Letteratura e dissenso
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Dal Rinascimento alla Controriforma

A cura di Antonello Fabio Caterino

La storia della letteratura italiana moderna – tendenzialmente fino alla grande polemica romantica – viaggia sui binari del canone classicista. Il principio d’imitazione formale – come è noto – è alla base del concetto di rinascimento, i cui protagonisti non solo bramano di apprendere il più direttamente possibile la lezione della classicità, ma imparano effettivamente dai classici ad essere classici a loro volta. Questa dinamica, comunemente nota come ‘classicismo’, permea ogni forma espressiva dell’Europa della prima modernità, e getta le basi di un canone (e come lusus, e come gravitas) e che a sua volta sostiene una ben precisa idea di bellezza. Sia che il letterato moderno imitasse i classici grecoromani, il Petrarca, o più spiritualmente attingesse a piene mani dalle Scritture e dai Padri, il costante dialogo col modello rendeva la sua opera ipso facto classicista. Erano classicisti gli stessi “anticlassicisti”, che, nel tentativo di schivare auctoritates avvertite come asfissianti, ne sceglievano inevitabilmente altre come ispiratrici dei loro lavori. La novità, del resto, altro non era che l’oraziana callida iunctura. In questa sede si vorrebbe dunque andare oltre le false dicotomie che flagellano ancora oggi l’idea di letteratura italiana.
La dissidenza letteraria moderna va dunque intesa non come un’uscita dal canone, ma piuttosto come un decentramento rispetto all’insieme di definizione canonico. Applicando un modello matematico-analitico, per studiare una funzione è necessario determinarne il dominio, ossia il campo in cui ha senso studiare la funziona stessa. Il dominio della letteratura italiana moderna è certamente il classicismo. La dissidenza è, in fondo, parte di esso: è un quid che sembra essere estraneo, ma che in fondo ricade sempre entro i confini del classicismo. Il letterato “dissidente” in età moderna forse si opporrà alla pedanteria, e opponendosi rischierà di ricadere in una pedanteria uguale e contraria, ma di certo continuerà a seguire la lezione di quelle che andrà a considerare come autorità (anche se non si tratterà di una scelta “di moda”). In questo senso, dunque, non si può uscire dal classicismo; si può però studiare cosa accade ai margini dello stesso, al fine di comprendere meglio la sua elasticità strutturale.
Quando quest’elasticità verrà meno, non solo il sistema classicista, ma l’intera civiltà costruita intorno ad esso – l’antico regime – subirà un fatale collasso.
Anche per la categoria della dissidenza è d’uopo che l’italianistica instauri dialoghi costruttivi con le varie discipline storiche. Spesso – e ciò è maggiormente visibile in sede polemica – dietro scelte retoriche e poetiche in genere si celano ragioni personali, politiche o addirittura ideologiche. È dunque fondamentale provare a recuperare una corretta prospettiva diacronica dell’età moderna da ogni punto di vista, prima di concentrarsi sulla sola espressione letteraria. Nulla storicamente è considerabile un compartimento stagno, del resto.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]