Frattina, Isabella della

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo [ISBN 978-88-942416-0-0]

Isabella della Frattina (Padova, 1542 - Portogruaro, 1601) è stata una nobildonna accusata di eresia.

Biografia

Figlia di Giovan Gioachino da Passano e di Caterina Sauli, nacque a Padova, dove i genitori, nobili genevosi, si erano stabiliti. Il padre fu filantropo e sensibile alle nuove idee religiose. La madre Caterina Sauli, dal canto suo, era di simpatie filoriformate: Isabella, che ebbe come precettore Alessandro Citolini, in seguito emigrato in Inghilterra religionis causa, mostrò una precoce intelligenza, che fu oggetto di elogio da parte di Ortensio Lando. Nel 1555 sposò Marco della Frattina (nobile friulano anch'egli colluso con ambienti eterodossi), trasferendosi nel palazzo del marito a Portogruaro. Le dichiarazioni rese dalla madre all'Inquisizione di Mantova nel 1567 e l'arresto nel 1568 di Giacomo Brocardo, precettore dei figli di Isabella (in seguito fatto fuggire proprio da Marco della Frattina), provocarono un processo per eresia contro la stessa Isabella, la quale, a sua volta arrestata, fu interrogata per cinque volte tra l’8 giugno 1568 e il 2 aprile 1569. Difesa da Cornelio Frangipane di Castello, nobile friulano sodale del marito e avvocato di fama, fu scarcerata nel 1570 (nonostante l'opinione sfavorevole del nunzio Giovanni Antonio Facchinetti). Dopodiché seppe tenersi lontana dalle dispute religiose e dai sospetti d'eresia. Nel 1595 il marito e i due figli vennero banditi dal territorio veneziano. Passati al servizio degli Asburgo, essi morirono in quello stesso anno nella guerra d'Ungheria. Isabella morì a sua volta a Portogruaro nel 1601.

Bibliografia

  • Federica Ambrosini, Frattina, Isabella della, in DSI, vol. 2, pp. 626-27
  • Federica Ambrosini, L' eresia di Isabella. Vita di Isabella da Passano, signora della Frattina (1542-1601), Franco Angeli, Milano 2005

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]