Mantovano, Ludovico

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

Ludovico Mantovano da Serravalle è stato un chierico del XVI sec., processato per eresia.

Giovane chierico al servizio di Gian Matteo Giberti, vescovo di Verona, fu da questi fatto arrestare e rinchiudere nelle prigioni del palazzo vescovile di Verona il 26 gennaio 1539 per aver proferito opinioni ereticali. Sul suo caso furono interrogati il 27 gennaio 1539 Tullio Crispolti e don Girolamo Valentini, entrambi familiari di Giberti. Se la testimonianza di Crispolti fu abbastanza vaga, quella di Valentini fu più dettagliata: Mantovano aveva, aveva negato il libero arbitrio, esaltando il ruolo della grazia divina nella salvezza dell'uomo, nonché l'esistenza del Purgatorio e la necessità del celibato per gli ecclesiastici. Aveva inoltre criticato pesantemente gli ordini religiosi e il culto dei santi, sminuito il sacramento della confessione, nonché addirittura quello del battesimo, reso superfluo dalla predestinazione. Il 28 gennaio, quindi, Mantovano confessava al vicario del vescovo e ai frati domenicani Stefano da Bologna e Agostino da Valeggio tutti gli errori in cui era incorso, confermando tutte le accuse rivoltegli, e indicando come fonti delle sue posizioni eterodosse da un lato l'ispirazione divina dall'altro un gruppo ereticale di Serravalle, citando in particolare Alessandro Citolini ma anche Marcantonio Flaminio. Disse inoltre di aver parlato delle sue opinioni solo con i familiari del vescovo Giberti oltre che con due interlocutori inviatigli dal Giberti stesso, Girolamo Fracastoro e fra Ippolito di S. Anastasia. Pentitosi durante la breve prigionia ed avendo riconosciuto i suoi errori, Mantovano, con la motivazione che sarebbe incorso in tali errori a causa di umori malinconici, per volontà del Giberti fu liberato il 25 febbraio 1539 e dato in custodia a un suo cognato.

Bibliografia

  • Adriano Prosperi, Un processo per eresia a Verona verso la metà del Cinquecento, in "Quaderni Storici", a. V, n° 15, f. 3, 1970, pp. 773-94.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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