Licet ab initio (1542)

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo [ISBN 978-88-942416-0-0]

La Licet ab initio è la costituzione promulgata da papa Paolo III nel 1542 che istituì la "Sacra Congregazione della romana e universale inquisizione" detta altresì Congregazione del Sant'Uffizio, sancendo quindi la nascita della "nuova" Inquisizione romana.

L'emanazione

Il 21 luglio 1542 Paolo III Farnese emanò la costituzione Licet ab initio. Con la promulgazione del documento, il pontefice cedette alle pressioni di una parte della Curia romana, che seguiva con preoccupazione il diffondersi delle dottrine eterodosse nella Penisola italiana. Il provvedimento istituì allora una commissione di sei cardinali, denominati "Commissarios, et Inquisitores Generales".
La nuova struttura era composta da Giampietro Carafa (poi Paolo IV), Juan Álvarez de Toledo, Pietro Paolo Parisio, Bartolomeo Guidiccioni, Dionisio Laurerio e Tommaso Badia.

Gli antecedenti

L’emanazione del documento papale giunse a circa un anno dalla dieta di Ratisbona (Regensburg), in cui i tentativi di riconciliazione teologica fra cattolici e riformati, patrocinati dal cardinale Gasparo Contarini, si rivelarono fallimentari. La costituzione, inoltre, fu accompagnata da due iniziative del pontefice che, in qualche modo, portarono alla creazione del Sant’Uffizio romano. Il 14 luglio 1541, preoccupato dall’inaffidabilità delle preesistenti strutture inquisitoriali operanti nella Penisola, Paolo III aveva affidato ai cardinali Giampietro Carafa e Girolamo Aleandro «la cura universale della Inquisitione». Poco tempo dopo, allarmato dalla diffusione delle dottrine protestanti fra il clero regolare e dalla troppa libertà di predicazione, il pontefice, con il motu proprio In apostolici culminis (14 gennaio 1542), avrebbe abolito tutti i privilegi e le esenzioni dei quali godevano gli Ordini religiosi nei confronti della giurisdizione inquisitoriale.

La Licet ab initio nella dialettica tra intransigenti e spirituali

Queste decisioni furono prese nel momento in cui, a Roma, si facevano sempre più preoccupanti le voci riguardanti la diffusione dell’eresia a Modena, Lucca e Napoli. L’emanazione della Licet ab initio rappresentò, inoltre, il fallimento di quegli elementi moderati (gli ‘spirituali’), presenti nel Sacro Collegio cardinalizio, che avevano auspicavano il ritorno all’unità dei cristiani con metodi persuasivi e dialettici. Si affermò di conseguenza un modello intransigente, il cui maggiore esponente è da individuare nella figura del cardinale Carafa, convinto fautore di una lotta senza quartiere contro ogni forma di eresia e ispiratore della costituzione pontificia.

La definizione dei poteri della "nuova" Inquisizione

Il documento, suddiviso in tredici brevi paragrafi, istituì dunque una commissione cardinalizia a cui fu affidato il compito di combattere l’eresia, riorganizzando i tribunali periferici dell’Inquisizione e coordinandone l’attività. La nuova struttura inquisitoriale doveva operare sotto il diretto controllo della Santa Sede. Vennero anche definite le materie di competenza e la giurisdizione territoriale del nuovo organismo: i cardinali potevano procedere contro ogni sorta di eretici o sospetti di eresia, nonché contro i loro seguaci, fautori o difensori; e fu loro concessa la facoltà di pronunciare la sentenza finale, anche nei casi in cui questa comportasse la condanna capitale. La commissione fu inoltre autorizzata ad invocare l’ausilio del braccio secolare ogni qualvolta si presentasse la necessità. I cardinali, nella loro attività di giudici, potevano avvalersi della collaborazione di un procuratore fiscale, di notai pubblici e di altri officiales, reperibili sia fra il clero secolare che fra i religiosi di qualunque Ordine; ed erano autorizzati, se necessario, a degradare o a dimettere qualsiasi chierico, sia regolare che secolare. Il documento concesse alla commissione il diritto di nominare inquisitori ovunque fosse opportuno. Infine conferì ai cardinali la giurisdizione d’appello sulle sentenze pronunciate dai tribunali periferici. La commissione dunque risultò competente a giudicare tutti i delitti contro la fede nel mondo cattolico: essa veniva istituita come un organo burocratico, un tribunale centrale e sovrastatale, in grado di colpire ai massimi livelli la gerarchia politica ed ecclesiastica italiana compromessa con l’eresia.

Testo on line

  • Testo della "Licet ab initio" (in Bullarum diplomatum et privilegiorum santorum romanorum pontificum taurinensis editio locupletior facta collectione novissima plurium brevium, epistolarum, decretorum actorumque S. Sedis a S. Leone Magnus usque ad praesens, t. VI, Augustae Taurinorum 1860, pp. 344-346)

Bibliografia

  • Agostino Borromeo (a cura di), L'inquisizione: atti del Simposio internazionale : Città del Vaticano, 29-31 ottobre 1998, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 2003
  • Andrea Del Col, L’Inquisizione in Italia. Dal XII al XXI secolo, Mondadori, Milano 2006
  • Adriano Prosperi, Tribunali della coscienza. Inquisitori, confessori, missionari, Einaudi, Torino 1996
  • Giovanni Romeo, L’Inquisizione nell’Italia moderna, Laterza, Roma-Bari 2002
  • John A. Tedeschi, Il giudice e l’eretico. Studi sull’Inquisizione romana, Vita e Pensiero, Milano 1997

Voci correlate

Nota bene

Questa voce è la rielaborazione, con alcune modifiche e aggiunte, di un testo originalmente pubblicato in Dizionario storico dell'Inquisizione, diretto da Adriano Prosperi in collaborazione con Vincenzo Lavenia e John Tedeschi, Edizioni della Normale, Pisa 2010, vol. 2, p. 906.

Article written by Gian Luca D'Errico | Ereticopedia.org © 2013

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]