Peloso, Lucrezia

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo [ISBN 978-88-942416-0-0]

Lucrezia Peloso è stata una donna perseguitata dall'Inquisizione per stregoneria a Pisa nel 1582.

Praticava il rito dell'"anguillara", un rito diffuso a Firenze e in Toscana, abbastanza ingenuo e di per sé non legato alla stregoneria diabolica, che consisteva nel leggere il futuro nell'acqua contenuta in una caraffa (l'acqua della caraffa doveva esser stata raccolta da una ragazza vergine nella notte di S. Giovanni Battista, il rito doveva farsi in presenza di una donna vergine o incinta inginocchiata davanti a una candela accesa ed era accompagnato da invocazioni e preghiere). Fu inquisita dal vicario inquisitoriale di Pisa, Felice Pranzini, a partire dal maggio 1582. Reagì con determinazione alle accuse dell'inquisitore, minacciandolo anche: "Voi, frate Felice, volete dirizzare il becco alle civette, state fresco, io non mi maraveglio che i vostri fratj non vi vogliano bene, anzi dicono male di voi, che fareste meglio a starvene come prima, quando non havevi questo officio". Queste ed altre affermazioni, pronunciate da Lucrezia nel corso dell'interrogatorio del 17 maggio 1582, riflettevano le tensioni che l'attività inquisitoriale stava sollevando nella città di Pisa (Pranzini era già stato aggredito, insieme all'Inquisitore Francesco Pratelli nell'estate 1581). Interrogata in seguito anche dall'Inquisitore Francesco Pratelli, Lucrezia se la cavò, impegnandosi a non praticare più il rito della caraffa e le fu ingiunto di non allontanarsi da Pisa. Nel dicembre 1582 fu quindi arrestata mentre preparava una fuga alla volta di Lucca. Messa alle strette, confessò di aver praticato la magia diabolica, così come volevano gli inquisitori, nell'atteggiamento dei quali è riconoscibile una maggiore attenzione e preoccupazione verso il problema della stregoneria diabolica, tendenza che stava iniziando a condizionare l'attività di molti tribunali della fede in quel periodo.
Fu condannata all'abiura e a varie penitenze.

Bibliografia

  • Giovanni Romeo, Inquisitori, esorcisti e streghe nell’Italia della Controriforma, Sansoni, Firenze 1990 (in part. pp. 169-175)

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]