Lettere di Bartolomeo Calco, segretario del duca di Milano, sul caso di Bartolomea e Lucia di Rocca d'Arazzo (1489)

Voce principale di riferimento: Processo alle streghe Bartolomea e Lucia di Rocca d'Arazzo (1489)

Sono pubblicate di seguito le lettere di Bartolomeo Calco, segretario del duca di Milano Gian Galeazzo Maria Sforza, relative alla vicenda di Bartolomea e Lucia, donne di Rocca d'Arazzo accusate di stregoneria nel 1489, dirette a Nicolò Viola, podestà di Rocca d'Arazzo, ai cittadini e al castellano della stessa e all'inquisitore Lorenzo Butini. L'edizione delle lettere, conservate presso l'Archivio di Stato di Milano (= ASMi), è a cura di Ezio Barbieri e Maria Carla Maggi.

ASMi, Registri delle missive, busta 174, c. 194v

1489 aprile 13, Vigevano.
.. potestati, communi et hominibus Roche Aratii

Havemo inteso per lettere de ti podestà el grande numero de putini sono trovati per el passato et al presente guasti de quelle maledicte et diabolice <-b- è corr. da c> et el gande desyderio che hanno molti che ne sia facta punitione: el qual desyderio parendone honesto, siamo contenti che ve studiati fare venire lì uno inquisitore che sia religioso dabene et probato et habia l’auctorità conveniente da soi superiori el quale habia ad procedere contra simile diabolice persone et punirle secondo el debito della iusticia, al qual inquisitore darete omne expediente aiuto et favore exhortandolo ad deportarse con tale rectitudine et sinceritate che habia ad reportarne commendatione.
Viglevani, 13 aprilis 1489.
per Iul<ium> Cat<aneum>
B<artholomeus> C<alchus>

ASMi, Registri delle missive, busta 174, cc. 199v-200r

1489 aprile 27, Vigevano.
Potestati Roche Aratii

Habiamo veduto quanto per la tua lettera de 19 del presente novamente recevuta replichi circa quelle femine che sono extimate strie et masche: tu devi essere certissimo et cusì qualuncha altra persona nostra mente essere che contra epse femine quando se trovano prima in manchamento alcuno sia facta rasone, perché existimamo questo pertinere al’officio de qualuncha chatholico principe, ma ad ponerli <-n- è forse corr. da a> le mane adosso avante se intenda || <c. 200r> bene se hanno errato non pare se possa fare con alcuna iustificatione et per questo, aciò ch’el tutto habia procedere iustificatamente et in modo che niuno possa dolere d’essergli facta iniuria, siamo devenuti in questa deliberatione che tu faci con l’inquisitore ch’el manda lì suo nuncio idoneo et accorto a pigliare secretamente quelle informatione parirano expediente se dicte femine hanno commesso manchamento alcuno o non. Et trovando che sì, li facia poi mettere le mane adosso et <segue li cassato mediante macchia> punischa secundo li demeriti soi et cusì in quello caso per le alligate due lettere, l’una patente ad caduno officiale, l’altra serrata al castellano nostro lì, commandamo che d’epse femine ne faciano quanto per l’inquisitore seu suo nuncio accaderà essergli ordinato.
A quella comunità per un’altra lettera che serà parimente qui alligata scrivemo che venendo lì <lì è nel sopralineo, con segno d’inserzione> l’inquisitore el nuncio suo gli debia fare provedere delle spese <s- è corr. da c> cibarie pe quello tempo gli haverà dimorarse, siché tu mo’ secundo el bisogno haverai valerti de dicte lettere.
Viglevani, 27 aprilis 1489.
per Carolum B<ar>b<avariam>
B<artholomeus> C<alchus>

ASMi, Registri delle missive, busta 174, c. 200v

1489 aprile 27, Vigevano.
communi et hominibus Roche Aratii

Accadendo che uno inquisitore contra l’heretici venesse o mandasse lì qualche suo nuncio ad exequire alcune cose concernente el publico bene della terra delle quale habiamo opportunamente facto scrivere al vostro podestà, volemo che, per quello pocho tempo haverà demorarsi lì, faciati provedergli de logiamento et delle spese cibarie non gli manchando in modo alcuno per recerchare cusì l’honestà della cosa.

Viglevani, 27 aprilis 1489.
per Carolum B<ar>b<avariam>
B<artholomeus> C<alchus>

ASMi, Registri delle missive, busta 174, cc. 200v-201r

1489 aprile 27, Vigevano.
castellano Arcis Aratii

S’el accadesse che uno inquisitore contra li heretici quale ha venire lì o mandare qualche suo nuncio volesse mettere in quella nostra rocha qualche femine che fossero existimate strie et havere commesso altro manchamento contra la fede christiana, volemo che liberamente le admetti dentro et ne faci quanto per luy te serà poi ordinato così in relaxarle come alamene, non obstante alcuno nostro ordine || <c. 201r> in contrario, al quale in questo tantum derogamo.

Viglevani, 27 aprilis 1489.
per Carolum B<ar>b<avariam>
B<artholomeus> C<alchus>

ASMi, Registri delle missive, busta 176, c. 44r

<1489 giugno 16 o 17, Pavia>1.
potestati nostro arcis Aratie

El nostro castellano lì se aggrava de retenere in quella nostra forteza quelle strighe che ad instantia de quelli nostri homini gli sono state consignate, maxime non gli essendo proveduto delle spese. Però parendoci honesto che gli sia proveduto per dicti homini delle spese et che gli debia bastare el servitio de tenerle, volemo che tu astrenghi dicti homini ad fare opportuna <…>

ASMi, Registri delle missive, busta 174, c. 226r

1489 giugno 17, Pavia.
potestati Roche Aratii

El nostro castellano lì se grava de tenere in quella nostra forteza quelle striglie <così, qui e avanti> che ad instantia de quelli homini nostri gli sono state consignate, maxime non gli essendo proveduto delle spese. Però parendoci honesto che gli sia proveduto per dicti homini d’epse spese et che gli debia bastare <b- è corr. da p> el servitio de tenerle, volemo che tu astrenghi dicti homini ad fare opportuna provisione per le spese d’epse striglie, cusì del passato como per l’avenire, tanto che epso nostro castellano le tenerà.

Papie, ut supra <XVII iunii 1489>.
per <Nicolaum> Gambarel(um)
B<artholomeus> C<alchus>

ASMi, Registri delle missive, busta 174, c. 232r-232v

1489 giugno 30, Pavia.
potestati Roche Aratii

El venerabile frate Laurentio Butino da Alexandria Ordinis Predicatorum inquisitore ne ha scripto come l’ha condemnata per heretica et stria Bartholomea mogliere de Marcheto Gargano de quella nostra terra remettendola al brazo seculare et per consequens ad te che la debii punire secundo la forma della rasone. Ma pare, come anchora tu ce scrivi, che grava ad quella comunità la spesa che va ad iusticiarla. Et però essendo nostra intentione || <c. 232v> che simile persone sceleste e execabile siano punite et ultra che tale punitione cedano ad honore de Dio et della sancta fede catolica redunda anchora ad beneficio et laude delli lochi ove se fà la iusticia, te commettiamo et volemo che havendo dicta Bartholomea beni alcuni dotali vel aliter debii farne fare la spesa che andarà ad iusticiarla et cusì fare satisfare le spese del’inquisitore et del castellano che l’<h>a tenuta presso de sé. Et quando non havesse alcuni o tanti beni che satisfacessero, privederai che quella comunità et homini nostri contribuischano et pagano le dicte spese et procederai alla punitione d’epsa heretica et stria secundo vole <l-è corr. da r> rasone.
Et perch’el dicto inquisitore se lamentache sono alcuni lì che disturbano l’officio suo, volemo che gli presti omne favore expediente, aciò possa <-a è corr. da o> exercitare l’officio suo.

Papie, ultimo iunii 1489.
per <Nicolaum> Gambarel(um)
B<artholomeus> C<alchus>

ASMi, Registri delle missive, busta 174, c. 233r

1489 giugno 30, Pavia.
fratri Laurentio Butini <così> de Alexandria Ordinis Predicatorum inquisitori

Accepimus litteras vestras diei 24 hius mensis unacum exemplo sententie quam protulistis contra Bartholmeam uxorem Marcheti Gargani loci nostri Roche Aratii incole compertam hereticam et strigilem remittendo illam brachio seculari puniendam secundum forma<m> iuris et intellectis iis que nobis significatis de impedimentis que vobis fieri videntur ab nonnullis hominibus eiusdem loci nostri in exercendo officio vestro dedimus litteras opportunas ad pretorem illic nostrum ut tam circa punitionem ipsius Baholomee damnate faciendam quam circa impedendos favores vobis necessarios pro exercendo officio vestro agat et provideat prout expediens fuerit quia mens nostra est ut suntes <così> puniantur et vos officium vestrum libere exercere valeatis.

Papie, ultimo iunii 1489.
per <Nicolaum> Gambarel(um)
B<artholomeus> C<alchus>

ASMi, Registri delle missive, busta 174, c. 233r-233v

1489 giugno 30, Pavia.
eidem fratri Laurentio

Exhibitam nobis supplicationem domine Nicolosine Caquerane per quam uti cognoscetis non mediocriter conqueritur vos in vincula coniecisse quandam Luciam eius antiquam famulam et filiorum suorum nutricem || <c. 233v> ablatis non modo ipsius Lucie sed etiam exponentis eiusdem bonis que illa conservabat in loco nostro Roche Aratii, nullis precedentibus indiciis sed ad simplicem instigationem emulorum suorum qui videntur illam criminis heresis accusate <così> ad vos hic inclusam mittimus: et quia non sunt mala ulla admitenda aliquorum malivolentiam sub specie boni operis, vos adhortamur ut hac in re bono moderamine et servatis servandis procedere velitis ita ut merito reprehendi nec aliquo <segue asta ascendente di lettera principiata, erasa> onere affici possitis in primisque provideatis restitutioni bonorum tam ipsius domine Nicolosine quam eiusdem etiam Lucie retente <r- è corr. su altra lettera> indebite ablatorum, et sic demum agatis ut domina Nicolosina merito conqueri non possit.

Papie, ultimo iunii 1489.
per <Nicolaum> Gambarel(um)
B<artholomeus> C<alchus>

ASMi, Registri delle missive, busta 174, cc. 247v-248r

1489 settembre 4, Pavia.
castellano arcis nostre Aratii

Madona Nicolosina Caqerana ne ha significato gravandosi che essendo stata destenuta dal’inquisitore una sua bayla et servitrice antiqua senza legitimi indicii || <c. 248r> ad suggestione de alcuni soi emuli, la quale non dubita andarà absolta per essere stata imputata indebitamente, gli è domandato per li toi fioli ad rasone de soldi dece per le spese per lo tempo che l’haverai retenuta in quella nostra forteza; et perché quando dicta donna venga ad essere liberata è de havergli consideratione, ne pare che debbi restare contento de soldi sey al dì, atteso che lì è bono mercato de victualia.

Papie, die IIII° sepembris 1489.
per <Nicolaum> Gambarel(um)
B<artholomeus> C<alchus>

ASMi, Registri delle missive, busta 174, c. 275r-275v

1489 settembre 4, Pavia.
potestati Roche Aratii

Havemo inteso quanto per le tue del’ultimo del passato ci replichi circa li portamenti delo inquisitore verso quella Lucia bayla de madona Nicolosina Caquerana detenuta per imputatione de heresia et de essere stria quale ha absolta taliter qualiter dandoli el bando, et quello ne recerchi delli beni che epso inquisitore haveva facto tore et sequestrare ad dicta Lucia quali tu inferissi doversi per virtù del bando applicare alla camera nostra; s’el inquisitore si è lassato corrumpere et non ha facto el debito suo in ministrar<e> iusticia, ha facto male, ma non apertene <così> ad noi ad corregerlo. Della roba, non essendo lei stata condemnata ne pare et cusì te comettiamo glila farai relaxare et restituire, satisfacto prima el depositario <-a- è corr. su altra lettera> delle spese havesse facto legitime per casone de epsa Lucia. Et benché madona Nicolosina dice questa roba essere per magior parte sua che haveva dicta sua bayla in governo, provederai || <c. 275v> che quella specta ad lei similiter gli sii restituita liberamente. Et per rispecto alla satisfactione delle libre XX che ti pretendi dovere havere da epsa madona Nicolosina, ci sporzerai la domanda tua che gli faremo quella provisione ce parirà volere la rasone.
Papie, die IIII° sepembris 1489.
per <Nicolaum> Gambarel(um)
B<artholomeus> C<alchus>

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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