Lettere di Bartolomeo Calco, segretario del duca di Milano, sul caso di Antonia de Eugebio (1490)

Voce principale di riferimento: Antonia de Eugebio

Sono pubblicate di seguito due lettere che Bartolomeo Calco, segretario del duca di Milano Gian Galeazzo Maria Sforza, inviò nel 1490 al podestà di Milano a proposito del caso di Antonia de Eugebio, donna accusata di stregoneria.
L'edizione delle lettere, conservate presso l'Archivio di Stato di Milano (= ASMi), è a cura di Ezio Barbieri e Maria Carla Maggi.

ASMi, Registri delle missive, busta 181, c. 92v

1490 settembre 12, Pavia.
potestati Mediolani

Ut iusticie locus sit vobis comittimus ut exequamini sententiam per inquisitorem Sancti Eustorgii latam contra Antoniam de Eugebio <così> maleficam et iusticiam faciatis.
Papie, XII septembris 1490.
per Io<annem> Pe<trum> Rodobium
B<artholomeus> C<alchus>

ASMi, Registri delle missive, busta 181, cc. 119r-120r

1490 settembre 28, Magenta.
potestati Mediolani

Questi dì passati per lo inquisitore de Sancto Eustorgio de questa nostra cità ve fu consignata una Antonia per malefica et heretica, et como se dice stria, acioché li facesti ministrare iusticia, et non parendone de venire || <c. 119v> ad tale executione senza nostra licentia ve scripsemo che dovesti exequire la sententia d’epso inquisitore et ministrare rasone ad epsa malefica. Et havendo voi fatto sonare fin’al secondo segno de questa iusticia, pare che voi soprasedesti de procedere più ultra per la controversia che nascete tra epso inquisitore et la corte vostra per non havervi epso inquisitore facto constare d’essa sententia. Perilché per intendere como era passata la cosa havemo voluto odire epso inquisitore et voi, como sapete, et havemo cognosciuto dicto inquisitore havere facto suo debito et voi anchora esservi moso per bona rasone <segue asta discendente, forse di p, depennata> et respecti ad sopresedere da tale executione. Et perché nel parlare de l’uno et l’altro se è dicto qualche cosa delle parole usate per dicta femina per le quale monstra essere malcontenta del suo errore et volerse redure ad penitentia, noi quali in quello possiamo imitamo con ogni studio li divini documenti, maxime quelli che pertengano alla mansuetudine et clementia, per la qual virtute || <c. 120r> specialmente li principi del mondo se approximano a Dio, habiamo deliberato de uxare misiricordia verso dicta pecatrice quando se voglia redure alla bona via, et però <segue de novo depennato> ve dicemo et commettiamo che dicendo lei essere malcontenta del suo pecato et volere fare penitentia del suo errore et portare quello segno parirà al dicto inquisitore per dimonstratione de penitentia, debiate per qualche documento <-o è coperta da macchia> et exemplo de iusticia farla solo sonare publicamente et poi lassarla andare per li facti soi.
Mazente, 28 septembris 1490.
per ***
B<artholomeus> C<alcus>

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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