Castelvetro, Lelio

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-88-942416-0-0 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

Lelio Castelvetro (Modena, 1553 - Mantova, dicembre 1609), figlio del banchiere Niccolò Castelvetro e nipote di Ludovico Castelvetro, nel 1564, ancora bambino, raggiunse insieme al fratello maggiore Giacomo Castelvetro il celebre zio a Ginevra, rimanendo al suo fianco fino al 1570.
Nel 1571 era soldato a Candia (Creta) e partecipò alla battaglia di Lepanto.
Nel marzo 1604 fu arrestato a Mantova, per conto del Sant'Uffizio. Abiurò e fu condannato al carcere perpetuo. Nel 1609, finita ormai di scontare la pena (il carcere perpetuo era stato commutato nella residenza forzata a Mantova), fu di nuovo denunciato al Sant'Uffizio e stavolta si rifiutò di pentirsi, esaltando gli anni ginevrini dell'adolescenza e le figure di Calvino e di Théodore de Bèze. Fu condannato a morte e bruciato come relapso nel dicembre 1609.

Bibliografia

  • Albano Biondi, Castelvetro, Lelio, in DBI, vol. 22 (1979).
  • Salvatore Caponetto, La Riforma protestante nell'Italia del Cinquecento, Claudiana, Torino 19972, p. 448.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]

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