 1512 otteneva il dottorato in teologia a Wittenberg, succedendo a Staupitz nella cattedra di Sacra Scrittura. Iniziava intanto a elaborare i primi nuclei della propria teologia, di cui sono testimonianze i Dictata super Psalterium (1513-16) e le lezioni sull’Epistola ai Romani (1515-16).

Lo scontro con Roma e gli albori della Riforma

Nel 1516 Lutero iniziò a predicare contro le indulgenze, in reazione alla predicazione del domenicano Johann Tetzel, cui l'arcivescovo di Magonza Alberto di Hohenzollern aveva affidato l'incarico di propagandare l'indulgenza di papa Leone X, alla ricerca di fondi per finanziare la costruzione della basilica di San Pietro. Contro la dottrina delle indulgenze Lutero redasse le celebri 95 Tesi (Disputatio pro declaratione virtutis indulgentiarum), rese pubbliche il 31 ottobre 1517. Gesto molto formale ed accademico che di per sé non significava alcuna "rottura" con la Chiesa, ma destinato a scatenare un putiferio: le Tesi ebbero grande risonanza nel mondo tedesco, Lutero stesso le inviò ad Alberto di Hohenzollern e quest'ultimo, impressionato e intimorito dal fenomeno, le trasmise a Roma, da cui arrivò l'ordine di mettere a tacere il monaco contestatore. Il nuovo generale degli agostiniani Gabriele Della Volta si mise all'opera appena ricevute le istruzioni nel febbraio 1518, ma invano. Nell'aprile seguente, al capitolo generale dell'ordine svoltosi ad Heidelberg, Lutero riscosse nuovi e sempre più forti consensi. Silvestro Mazzolini, maestro del Sacro Palazzo, intervenne contro il monaco tedesco con il Dialogus de potestate papae. Anche Johannes Eck prendeva posizione contro le tesi luterane. Ad agosto Lutero riceveva quindi, insieme al testo di Mazzolini, l'ordine di recarsi a Roma entro 60 giorni per giustificarsi, al che egli chiese di poter essere giudicato in Germania. Protetto dall'elettore di Sassonia Federico il Savio, egli si presentava quindi ad Augusta dinanzi al cardinale Tommaso de Vio (detto il Caetano) e da questi veniva interrogato tra il 12 e il 14 ottobre 1518. Rifiutando di ritrattare, fu sciolto dai voti dallo Staupitz. A questo punto Lutero si appellò al concilio. Nel luglio 1519 si svolgeva la disputa di Lipsia: Lutero e Carlostadio da una parte, Eck dall'altra. Da Roma intanto si facevano vive pressioni sul principe elettore di Sassonia perché abbandonasse Lutero al proprio destino. Questo non avvenne. Il 15 giugno 1520 Leone X promulgava la bolla Exsurge Domine, dando 60 giorni di tempo a Lutero per ritrattare pena la scomunica. Intanto si dava ordine di bruciare le opere del monaco riformatore in Italia e in Germania. La risposta da parte di Lutero furono i tre grandi trattati che ponevano le basi della Riforma: An den christlichen Adel deutscher Nation von des christlichen Standes Besserung (Alla nobiltà cristiana di nazione tedesca del miglioramento dello Stato cristiano); De captivitate babylonica ecclesiae praeludium (Preludio alla cattività babilonese della chiesa); Von der Freiheit eines Christenmenschen (Della libertà del cristiano). Il 10 dicembre, inoltre, Lutero bruciava in pubblico la bolla Exsurge Domine, insieme al Corpus iuris canonici, simbolo dell'autorità della Chiesa romana. Il 3 gennaio 1521 Leone X fulminava di conseguenza la scomunica (bolla Decet Romanum Pontificem). Quindi Lutero veniva convocato a presentarsi alla dieta di Worms davanti a Carlo V. Si presentava dinanzi all'imperatore il 17 aprile 1521, rifiutando ancora di ritrattare. Partito da Worms, mentre si preparava il decreto che lo bandiva dal territorio dell'Impero, il 4 maggio 1521 Lutero veniva rapito da una squadra di cavalieri al servizio di Federico il Savio, intenzionato ormai a salvarlo ad ogni costo, e trasferito al sicuro nel castello della Wartburg. In tale isolamento intraprendeva la traduzione in tedesco del Nuovo Testamento (pubblicata il 21 settembre 1522; mentre la traduzione dell'intera Bibbia, lavoro più lento e faticoso, apparve solo nel 1534) e si teneva in costante corrispondenza con i suoi seguaci. Redigeva inoltre il De votis monasticis iudicium. Nel marzo 1522 Lutero poté tornare a Wittenberg, dove nell'aprile dell'anno successivo fece ospitare presso il suo vecchio convento agostiniano, ormai svuotatosi, alcune suore in fuga, tra le quali Caterina von Bora, che in seguito divenne sua moglie (si sposarono nel giugno 1525).

Le rivolte dei cavalieri e dei contadini

Intanto scoppiavano le rivolte fomentate da chi portava alle estreme conseguenze le idee di Lutero: prima - nel 1522-23 - quella dei cavalieri guidati da Franz von Sickingen ed Ulrich von Hutten, poi - nel 1524-25 - quella dei contadini, guidati da Carlostadio e Thomas Muntzer. In ambedue casi, e in modo particolarmente forte nel secondo, Lutero intervenne pesantemente per deprecare le rivolte. Nel marzo 1523 pubblicava un testo, Von welltlicher Uberkeytt, wie weyt man yhr Gehorsam schuldig sey (Sull’autorità secolare. Fino a che punto si sia tenuti a prestarle obbedienza) che esortava i cavalieri all'obbedienza ai principi. Nel 1525 pubblicava l'Ermanunge zum frieden auff die zwelf artikel der Bawrschafft (Esortazione alla pace a proposito dei dodici articoli dei contadini di Svevia) e due scritti durissimi contro i contadini in rivolta: Widder die hymelischen propheten (Contro i profeti celesti) e Wider die räuberischen und mörderischen Rotten der Bauern (Contro le bande ladre e assassine dei contadini).

Erasmo vs. Lutero

Nel 1523 Erasmo ruppe la sua compassata neutralità rispetto all'affare Lutero iniziando a lavorare ad un'opera che voleva colpire il fulcro della teologia luterana, che negava la possibilità dell'uomo di compiere il bene senza la grazia. L'umanista olandese diede alla stampa il De libero arbitrio a Basilea nel settembre 1524. Pur richiamandosi all'autorità della Chiesa e al testo biblico, l'opera di Erasmo era l'estrema difesa dell'Umanesimo che poneva l'uomo al centro del mondo e lo faceva faber suae fortunae. Lutero si mise subito alacremente a lavorare a una confutazione del testo erasmiano, ma le vicende legate alla guerra dei contadini lo rallentarono. Il De servo arbitrio fu stampato nel dicembre 1525 e fu forse il capolavoro di Lutero.

Verso la vecchiaia e la morte

Lo strappo da Roma era ormai compiuto (insieme all'alleanza tra Riforma e principi tedeschi in funzione anti-romana e anti-imperiale) e i fondamenti della teologia luterana ormai delineati. Da questo momento in poi Lutero, pur continuando a svolgere un importante ruolo di riferimento, si defilò progressivamente dalle grandi scene, coadiuvando a distanza l'organizzazione ecclesiastica, lasciando ampio spazio di manovra ai suoi seguaci (in particolare a Melantone, che redasse la Confessio Augustana presentata dai principi protestanti a Carlo V nel 1530) e attribuendo di fatto all'autorità secolare il ruolo di patrona e protettrice della Chiesa riformata. Intervenne puntualmente in varie dispute interne al movimento protestante e completò la sua traduzione della Bibbia. L'ultima grande opera di Lutero, pubblicata nel 1539, fu il Von den Konziliis und Kirchen (Sui concili e sulla Chiesa). Morì il 18 febbraio 1546.

La teologia di Lutero

Martin Lutero non aveva come fine della sua speculazione teologica la separazione confessionale da Roma, bensì attuare un processo di riforma interno al cristianesimo e alla chiesa universale. Una riforma che certamente si muoveva nel solco della tradizione agostiniana ala quale apparteneva Lutero, ma una riforma che si basava sostanzialmente sulla Scrittura.
La guida e il sostegno interpretativo dell’Evangelo di Cristo erano le lettere pastorali dell’apostolo Paolo, dal quale proviene per la maggior parte il lessico teologico utilizzato da Lutero.
Non si può prescindere dal contesto culturale nel quale la Riforma è nata: il Rinascimento di area tedesca, la filologia e pertanto un nuovo approccio con il testo scritto; il riproporsi sempre più insistente di binomi come fede e ragione, spirito e materia, fino a quelli più complessi che coinvolgono l’uomo nella sua interezza: «simul justus et peccator».
La teologia luterana – intesa in questo senso come elaborazione del teologo di Erfurt e non nel senso polemico utilizzato negli anni immediatamente seguenti la condanna pontificia – ha il merito, come afferma Dieter Kampen, di aver rimesso al centro Cristo in un segmento del grande tracciato storico in cui l’uomo aveva posto sé stesso come perno dell’esistenza1.
Le implicazioni sociologiche e politiche di cui il processo di Riforma è ritenuto madre, sono in realtà una conseguenza indiretta e tuttavia non contemplata da Martin Lutero.
Di seguito si analizzano brevemente i principi sui quali si fondò la Riforma e quali furono gli esiti teologici che cementarono le basi e le differenze con i principi e la teologia cattolica.

L’extra nos, la communicatio idiomatum e il Deus revelatus

I principi primi del luteranesimo chiarificano il rapporto tra Dio e l’uomo, ponendo come primo elemento discriminante il ruolo di Cristo come unico mediatore della grazia.
Il concetto della grazia non era una novità introdotta da Lutero, tuttavia egli tentò di correggere la condotta interna alla Chiesa di Roma, per la quale la grazia, concessa da Dio permette all’uomo di ascendere verso di Lui. La grazia veniva così dispensata materialmente, o meglio “guadagnata” dal credente, attraverso i sacramenti mediati dai ministri ordinati della Chiesa o attraverso le buone opere. In questo contesto si sviluppa la critica di Lutero alle indulgenze.
Ecco dunque il significato del principio extra nos: la giustizia di Dio non si misura nelle opere da noi compiute, non abbiamo parte alcuna nel raggiungere salvezza. La salvezza del cristiano è fuori da sé, ovvero in Cristo. Non esiste alcuna via per la quale l’essere umano possa ascendere verso Dio, ma è Dio che scende verso l’uomo. Il cristiano non può misurare dunque la sua salvezza secondo il merito, può solo crederla mediante la fede2 .
Dal momento in cui l’uomo si unisce a Cristo in Cristo stesso, egli partecipa della Sua opera salvifica attuata sulla croce, dove, vinti il peccato e la morte, ha segnato l’inizio della liberazione della creazione: questa operazione cosmologia, che è alla base della giustificazione, non trascura nulla di ciò che esiste3 .
Pertanto con la communicatio idiomatum, resa in tedesco con «der fröhliche Wechsel», il felice scambio, si spiega l’azione giustificante di cui è soggetto Cristo e che ha per oggetto l’uomo, quando il Signore assume su di sé il peccato dell’uomo per rivestirlo della Sua giustizia davanti a Dio. Questo avviene per la fede, una fede giustificante che rende l’uomo giusto benché in uno stato di inalienabile peccato4 .
Il Dio che l’uomo non può raggiungere con le proprie forze è quel Dio che la natura umana non può comprendere a causa della sua giustizia: l’uomo pone a sé stesso domande quali l’origine del male, e subito si scontra con l’immagine di un Dio crudele, che non guarda in faccia nessuno.
Tuttavia questo è il Dio nascosto, quello che non possiamo comprendere con la nostra razionalità. Se noi conosciamo Dio, lo possiamo fare in Gesù Cristo che lo ha rivelato. Il Deus revelatus è il Dio dell’amore: non si hanno così risposte sul male, le malattie e le catastrofi che coinvolgono l’uomo, ma la fede nel Dio di Gesù Cristo rivelerà all’uomo l’amore di cui è costituita la sua essenza5 .

Ciò che basta: sola Scriptura, sola fide, sola gratia, solus Christus, soli Deo gloria

La centralità della Sacra Scrittura in tutto il sistema teologico luterano risiede nell’Evangelo stesso: «et Verbum caro factum est»6 . Se Cristo è causa della nostra salvezza, la predicazione della sua buona notizia dev’essere centro della predicazione. Tutto avviene tramite la Parola: la creazione, la fede, la comunicazione libera di Dio all’uomo in Cristo7 . Dalla chiesa del sacramento santificante alla chiesa della parola che è relazione di fede.
Poiché Lutero sostiene che l’uomo non può essere santo (ascesa verso Dio) ma credente (discesa di Dio verso l’uomo), la parola viene vissuta dal cristiano in tutta la sua realtà antropologica «coram Deo», davanti a Dio: l’accusa mossa al luteranesimo di intellettualizzare la Parola attraverso lo studio e l’approccio storico-critico – già introdotto in parte da Lutero stesso – è infondata se si considera la totalità della parola nella vita della Chiesa: essa edifica il cristiano, la comunità e i sacramenti8 .
Come già si è detto, la fiducia nelle promesse dell’annuncio di Cristo, affidate alle parole della Sacra Scrittura, è donata al credente da Cristo stesso: per mezzo di Lui il credente è dichiarato giusto da Dio. Non c’è opera, non c’è merito che possa avanzare pretese davanti a Dio. Ma le buone opere sono il frutto della salvezza qualora lo Spirito Santo renda l’uomo sempre più simile a Cristo.
Nella lettera di san Paolo apostolo agli Efesini è scritto: «è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio»9 . Questo brano della Scrittura spiega ancora una volta come la grazia discenda da Dio verso l’uomo e questo, immeritatamente, venga salvato. E questa grazia ci è data solo per Cristo: «infatti c’è un solo Dio e anche un solo mediatore tra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo»10 . Non è mediazione pertanto quella della Vergine Maria, alla quale il cattolicesimo concederà l’iperdulia, una forma ancora più grande di venerazione; non è mediazione quella dei santi; ma nemmeno dei sacramenti della chiesa, vincolati dal ministero ordinato dei presbiteri e dei vescovi.
Ecco perché solo a Dio è la gloria, e a Cristo che è seduto alla sua destra e gode della figliolanza divina nella Trinità. Nessuno, sia pure la madre del Signore, può essere idolatrato, nemmeno le autorità civili che pure vedono discendere il loro potere per legittimazione divina. «Dio ha sovranamente innalzato [Cristo] e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome, affinché nel nome di Gesù Cristo ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre»11 .

Alcune applicazioni pratiche: teologia della Chiesa e teologia dei sacramenti

Quanto detto fino a questo punto, diventa la base per capire alcune applicazioni pratiche che la riflessione teologica intorno ai principi e ai fondamenti del luteranesimo hanno avuto nello strutturare la chiesa luterana.
Ribadiamo innanzitutto che Lutero non volle fondare una nuova chiesa, ma la sua azione di riforma teologica, ecclesiologica e morale si è mossa nel solco della tradizione della Chiesa “unam, sanctam et catholicam”. Pertanto egli andò a contrastare quanto egli riteneva in contrasto con l’Evangelo di Cristo.
Una prima riflessione che ruppe con la tradizione cattolica romana fu ribadire che Cristo è l’unico mediatore della grazia di Dio e grazie a Lui, ogni credente ha un rapporto diretto con Dio. Grazie al battesimo e alla fede il cristiano partecipa del sacerdozio universale di tutti i credenti. Ogni credente è una parte insostituibile del corpo di Cristo, di cui Egli è il capo. La presenza di ministri di culto, pastori e vescovi, è data in senso funzionale e organizzativo, dove vige una dimensione collegiale (sinodale) e democratica12 .
Lutero non rifiutò nemmeno i dogmi trinitari e cristologici che erano stati, fin dai primi secoli, oggetto della riflessione teologica cristiana e dei concili della Chiesa (sulla Trinità, l’incarnazione, la geografia ultraterrena con qualche riserva sul Purgatorio, vita dopo la morte, parusia, giudizio escatologico…), prendendo sempre più la forma di verità di fede basate sulla Scrittura che dogmi sanciti de auctoritate dal pontefice romano13. Ecco perché Lutero mise in discussione alcuni dogmi di età scolastica, come la Transustanziazione (ma non, ovviamente, l’Eucaristia).
A proposito di ciò, Lutero affermò che i sacramenti validi – non tanto perché mediatori della grazia come nel cattolicesimo ma perché segni efficaci di ciò che essi rappresentano e di ciò a cui essi rimandano –erano il Battesimo e l’Eucaristia, perché sostenuti dalla Scrittura, e solo in parte la Riconciliazione: presupposto della loro validità è l’intenzione soggettiva del credente, pena la loro invalidità.
Se da un lato in Battesimo, fatto nella Santa Trinità, accorpava il credente alla Chiesa grazie alla fede con la quale Cristo lo aveva attirato, l’Eucaristia è la memoria dell’Ultima Cena nel “servizio divino” comunitario (Gottesdienst) riformulata da Lutero sul modello della messa pre-tridentina nel Formula Missae del 1523 (successivamente chiamato Deutsche Messe nel 1526).
Il principio teologico che tenta di descrivere in termini metafisici la natura dell’Eucaristia è la “consustanziazione”: ciò significa che nel momento della consacrazione il pane e il vino mantengono la loro natura fisica e diventano anche sostanza del corpo e del sangue di Cristo14 .
Questa posizione, sostenuta da Lutero nelle dispute teologiche sull’Eucaristia, si contrapponeva tanto alla transustanziazione elaborata dall’aristotelismo scolastico e sostenuta dal cattolicesimo, quanto alla commemorazione presente nelle altre confessione riformate.
La Riconciliazione, o “confessione privata”, non è un sacramento ma la possibilità che viene data al credente per proclamare, davanti ad un ministro di culto, il perdono ricevuto da Dio.
In ultima analisi, come ancora afferma Dieter Kampen, il luteranesimo, per il suo cristocentrismo, conserva nel suo nucleo fondamentale una vocazione ecumenica, per la quale è difficile pensarlo come una confessione del cristianesimo piuttosto che come continuità con la tradizione della Chiesa delle origini15 .

Lutero nel mondo mediterraneo

Se la Riforma si affermò con grande facilità nei territori dell'Europa settentrionale, grazie all'azione dei principi ad essa convertitisi, non mancò peraltro di avere per qualche decennio un impatto significativo nei territori del sud dell'Europa, dove l'influenza del Papato era più forte. Se essa fallì, in Italia come in Spagna, fu principalmente perché a partire da un certo momento in poi e per ragioni differenti essa perse ogni appoggio politico. Nella penisola italiana la svolta avvenne con l'istituzione e la progressiva affermazione della "nuova" Inquisizione, che significò anche la sconfitta dei prelati "spirituali", che non escludevano un dialogo con i protestanti. In Spagna la svolta avvenne invece negli anni del crepuscolo del sogno imperiale di Carlo V, allorché, all'approssimarsi della successione di Filippo II, il partito inquisitoriale riprese vigore stroncando il partito dei critici, umanisti e "spirituali" rappresentanti della Spagna delle tre culture. In Francia, dove la Riforma fu essenzialmente calvinista e poté permettersi aperti e potentissimi appoggi politici e militari che in Italia e Spagna essa non ebbe mai, fu altra storia. Il conflitto religioso esplose all'improvviso, poco dopo la morte accidentale di Enrico II (1559), e piombò il Paese in una catastrofica guerra di religione protrattasi per vari decenni, mentre in Spagna e nella penisola italiana il problema del dissenso religioso era stato ormai definitivamente superato grazie ad una spietata ed efficace repressione.

Lutero in Italia

Appare del tutto inesatto affermare - come è stato fatto da parte dell'autore della stringata voce "Luteranesimo (Italia)" del Dizionario storico dell'Inquisizione diretto da Adriano Prosperi - che , nonostante il riconoscimento sia da parte dei simpatizzanti sia degli inquisitori del ruolo di "primazia" di Lutero nella diffusione delle nuove idee religiose, "a tale riconoscimento di fondo […] raramente corrispose un'effettiva conoscenza del suo messaggio teologico" e che "della figura e del pensiero del riformatore prevalse l'ignoranza". Anche osservazioni del genere di quelle che seguono appaiono particolarmente inesatte, oltre che ingenue: "L’occhiuta vigilanza inquisitoriale che si stava stendendo in quegli anni sulla Penisola fece sì che, in volgare, a nome del riformatore di Wittenberg uscisse solo un’opera, e per di più breve e occasionale, come l’Esortazione al concilio. Altri scritti di Lutero uscirono sotto nomi meno compromettenti, come quelli di Erasmo o del cardinale Federico Fregoso, prima che l’Inquisizione e la Congregazione dell’Indice strozzassero definitivamente anche questa circolazione sotterranea"16. Chi scrive dimostra di ignorare il fatto che Lutero pubblicò una buona parte delle sue opere più importanti - basti citare le 95 Tesi, il De babylonica captivitate e il De servo arbitrio - in latino - lingua accessibile ai ceti colti (e, in generale, ai membri del clero) del tempo - e che esse non mancavano nelle botteghe dei librai della penisola, per cui per es. qualsiasi patrizio veneziano, nobile romano o prelato (anche di bassa estrazione sociale), sin dagli albori della Riforma poteva agevolmente procurarsi tali testi nelle loro edizioni originali, che non nascondevano la paternità del monaco riformatore. Tali testi circolarono senz'altro tra i confratelli italiani di Lutero e tra i membri di altri ordini religiosi: non a caso nettamente orientata in senso luterano era la predicazione dei francescani conventuali appartenenti alla "maledetta nidata" denunciata da Gian Pietro Carafa nel suo memoriale veneziano a Clemente VII del 1532. In favore di un predicatore francescano filoluterano che operava nella Repubblica di Venezia, Baldo Lupetino di Albona, costretto ad una lunga carcerazione (e giustiziato solo nel 1556), intervenne in prima persona lo stesso Lutero, ormai vecchio e vicino alla morte, chiedendo al principe di Sassonia Giovanni Federico di perorarne la liberazione, poi incaricando Mattia Flacio Illirico, nipote del Lupetino stesso, di portare avanti le vane trattative.
Quest'ultima vicenda si svolgeva in un momento in cui l'ondata luterana in Italia stava ormai rifluendo. A partire dagli anni trenta la repressione si era fatta via via sempre più dura, tanto più con la riorganizzazione dell'apparato inquisitoriale e l'istituzione della Congregazione del Sant'Uffizio nel 1542, il che comportò il progressivo declino del protestantesimo italiano.
Già allora però la Riforma italiana aveva acquisito la sua fisionomia del tutto particolare, soprattutto a causa della potente sovrapposizione al messaggio di Lutero di quello di Juan de Valdés, che avviò il suo magistero napoletano nella seconda metà degli anni trenta. Particolarmente significativa è la definizione di Lutero da parte del valdesiano Pietro Carnesecchi come "l’oceano […] de cuius plenitudine accepissent tutti li altri heretici". Una definizione molto vaga, fatta sotto interrogatorio da un personaggio che aveva recepito le nuove idee religiose attraverso il magistero di Valdés, che, pur presentando punti in comune, era tutt'altra cosa rispetto a quello di Lutero.

Ciò non toglie che l'affaire del monaco tedesco fece gran scalpore in Italia fin dalla sua esplosione nel 1517. I nuclei centrali del pensiero luterano furono ben conosciuti e meditati dai primi simpatizzanti della Riforma in Italia e recepiti spesso con passione e sorprendente consapevolezza dagli aderenti alla Riforma provenienti dai ceti più umili. Esempi di predicazione filoluterana si hanno sin dagli albori della Riforma: uno dei primi, attestato dai Diarii di Marino Sanuto, si verificò a Venezia nel Natale 1520, allorché il frate agostiniano Andrea Baura di Ferrara - predicò da un balcone contro il papa e la Curia romana davanti a un'enorme folla radunata a Campo Santo Stefano, secondo la "doctrina di fra Martin Luther, homo doctissimo, qual seguita San Paulo et è contrario al Papa molto"17. Fu la protesta contro la corruzione del papato il primo aspetto a catturare l'attenzione. Andava di pari passo con essa il richiamo a una religione più pura ed autentica, la ricerca di un rapporto più intimo e con meno intermediazioni con Dio, la contestazione di una gerarchia ecclesiastica rigida e dispotica. L'anti-papismo e l'anti-clericalismo erano ampiamente diffusi tra i più grandi intellettuali della penisola contemporanei al monaco tedesco. Se Machiavelli per es. era affascinato da quel mondo tedesco da cui veniva il monaco riformatore, che gli ricordava le virtù civili e religiose dei Romani delle origini, e deprecava la cattiva educazione che la corrotta e lassista Chiesa romana aveva dato alle genti della penisola, celeberrima è poi l'uscita quasi filo-luterana di Francesco Guicciardini: "Io ho sempre desiderato naturalmente la ruina dello Stato ecclesiastico, e la fortuna ha voluto che sono stati dua pontefici tali che sono stato sforzato desiderare e affaticarmi per la grandezza loro. Se non fussi questo rispetto, amerei più Martino Luther che me medesimo, perché spererei che la sua setta potessi ruinare o almanco tarpare le ale a questa scelerata tirannide de' preti"18. Alla luce di queste prese di posizione non rare appare insensato affermare che "l'aggressività antipapale e il tono rabbioso di alcuni scritti dell'ex agostiniano urtavano la sensibilità di molti personaggi di formazione umanistica"19. Anti-clericalismo e anti-papismo erano ampiamente diffusi nel mondo intellettuale della penisola assai prima dell'apparizione di Lutero, anche se certamente, pur condividendone i toni critici contro la corruzione del Papato e il sistema gerarchico della Chiesa, diversi "riformatori" italiani, in particolare quelli appartenenti al circolo degli "spirituali" riuniti attorno ai cardinali Reginald Pole e Giovanni Morone, avrebbero preferito riformare la Chiesa dall'interno e non strappare di netto con Roma: su questo punto specifico, ma solo su questo, Lutero poté in effetti essere tacciato di arroganza e imprudenza da parte di suoi potenziali sostenitori in Italia.
Altrettanto affascinati dai contenuti dottrinali del pensiero luterano si dimostrarono persone di ceto umilissimo. C'erano aspettative di altro genere, meno "politiche" e più intimistiche, anche se non esenti dal raccogliere esigenze e speranze di riscatto sociale. Nel pieno dell'avanzata delle nuove idee religiose nel territorio della Serenissima una certa Franceschina del rione San Pantaleon di Venezia dimostrava di aver talmente interiorizzato precisi contenuti dottrinali del pensiero della Riforma al punto da rivolgere queste parole alle vicine di casa: "È mala cosa andare a messa, perché Cristo non l’ha ordinata. È nel Testamento Vecchio che quando se levava il vedelo dorato, tutti accorrevano ad adorarlo etse perdevano dietro a quell’idolo. Così noi, quando se leva l’ostia consegrada, corriamo ad adorarla avendo fede in quel vedelo e ce perdemo, per esser un idolo… E se deve pregar Dio, perché lui è il principal…E bisogna adorar Cristo in spirito e verità, non in quel pezo di pasta…E lui è il nostro purgatorio, e quando morimo andemo in paradiso o all’inferno". Solo un caso tra tanti,anche se particolarmente suggestivo, quello di Franceschina. Evidentemente sia la predicazione sia la circolazione di testi criptoluterani - già nel 1525 ebbe un certo successo un'antologia di scritti luterani pubblicata a Venezia senza indicazioni sull'autore da parte del tipografo Nicolò di Aristotile Rossi, detto Zoppino (nella riedizione del 1526 i testi erano attribuiti ad Erasmo da Rotterdam) - aveva dato i suoi frutti.

Lutero in Spagna

Non è semplice definire uno specifico luteranesimo spagnolo, tanto più che il messaggio di Lutero penetrò in un contesto già particolarmente complesso sotto il profilo religioso, nel quale la Spagna delle tre culture (araba, cristiana e ebrea) continuava a resistere di fronte all'affiorare della nuova Spagna unificata politicamente e religiosamente dall'Inquisizione e nel quale, come evidenziato dagli studi classici di Marcel Bataillon, aveva trovato terreno particolarmente fertile l'erasmismo. Appare poco convincente vedere nel 1492, data dell'espulsione degli ebrei dal suolo iberico e della caduta dell'ultimo baluardo arabo nella penisola, Granada, un momento così periodizzante e definitivo, giacché, anche se la diaspora fu importante, il decreto di espulsione non riguardò i conversos, la cui quantità fu incrementata da molte nuove conversioni dettata dall'opportunità del momento. Tanto meno corretto e a dir poco azzardato appare il voler vedere nei tristi fatti del 1492 il "seme" di nuove forme di intolleranza su base razziale che portarono all'antisemitismo dei secoli XIX e XX e all'Olocausto, come ha fatto Adriano Prosperi in un recente libretto, accattivante certo ma poco convincente20. Sotto il lungo regno di Carlo V, dal 1516 sovrano di Spagna e dal 1519 imperatore le maglie inquisitoriali si allentarono non poco e questo permise alle variegate forze che si opponevano all'Inquisizione (alumbrados, moriscos, conversos, umanisti di vario orientamento) di riprendere fiato. Da questo allentamento delle maglie inquisitoriali poté trarre beneficio la penetrazione e l'espansione del messaggio di Lutero in Spagna, che in questo caso si sovrappose agli orientamenti eterodossi già diffusi nella penisola, così come al contrario in Italia il valdesianesimo, erede dell'alumbradismo, propagatosi dalla sua base napoletana a partire della metà degli anni trenta del '500, si sovrappose alla penetrazione del messaggio luterano. La prima condanna al rogo per "luteranesimo" avvenne a Maiorca nel 1523: il condannato era un pittore e pareva trattarsi di un caso isolato. La penetrazione delle opere di Lutero in Spagna allertò comunque l'Inquisizione sin dagli inizi degli anni venti. Ma solo a partire dalla fine degli anni trenta la repressione inquisitoriale si rafforzò in modo importante. Va ricordato che dal 1523 al 1538 fu Inquisitore generale di Spagna Alonso Manrique de Lara, un "moderato" ed erasmiano, che a sua volta era succeduto all'umanista Adrian Florensz di Utrecht (Adriano VI), il che contribuì a rendere l'attività repressiva dell'Inquisizione molto blanda rispetto agli anni di Torquemada. Negli anni trenta i processi contro eterodossi mettevano insieme accuse di alumbradismo, erasmismo e luteranesimo: fu il caso sia del processo contro Juan de Vergara, canonico di Toledo e professore all'università di Alcalà, arrestato nel 1533 e condannato nel 1535, sia dei processi del 1537 contro Alonso Ruiz de Virués, predicatore alla corte di Carlo V, e contro Pedro de Lerma, canonico di Burgos. Nel 1540 avvenne il rogo di Francisco de San Román, nel processo contro il quale le accuse di luteranesimo erano più forti e circostanziate (ma si trattava di un giovane mercante che aveva viaggiato all'estero, particolarmente nei territori tedeschi). A partire dalla fine degli anni quaranta si fece sempre più forte il partito inquisitoriale, guidato da Juan Martínez Silíceo, arcivescovo di Toledo (elevato al cardinalato da Paolo IV nel 1555), e da Fernando de Valdés, arcivescovo di Siviglia e inquisitore generale di Castiglia dal 1548. Ma la lotta con il partito anti-inquisitoriale, il cui punto di riferimento era Bartolomé Carranza, succeduto al Silíceo come arcivescovo di Toledo e primate di Spagna, fu incerta fino agli ultimi anni del regno di Carlo V ed ai primissimi di Filippo II. In ogni caso, a partire dalla metà degli anni quaranta l'Inquisizione spagnola cominciò ad interessarsi agli eterodossi stranieri presenti sul suolo iberico (un problema che ebbe lungo corso); tra questi molti erano francesi (calvinisti), ma non mancavano tedeschi e fiamminghi, nonché italiani. Nel 1551 venivano censurate le Bibbie di Valladolid e di Salamanca e fu pubblicato il primo indice dell'Inquisizione spagnola.
Nel 1552 Juan Gil (meglio noto come dottor Egidio), canonico di Siviglia, vescovo di Tortosa e famoso predicatore filoluterano a lungo protetto da Carlo V, fu costretto a una dura ritrattazione. Negli anni successivi la persecuzione si concentrò contro i suoi seguaci sivigliani. Ma la "svolta" vera e propria, che sancì il tracollo del luteranesimo in Spagna così come di quel che restava del partito alumbrado e "spirituale" avvenne in modo molto brusco tra l'autunno del 1557 e l'autunno del 1559. Varie retate colpirono le comunità luterane di Siviglia e di Valladolid, molti membri delle quali erano esponenti importanti delle élites locali, perlopiù di origine conversa. I processi contro i luterani di Siviglia e Valladolid, gli spettacolari autodafé svoltisi nella Plaza Mayor di questa città nei giorni 21 maggio e 8 ottobre 1559 e l'arresto di Bartolomé Carranza avvenuto il 22 agosto 1559, sancirono la fine della breve "avventura" luterana in Spagna così come la definitiva affermazione del partito inquisitoriale sulle variegata forze che ad esso si erano opposte nei precedenti decenni.

Bibliografia

  • Giuseppe Alberigo, La Riforma protestante. Origini e cause, Queriniana, Brescia 1998
  • Roland H. Bainton, La Riforma protestante, Einaudi, Torino 1958
  • Roland H. Bainton, Lutero, Einaudi, Torino 1960
  • Marcel Bataillon, Érasme et l'Espagne, texte établi par Daniel Devoto; edité par les soins de Charles Amiel, Droz, Genève 1991
  • Michel Boeglin, Contribution à l'étude des protestants de Séville (1557-1565) : sociabilités et sensibilité religieuses, in "Bulletin Hispanique", 108-2, 2006, pp. 343-376
  • Emidio Campi, Nascita e sviluppo del protestantesimo (secoli XVI-XVIII) in Storia del Cristianesimo. L’età moderna, a cura di Giovanni Filoramo e Daniele Menozzi, Laterza, Roma-Bari 1997, pp. 3-150
  • Salvatore Caponetto, La Riforma protestante nell’Italia del Cinquecento, Claudiana, Torino 19972
  • Roberto Coggi, La riforma protestante: Martin Lutero, Edizioni Studio Domenicano, Bologna 2004
  • Jean-Pierre Dedieu, Le modèle religieux: Le refus de la Réforme et le contrôle de la pensée in Bartolomé Bennassar (a cura di), L’Inquisition espagnole XVe–XIXe siècle, Hachette, Paris 19942, pp. 263–303
  • Lucien Febvre, Un destin, Martin Luther, 4e édition avec une postface de Robert Mandrou, PUF, Paris 1968 (trad. ital.; Martin Lutero, Laterza, Roma-Bari 2003)
  • Massimo Firpo, Riforma protestante ed eresie nell'Italia del Cinquecento. Un profilo storico, Laterza, Roma-Bari 1993
  • Emanuele Fiume, Il protestantesimo. Un’introduzione, Claudiana, Torino 2006
  • Johann K. L. Gieseler, Text-book of Ecclesiastical History, Cambridge Press, Philadelphia 1836
  • André Gounelle, I grandi principi del protestantesimo, Claudiana, Torino 2000
  • Dieter Kampen, Introduzione alla teologia luterana, Claudiana, Torino 2013
  • Thomas Kaufmann, Lutero, Il Mulino, Bologna 2007
  • Robert Kolb, Timothy J. Wengert, The Book of Concord. The Confession of the Evangelical Lutheran Church, Fortress Press, Minneapolis 2000
  • Lutero in Italia : studi storici nel V centenario della nascita, a cura di Lorenzo Perrone, introduzione di Giovanni Miccoli, Marietti, Casale Monferrato 1983
  • Alister E. McGrath, Il pensiero della Riforma, Claudiana, Torino 1999
  • Stefania Pastore, Un’eresia spagnola. Spiritualità conversa, alumbradismo e Inquisizione (1449–1559), Olschki, Firenze 2004
  • Otto H. Pesch, Martin Lutero. Introduzione storica e teologica, Queriniana, Brescia 2007
  • Massimo Rubboli, I protestanti, Il Mulino, Bologna 2007
  • Silvana Seidel Menchi, Le traduzioni italiane di Lutero nella prima metà del Cinquecento, in "Rinascimento", 17, 1977, pp. 31-108
  • Aldo Stella, La riforma protestante in Storia di Venezia. Dalle origini alla caduta della Serenissima, vol. VI, Dal Rinascimento al Barocco, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Roma 1994, pp. 341-363
  • Giorgio Tourn, I protestanti – Una rivoluzione. Dalle origini a Calvino, Claudiana, Torino 1993
  • Thomas Werner, Los protestantes y la Inquisicion en España en tiempos de Reforma y Contrarreforma, Leuven University press, Leuven 2001

Article written by Daniele Santarelli & Vincenzo Vozza | Ereticopedia.org © 2013

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]